Internet, nuove tecnologie - Generalità, varie -  Redazione P&D - 02/02/2020

L’intelligenza artificiale per l’Europa, 537A SESSIONE PLENARIA DEL CESE, 19.9.2018 – 20.9.2018 - G.G.

Parere del Comitato economico e sociale europeo sulla «Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni

La materia è particolarmente sentita dalle istituzioni dell’unione europea e a tal proposito si ricorda la risoluzione https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52017IP0051&from=IT.

Di seguito si riporta il contenuto del parere di cui al titolo, interessante per i vari aspetti che l’intelligenza artificiale e per le implicazioni che essa può avere sulla società in tutti i suoi lati.

Si ricorda peraltro la COM(2018) 237 sull’intelligenza artificiale https://ec.europa.eu/transparency/regdoc/rep/1/2018/IT/COM-2018-237-F1-IT-MAIN-PART-1.PDF che ci ricorda quanto segue, estratto dal suo testo:

“L’intelligenza artificiale (IA) non è fantascienza: fa già parte delle nostre vite. Che si tratti di utilizzare un assistente personale virtuale per organizzare la nostra giornata lavorativa, viaggiare in un veicolo a guida autonoma o avere un telefono che ci suggerisce le canzoni o i ristoranti che potrebbero piacerci, l’IA è una realtà.
Come il motore a vapore o l’elettricità nel passato, l’IA sta trasformando il nostro mondo, la nostra società e la nostra industria3 . L’aumento della potenza di calcolo e della disponibilità dei dati e il progresso negli algoritmi hanno reso l’IA una delle tecnologie più strategiche del 21° secolo. La posta in gioco non potrebbe essere più alta. Il modo in cui ci relazioniamo all’IA determinerà il mondo in cui viviamo. Di fronte a un’accanita concorrenza mondiale, è necessario un solido quadro di riferimento europeo.
Come ogni tecnologia trasformativa, alcune applicazioni dell’IA possono far sorgere nuovi interrogativi etici e giuridici, che riguardano per esempio la responsabilità o processi decisionali potenzialmente inficiati da condizionamenti. L’UE deve pertanto assicurare che l’IA sia sviluppata e applicata in un quadro adeguato che promuova l’innovazione e rispetti i valori dell’Unione e i diritti fondamentali, oltre ai principi etici come la responsabilità e la trasparenza. L’UE si trova in ottima posizione per condurre questo dibattito a livello mondiale.
….assicurare un quadro etico e giuridico adeguato, basato sui valori dell’Unione e coerente con la Carta dei diritti fondamentali dell’UE. Ciò comprende futuri orientamenti sulle norme esistenti riguardanti la responsabilità per danno da prodotti difettosi, l’analisi dettagliata delle sfide emergenti e la collaborazione con i portatori di interessi, attraverso l’Alleanza europea per l’IA, per lo sviluppo di linee guida etiche riguardo all’IA.
Il governo degli Stati Uniti ha presentato una strategia di IA e ha investito circa 970 milioni di EUR in ricerche di IA non classificate nel 2016. Con il suo “Piano di sviluppo dell’intelligenza artificiale di prossima generazione”, la Cina mira alla leadership mondiale entro il 2030 e sta effettuando massicci investimenti.
Anche altri paesi come il Giappone e il Canada hanno adottato strategie di IA. Negli Stato Uniti e in Cina, grandi società stanno investendo fortemente in IA e stanno sfruttando grandi volumi di dati . Nel complesso l’Europa è in ritardo negli investimenti privati in IA, che hanno raggiunto circa 2,4-3,2 miliardi di EUR nel 2016, rispetto a 6,5-9,7 miliardi di EUR in Asia e 12,1-18,6 miliardi di EUR in America del Nord .

