Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Alceste Santuari - 01/02/2018

L’Impresa sociale nella riforma del Terzo settore: qualche riflessione di prospettiva

L’impresa sociale è una nozione giuridica, non è una nuova forma giuridica. Si colga l’importanza di questa distinzione, poiché nella nozione generale trovano collocazione, compatibilmente con le rispettive tradizioni e strutture diverse organizzazioni di diritto privato (società ivi comprese quelle di persone, fondazioni, associazioni e cooperative sociali).

L’impresa sociale si presenta quale strumento giuridico-organizzativo idoneo a contribuire allo sviluppo di un’azione sociale, che sappia coniugare un’adeguata vocazione imprenditoriale e la promozione di valori socialmente riconosciuti.

La “nozione” di impresa sociale – come sopra richiamato – implica alcune applicazioni operative che da essa possono derivare per la realizzazione di finalità di interesse generale, che potrebbero interessare anche talune realtà regionali in predicato di trasformazione (si pensi per tutte alle ex IPAB).

Al fine di poter essere qualificate alla stregua di imprese sociali, le associazioni, le fondazioni, le cooperative sociali e tutte le altre società di cui al Libro V del codice civile, devono esercitare in via stabile e principale un’attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale.

Il d. lgs. n. 112/2017 “riserva” 22 aree di intervento alle imprese sociali, che testimoniano la volontà del legislatore di coinvolgere e sviluppare l’azione delle stesse in ambiti ritenuti importanti sia per la coesione sociale sia per la creazione di nuova occupazione, in linea con le raccomandazione dell’Unione europea.

Non possono essere imprese sociali le amministrazioni pubbliche e tutte le organizzazioni nelle quali l’erogazione di beni e servizi è limitata per statuti ai soli soci. Gli enti ecclesiastici possono assumere la qualifica di impresa sociale limitatamente a un ramo di attività, purché adottino un apposito regolamento.

L’impresa sociale è dunque quella formula organizzativa in grado di coniugare l’attività di impresa con il perseguimento di finalità di interesse sociale e generale. Dall’attività imprenditoriale, segnatamente da quella principale, caratterizzata alla stregua di tutte le organizzazioni non profit, dall’assenza di uno scopo lucrativo, l’impresa sociale deve ottenere la maggior parte dei propri ricavi.

Il d. lgs. n. 112/2017, a differenza del precedente d. lgs. n. 155/2006, ora abrogato, introduce alcune agevolazioni fiscali per favorire lo sviluppo delle imprese sociali. Tra queste, si ricordano la totale detassazione degli utili conseguiti e reinvestiti nell’impresa sociale, la detrazione, pari al 30%, sull’imposta lorda delle persone fisiche con riferimento alle somme investite nel capitale sociale delle imprese in parola, nonché non concorre alla formazione del reddito dei soggetti passivi dell'imposta sul reddito delle società, il trenta per cento della somma investita nel capitale sociale di società che abbiano acquisito la qualifica di impresa sociale.

Si tratta di un “pacchetto” di misure offerte dal nostro ordinamento giuridico sia alle strutture giuridiche esistenti (fondazioni, associazioni e cooperative sociali) sia a quelle di nuova istituzione ovvero in trasformazione (si pensi, per tutte, alle IPAB), che possono trarre indubbiamente alcuni benefici dalla nuova disciplina.