Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Redazione P&D - 26/08/2019

L’anno dei roghi - M.R.P.

La terra brucia, il rogo più terribile pare sia in Amazzonia, ma prima c’è stato il rogo dei boschi della Siberia. Il fuoco purifica, il fuoco distrugge.
Incendi per lo più dolosi. Non ho molte parole, non vorrei indulgere all’odio, ma certo io credo che i veri terroristi siano quelli che appiccano gli incendi distruggendo molta vita vegetale e animale e i politici, l’economia che chiede tutto questo dolore, in definitiva siamo noi, tutti noi che appicchiamo questi incendi col nostro sistema dissennato di “progresso” basato sul capitalismo e il consumo a tutti i costi.
Eppure gli alberi e gli animali che vivono nelle foreste sono vita importante tanto quanto quella di ciascun essere umano. Se devo dirla tutta un albero produce ossigeno, tutti gli alberi producono ossigeno, la maggior parte degli esseri umani che fa per la terra? Con questa domanda tendenziosa e forse troppo severa vi lascio. E con una poesia su noi e gli alberi:

Correre

Corro nel mio giardino,
ma mio è parola senza
senso. Corro per far sentire agli alberi
il mio passo, per fare conoscenza,
il nostro spazio nemmeno poi nostro,
lo spazio recintato per i gatti,
lo spazio abitato prima di me
dagli aceri, dai faggi
e dagli abeti per non dire degli altri
su cui posano i canti degli uccelli.
Corro... corro nel prato all’imbrunire
quando il verde si scura
e gli alberi conoscono il mio passo.
E mio è parola senza senso. Corro,
il respiro delle foglie dei fiori
dell’orto corro e il mio respiro è nostro
e mio è parola che - non - ha – più – senso.