…..
Nel corso della storia, la comparsa di nuove tecnologie, dall’elettricità a Internet, ha cambiato la natura del lavoro. La società e l’economia ne hanno tratto profitto, ma sono sorte anche preoccupazioni. La comparsa dell’automazione, della robotica e dell’IA sta trasformando il mercato del lavoro, ed è essenziale che l’UE gestisca questo cambiamento. Queste tecnologie possono rendere la vita dei lavoratori più facile. Possono ad esempio aiutarli nell’esecuzione di compiti ripetitivi, faticosi e perfino pericolosi (ad esempio nella pulizia di elementi il cui accesso è difficile o pericoloso quali le condotte industriali). Possono anche facilitare la formulazione di riassunti a partire da grandi volumi di dati, fornire informazioni più accurate e suggerire decisioni, ad esempio mediante il ricorso all’IA per aiutare i medici nell’attività diagnostica. Esse servono in ultima analisi a migliorare le abilità degli esseri umani. Nel contesto di una società che invecchia l’IA può offrire soluzioni nuove per aiutare un maggior numero di persone ad essere attive sul mercato del lavoro e a rimanervi, anche persone con disabilità. Per effetto dell’IA compariranno nuovi posti di lavoro e nuovi mansioni, alcuni dei quali sono difficili o perfino impossibili da prevedere. Altri lavori e mansioni saranno sostituiti.
Mentre la quantificazione precisa dell’impatto dell’IA sul lavoro è difficile da definire in questa fase, la necessità di azione è chiara. Nel complesso, sono presenti tre sfide principali per l’UE, che mettono in rilievo il ruolo fondamentale dell’istruzione e della formazione, anche degli stessi insegnanti e formatori, la cui responsabilità spetta agli Stati membri. La prima sfida è preparare la società nel suo complesso. Ciò significa aiutare gli europei ad acquisire competenze digitali di base, come anche le capacità che sono complementari e non possono essere sostituite dalle macchine quali il pensiero critico, la creatività o la capacità di dirigere. In secondo luogo, l’UE deve concentrare gli sforzi sull’aiuto ai lavoratori nelle occupazioni che probabilmente subiranno le maggiori trasformazioni o scompariranno per effetto dell’automazione, della robotica e dell’IA. Ciò significa anche garantire l’accesso di tutti i cittadini, compresi i lavoratori subordinati e autonomi, alla protezione sociale, in linea con il pilastro europeo dei diritti sociali. Infine, l’UE deve formare più specialisti in IA, avvalendosi della propria lunga tradizione di eccellenza accademica, creare il giusto ambiente affinché possano lavorare nell’UE e attirare più talenti dall’estero.

È necessario un ambiente improntato a fiducia e responsabilità per lo sviluppo e l’utilizzo dell’IA. I valori definiti nell’articolo 2 del trattato sull’Unione europea (TUE) costituiscono le basi dei diritti goduti da coloro che vivono nell’Unione. Inoltre, la Carta dei diritti fondamentali dell’UE raccoglie in un unico testo tutti i diritti personali, civici, politici, economici e sociali delle persone all’interno dell’UE. L’UE si basa su un quadro normativo solido ed equilibrato, che può definire i principi globali di un approccio sostenibile alla tecnologia in questione. L’Unione persegue standard elevati in termini di sicurezza e di responsabilità per danno da prodotti. Le prime norme di portata unionale sulla sicurezza delle reti e dei sistemi informativi e norme più solide sulla protezione dei dati personali diventeranno realtà a maggio 2018. Il regolamento generale sulla protezione dei dati garantisce un elevato livello di protezione dei dati personali, compresi i principi della protezione dei dati implicita nella progettazione e per impostazione predefinita. Tale regolamento garantisce la libera circolazione dei dati personali all’interno dell’Unione e contiene disposizioni sul processo decisionale basato unicamente sul trattamento automatizzato, compresa la profilazione.
In tali casi, gli interessati hanno il diritto di ricevere informazioni significative sulla logica utilizzata nella decisione. Il regolamento generale sulla protezione dei dati conferisce inoltre agli individui il diritto di non essere sottoposti a una decisione basata unicamente sul trattamento automatizzato, eccetto in determinate situazioni.
La Commissione seguirà da vicino l’applicazione del regolamento nel contesto dell’IA e invita le autorità nazionali per la protezione dei dati e il comitato europeo per la protezione dei dati a fare altrettanto. La Commissione ha inoltre avanzato una serie di proposte nell’ambito della strategia per il mercato unico digitale che costituiranno fattori chiave per lo sviluppo dell’IA, come il regolamento sulla libera circolazione dei dati non personali, e che rafforzeranno la fiducia nel mondo online, come il regolamento sulla e-privacy e la legge sulla sicurezza informatica. …”


