Danni - Danni -  Giovanni Catellani - 23/11/2017

L'indennizzo INAIL non esclude il risarcimento del danno biologico differenziale

Con la sentenza n.27669 pubblicata il 21 novembre 2017, la Corte di Cassazione – Sez. Lavoro torna sulla liquidazione del danno biologico differenziale sancendo, ancora una volta, che "In tema di liquidazione del danno biologico cd. differenziale, di cui il datore di lavoro è chiamato a rispondere nei casi in cui opera la copertura assicurativa INAIL in termini coerenti con la struttura bipolare del danno-conseguenza, va operato un computo per poste omogenee, sicché, dall’ammontare complessivo del danno biologico va detratto non già il valore capitale dell’intera rendita costituita dall’INAIL, ma solo il valore capitale della quota destinata a ristorare, in forza dell’art. 13 d.lgs. n. 38/2000, il danno biologico stesso, con esclusione, invece, della quota rapportata alla retribuzione ed alla capacità lavorativa specifica dell’assicurato, volta all’indennizzo del danno patrimoniale". Si tratta dello stesso principio già fissato dalla Suprema Corte –Sez. lavoro nelle sentenze n. 20807/2016 e 13222/2015. Nel ribadirlo, la Corte richiama diversi e recentissimi precedenti. L’infortunio si era verificato in data 3 dicembre 2007 e rientrava pertanto nell’ambito di vigenza dell’art.13 del d.lgs. 38/2000. La Corte sottolinea lo spirito della succitata norma riportando in particolare i passaggi più significativi della sentenza n. 9166/2017 della Sezione Lavoro. Sentenza che ribadiva come, pur essendo vero che si devono evitare duplicazioni del risarcimento del danno, si debba «... garantire al lavoratore l'integrale risarcimento, tanto più quando vengano coinvolti beni primari della persona, in particolare il nucleo irriducibile del diritto fondamentale alla salute protetto dalla Costituzione come ambito inviolabile della dignità umana (Corte cost. n. 309 del 1999).” Per questo motivo, si deve escludere "che le prestazioni eventualmente erogate dall'INAIL esauriscano di per sé e a priori il ristoro del danno patito dal lavoratore infortunato od ammalato" (Cass. n. 777 del 2015; successive conformi: Cass. n. 13689 del 2015; Cass. n. 3074 del 2016; in precedenza v. Cass. n. 18469 del 2012; Cass. n. 5437 del 2011). Nella stessa sentenza venivano poi richiamati gli elementi distintivi tra indennità INAIL e risarcimento del danno: “l'erogazione effettuata dall'INAIL è strutturata in termini di mero indennizzo, indennizzo che, a differenza del risarcimento, è svincolato dalla sussistenza di un illecito (contrattuale o aquiliano) e, di conseguenza, può essere disposto anche a prescindere dall'elemento soggettivo di chi ha realizzato la condotta dannosa e da una sua responsabilità" Ecco allora che “dalla differenza strutturale e funzionale tra l'erogazione INAIL ex art. 13 cit. e il risarcimento del danno biologico ne è conseguita la preclusione a ritenere che le somme eventualmente a tale titolo versate dall'istituto assicuratore possano considerarsi integralmente satisfattive del diritto al risarcimento del danno biologico in capo al soggetto infortunato od ammalato, nel senso che esse devono semplicemente detrarsi dal totale del risarcimento spettante al lavoratore, anche perché ritenere il contrario significherebbe attribuire al lavoratore un trattamento deteriore- quanto al danno biologico del lavoratore danneggiato - rispetto al danneggiato non lavoratore, con dubbi di legittimità costituzionale.” La giurisprudenza della Suprema Corte ribadisce pertanto che il datore di lavoro, anche ove ricorra una ipotesi in cui è operante l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali, resta debitore e titolare dal lato passivo dell'obbligazione di risarcire i danni complementari e differenziali.