Diritto commerciale - Impresa, società, fallimento -  Redazione P&D - 08/11/2018

L’azione sociale di responsabilità verso amministratori di s.p.a.: natura, limiti e “business judgement rule”– Corte App. Lecce, 11.4.2018 - G.T.

La Corte di Appello, decidendo su un caso in tema di azione sociale di responsabilità promossa dal curatore fallimentare verso gli amministratori della società precedentemente in bonis, conferma il consolidato orientamento per il quale tale azione “ha, pacificamente, natura "contrattuale", in ragione del "vincolo" che lega amministratori e sindaci di società, nell'esercizio delle attribuzioni inerenti all'ufficio accettato e ricoperto, all'osservanza dei doveri imposti dalla legge e dall'atto costitutivo o di specifici obblighi di natura pattizia”
In particolare, la Corte rileva che “la responsabilità degli amministratori verso la società, prevista e disciplinata dagli artt. 2392 e 2393 cod. civ., trova la sua fonte nell'inadempimento dei doveri imposti ai predetti dalla legge o dall'atto costitutivo, ovvero nell'inadempimento dell'obbligo generale di vigilanza o dell'altrettanto generale obbligo di intervento preventivo e successivo, sicché il relativo thema probandum si articola nell'accertamento dei tre elementi dell'inadempimento di uno o più degli obblighi suindicati, del danno subito dalla società, del nesso causale; quanto al "danno risarcibile", si tratta di quello causalmente riconducibile, in via immediata e diretta, alla condotta (dolosa o colposa) dell'agente, sotto il duplice profilo del danno emergente e del lucro cessante (commisurato, cioè, in concreto, al pregiudizio che la società non avrebbe subito se un determinato comportamento illegittimo, commissivo od omissivo, non fosse stato posto in essere dall'amministratore: Cass. n. 10488/1998)”. In conseguenza di tale impostazione, spetta alla società attrice l'onere di dare la prova del fatto materiale costitutivo dell'inadempimento.
E’ peraltro noto che, con specifico riferimento ai doveri che in via generale attengono alla gestione dell'impresa, l'amministratore ha un ampio potere di scelta sia per quanto riguarda le operazioni da intraprendere, sia per quanto attiene alle modalità d'intervento. Va però evidenziato – rileva la Corte - che, con riferimento alle sue scelte gestionali, “la conclusione dannosa di operazioni di gestione amministrativa non può di per sé imputarsi all'amministratore se la scelta di effettuarle non sia reprensibile sotto il profilo della diligenza, poiché l'amministratore, appunto, non risponde della bontà delle scelte gestionali, ma solo della modalità della loro conduzione, secondo la regola della "Business Judgement Rule", che implica l'insindacabilità in sede giurisdizionale delle scelte di gestione compiute dagli amministratori, quando le stesse non si siano tradotte in operazioni totalmente irragionevoli, e tali da far presumere la violazione degli obblighi inerenti all'ufficio da essi ricoperto”.
In forza della citata business judgement rule, all'amministratore di una società non può essere imputato a titolo di responsabilità ex art. 2392 c.c. di aver compiuto scelte inopportune dal punto di vista economico, atteso che una tale valutazione attiene alla discrezionalità imprenditoriale e può pertanto eventualmente rilevare come giusta causa di revoca dell'amministratore, non come fonte di responsabilità contrattuale nei confronti della società.
In giurisprudenza, si veda, tra le numerose pronunce in argomento, Trib. Milano, 17.6.2011, per il quale “Le scelte gestionali connotate da discrezionalità soggiacciono alla c.d. "business judgment rule", secondo la quale è preclusa al giudice la valutazione del merito di quelle scelte ove queste siano state effettuate con la dovuta diligenza nell'apprezzamento dei loro presupposti, delle regole di scienza ed esperienza applicate e dei loro possibili risultati, essendo consentito al giudice soltanto di sanzionare le scelte negligenti, o addirittura insensate, macroscopicamente ed evidentemente dannose “ex ante”.
Il limite alla insindacabilità dell’operato degli amministratori viene comunque individuato dal S.C. nella ragionevolezza dell’operazione – o delle operazioni – oggetto di asserito pregiudizio nei confronti della società, nel senso che “la regola dell'insindacabilità nel merito delle scelte gestionali da essi operate (cosiddetta "business judgment rule") trova un limite nel corollario della necessaria ragionevolezza delle stesse nonché nella valutazione della diligenza mostrata nell'apprezzare preventivamente i margini di rischio connessi all'operazione contestata” (Cass. 22.6.2017, n. 15470)