Qui di seguito si estraggono alcuni passi dal parere di cui al titolo, rimandando al collegamento https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:52018AE2369&from=IT:


 1.1.Il CESE ritiene che l’intelligenza artificiale («IA») e i processi di automazione abbiano un enorme potenziale per migliorare la società europea in termini di innovazione e trasformazione positiva, ma che essi comportino delle sfide e dei rischi e siano fonte di preoccupazioni. È pertanto essenziale che le istituzioni europee si dedichino a sviluppare e disciplinare l’IA rapidamente e senza tralasciare alcun aspetto.

1.2.Un approccio avanzato all’IA in Europa deve coprire diversi settori, tra cui i) gli investimenti pubblici e privati in R&S e in infrastrutture digitali avanzate, ii) l’applicazione di nuove norme legislative o l’adattamento di quelle esistenti, iii) lo sviluppo di una conoscenza e di una sensibilizzazione adeguate tra i cittadini e i consumatori, e iv) programmi di formazione ad hoc per i lavoratori.

1.3.In particolare le sfide concernenti la responsabilità che sorgono nel contesto delle tecnologie digitali emergenti dovrebbero essere individuate e gestite a livello internazionale, dell’UE e degli Stati membri; e il CESE è pronto a collaborare strettamente con le istituzioni europee nell’analisi e nella valutazione di tutti gli atti legislativi dell’UE in materia di responsabilità, sicurezza dei prodotti e responsabilità civile che sia opportuno modificare di conseguenza.

1.5.Riguardo all’obiettivo della Commissione di portare l’IA a tutti i potenziali utilizzatori, con particolare attenzione per le imprese piccole e medie, il CESE pensa che, per affrontare la sfida della competitività globale, sia necessario che l’IA sia accessibile al più ampio numero di soggetti possibile. Per tale ragione, è cruciale mettere l’IA a disposizione di tutte le diverse forme di imprese attive nell’intero mercato unico europeo, comprese le PMI, le imprese agricole, le cooperative, le imprese sociali, le imprese individuali e le associazioni dei consumatori.

1.6.La Commissione europea e gli Stati membri dovrebbero collaborare per mettere a punto orientamenti sull’etica dell’intelligenza artificiale e dovrebbero implicare in questo sforzo tutte le parti interessate pertinenti, pubbliche e private. Tali orientamenti dovranno includere i principi di trasparenza nell’utilizzo dei sistemi di IA per assumere lavoratori e valutarne o controllarne le prestazioni. In aggiunta ai principi etici, il CESE suggerisce di elaborare un quadro giuridico chiaro, armonizzato e obbligatorio a livello europeo per disciplinare nel modo dovuto l’intelligenza artificiale ed aggiornare le norme esistenti interessate dall’IA, con particolare riguardo a quelle relative alla responsabilità del produttore e alla protezione dei consumatori. Il CESE manifesta la propria volontà di collaborare strettamente con le istituzioni dell’UE nell’analisi e nella valutazione della pertinente legislazione dell’UE, che richiederà, in futuro, modifiche dovute allo sviluppo dell’IA.

1.6.1.La Commissione europea dovrà anche effettuare un’attenta valutazione degli effetti dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. Tale analisi deve tenere conto sia della possibile sostituzione di alcuni lavoratori da parte di dispositivi elettronici o robot, sia del fatto che alcune funzioni, anche se non saranno completamente automatizzate, risulteranno profondamente modificate dalle nuove tecnologie.

1.8.È importante sottolineare il ruolo dei programmi di formazione nella protezione dei lavoratori europei operanti in un contesto che il progressivo emergere dell’IA sta cambiando profondamente. I cittadini europei dovrebbero avere accesso a informazioni adeguate che consentano loro di essere utilizzatori consapevoli e responsabili dei dispositivi e delle applicazioni resi disponibili dal rapido sviluppo tecnologico.
1.9.Nei casi in cui nuove misure consentano alle amministrazioni di servirsi della tecnologia per adottare decisioni organizzative e operare scelte in modo più rapido, sarà necessario affrontare il problema dell’effettiva responsabilità legale di queste decisioni entro un quadro giuridico chiaro che garantisca la piena rendicontabilità dell’amministrazione nei confronti dei cittadini.

1.10.Un’attenzione particolare va riservata al ruolo delle organizzazioni della società civile e dell’economia sociale nell’espandere la partecipazione attiva delle persone ai processi economici e sociali, che, grazie all’intelligenza artificiale, consentiranno di aumentare la partecipazione nella nostra società. Le organizzazioni della società civile e le imprese sociali possono svolgere un ruolo importante nel promuovere la comprensione e l’accettazione delle tecnologie da parte delle persone, in particolare attraverso meccanismi di collaborazione che consentano il loro coinvolgimento nell’attuale trasformazione digitale.

1.11.L’attuale rivoluzione tecnologica non può e non deve essere portata avanti senza il coinvolgimento significativo e attivo dei lavoratori, dei consumatori e delle organizzazioni sociali, e gli sviluppi tecnologici in corso devono essere indirizzati in un senso tale da assicurare una maggiore e più responsabile partecipazione di cittadini pienamente informati. Per questo motivo il CESE raccomanda che, al momento di istituire l’Alleanza europea per l’IA, la Commissione europea tenga conto della necessità di creare una piattaforma inclusiva, multiprofessionale e rappresentativa per le diverse parti interessate che rappresentano i cittadini europei, compresi i rappresentanti dei lavoratori che dovranno interagire con macchine intelligenti.


Osservazioni generali

2.1.I dispositivi digitali e le macchine intelligenti di grandi dimensioni espandono quotidianamente la capacità degli algoritmi di lavorare su enormi quantità di dati, e tale capacità aumenterà probabilmente ulteriormente in futuro grazie alle cosiddette «reti neuronali» (già utilizzate, per esempio, dagli smartphone per il riconoscimento visivo di oggetti, volti e immagini).

2.2.Questi sviluppi stanno trasformando il tradizionale modo di «apprendimento» che le macchine dell’IA hanno utilizzato finora, in quanto esse non si limitano più a «imparare» soltanto estraendo regole dai dati, ma stanno anche sviluppando una capacità di apprendimento flessibile ed adattivo. Tale processo aumenterà la capacità dell’IA di apprendere ed eseguire azioni nel mondo reale.

2.3.Di fronte ai rapidi mutamenti tecnologici in corso, è ora essenziale che la Commissione europea e gli Stati membri collaborino per condurre un esame approfondito delle sfide emergenti poste dal rapido sviluppo dell’IA e coinvolgano tutte le parti interessate pubbliche e private pertinenti in questo processo senza compromettere le opportunità di progresso e di sviluppo tecnologico.

2.4.La comunicazione della Commissione COM(2018) 237 si propone di rafforzare la capacità tecnologica e industriale dell’UE e d’incoraggiare la diffusione dell’IA in tutta l’economia europea, sia nel settore privato che nella pubblica amministrazione. Come già sottolineato nel parere di iniziativa il CESE supporta l’iniziativa della Commissione, che nella sua comunicazione ha recepito tutta una serie di suggerimenti proposti a suo tempo dal CESE stesso, ma la esorta ad agire con prontezza e con decisione.

2.5.Adottare un approccio europeo efficace al tema dell’IA significa incoraggiare importanti investimenti in ricerca e innovazione, compresi quelli in infrastrutture digitali, che sono necessari per prepararsi alle grandi sfide socioeconomiche che il progresso delle nuove tecnologie porrà nei prossimi anni per la società e per i mercati europei.

2.6.La Commissione europea e gli Stati membri dovrebbero collaborare per mettere a punto orientamenti sull’etica dell’intelligenza artificiale e coinvolgere nel processo tutte le parti interessate pertinenti, pubbliche e private.

2.7.Allo stesso tempo, è necessario approvare un quadro giuridico armonizzato a livello europeo, in linea con la Carta dei diritti fondamentali dell’UE e i principi sanciti nei Trattati dell’UE. Il nuovo quadro normativo dovrebbe contenere regole precise che tengano conto dei rischi che comportano le macchine intelligenti, quali la mancanza di trasparenza del mercato, la mancanza di concorrenza, la discriminazione, le pratiche commerciali sleali, le minacce alla cibersicurezza e alla sicurezza dei prodotti.
In particolare, le tutele normative dovrebbero essere stringenti quando i dati che orientano i sistemi d’intelligenza artificiale sono estratti automaticamente durante l’uso di dispositivi elettronici e di computer.

2.8.Il CESE osserva che il documento di lavoro dei servizi della Commissione SWD (2018) 137 final, allegato alla comunicazione della Commissione, analizza debitamente le implicazioni dell’IA per la legislazione dell’UE e procede a una rilevazione delle sfide legate alla responsabilità che sorgono nel contesto delle tecnologie digitali emergenti.

2.9.Inoltre, saranno necessari piani d’azione ad ampio raggio per i) sostenere la modernizzazione dei sistemi di istruzione e formazione coltivando le nuove professionalità richieste dal futuro assetto del mercato del lavoro e ii) garantire un alto livello di protezione per i cittadini e i lavoratori in relazione alle sfide attese.



L’intelligenza artificiale e il suo impatto sulle persone e sui lavoratori

4.1.È innegabile che il ritmo di sviluppo dell’IA sia estremamente rapido. Per questo la valutazione di impatto riguardante ogni intervento di regolamentazione sul tema dell’intelligenza artificiale da parte delle istituzioni europee deve adottare un approccio multidisciplinare, che integri considerazioni non solo di ordine amministrativo, legale ed economico, ma anche considerazioni antropologiche, psicologiche, sociologiche e tecnologiche.

4.2.Per sostenere queste innovazioni, ma soprattutto per orientarle in una direzione che garantisca che al centro rimanga sempre l’essere umano, è importante che l’Unione europea agisca per raggiungere un alto grado di competitività tecnologica, senza trascurare considerazioni etiche, sociali e umane irrinunciabili.

4.3.Il CESE ritiene quindi che sia cruciale: i) tutelare la privacy delle persone e il garantire un trattamento responsabile dei loro dati personali tramite adeguati strumenti normativi, quali l’attuazione efficace del nuovo GDPR, che, se necessario, dovrà essere costantemente aggiornato per mantenere il passo del rapido sviluppo dell’IA, ii) valutare e, se necessario, adattare ai nuovi scenari indotti dall’IA parti importanti della legislazione dell’UE in vigore, e iii) sviluppare le competenze e le abilità di cui i cittadini, le amministrazioni e le imprese europee hanno bisogno per beneficiare in modo efficace dei vantaggi offerti dall’intelligenza artificiale.

4.4.Come base di partenza dell’analisi, val la pena osservare che l’IA si basa sull’uso e sul trattamento di grandi quantità di dati, che sono alla base di ogni applicazione basata sulle nuove tecnologie. Stando così le cose, la sfida principale per il regolatore europeo consiste nel garantire un accesso trasparente e regolamentato ai dati degli utenti finali.

4.5.Maggiore è la qualità dei dati trattati, migliore sarà l’accuratezza e la performance dei sistemi di IA. Tuttavia, non si deve dimenticare che i dati riguardanti le persone devono essere acquisiti in modo legale ed essere utilizzati con modalità che siano conosciute dai diretti interessati, in modo da assicurarsi che i dati personali siano usati per gli scopi prestabiliti e trasparenti per i quali l’utente abbia precedentemente dato un consenso adeguato e informato.

4.6.Val la pena osservare che diverse parti importanti della legislazione europea (ad esempio quelle riguardanti la pubblicità online, le pratiche commerciali sleali, la sicurezza dei prodotti e la responsabilità in materia di prodotti, i diritti dei consumatori, clausole contrattuali abusive, vendite e garanzie, assicurazione e l’indicazione dei prezzi) possono dover essere modificate e debitamente adattate ai nuovi scenari innescati da un più ampio e perfezionato utilizzo dell’intelligenza artificiale al fine di tutelare i consumatori finali.

4.8.È importante sottolineare il ruolo della formazione culturale, scolastica e accademica, da un lato, e di un’adeguata informazione generale all’opinione pubblica, dall’altro, al fine di tutelare i diritti dei cittadini europei nei confronti dell’avanzata dell’IA. In particolare, è importante garantire la trasparenza e la correttezza nella gestione degli algoritmi dell’IA e delle basi di dati su cui operano.

4.9.È quindi cruciale che i cittadini europei ricevano un’adeguata formazione e informazioni semplici e comprensibili che permettano loro di essere utilizzatori consapevoli e responsabili dei dispositivi e delle applicazioni resi disponibili dal rapido sviluppo tecnologico che è in corso ed è sempre più diffuso ad ogni livello.

4.10.Alla luce di tutte queste esigenze, l’Unione europea e gli Stati membri devono fornire soluzioni chiare ed efficaci, segnatamente promuovendo un sistema scolastico al passo coi tempi e diffondendo sempre più la formazione permanente nel mercato del lavoro e nella società civile.

4.11.La Commissione europea dovrà effettuare un’attenta valutazione degli effetti dell’intelligenza artificiale sul mercato del lavoro. Questa rappresenta una delle maggiori preoccupazioni per molti lavoratori europei già avanti nella loro carriera ma ancora lontani dall’età pensionabile, i quali guardano all’evoluzione in corso con diffidenza e timore. L’analisi deve tenere conto sia della possibile sostituzione di alcuni lavoratori da parte di dispositivi elettronici o robot, sia del fatto che alcune funzioni, anche se non saranno completamente automatizzate, risulteranno profondamente modificate da nuove tecnologie. Occorre quindi concentrare la valutazione e l’analisi non solo sull’inevitabile e attesa modifica delle linee di produzione, ma anche sul ripensamento dei processi organizzativi e degli obiettivi aziendali a seguito di un adeguato dialogo sociale con i lavoratori.

4.12.In alcuni contesti, come accade ed è accaduto per molte altre tecnologie, sarà consigliabile testare l’IA per gradi e per approssimazioni successive prima di arrivare ad un utilizzo a pieno regime, in modo che le persone interessate si sentano sicure nell’usare le nuove tecnologie anche grazie a opportuni percorsi formativi, correggendo eventuali errori di adattamento in corso di processo.

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Intelligenza artificiale, pubblica amministrazione e società civile

5.1.L’IA è un’innovazione tecnologica e sociale in grado di trasformare radicalmente la società nel suo complesso e di modificare in modo positivo anche il settore pubblico e il rapporto fra i cittadini e la pubblica amministrazione. Le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale riguardano sia il possibile aumento di efficienza dell’organizzazione amministrativa, sia la soddisfazione dei cittadini per i servizi resi dalla pubblica amministrazione e per l’efficace esercizio della funzione pubblica.

5.2.Per raggiungere questi obiettivi, è fondamentale che anche il personale delle pubbliche amministrazioni sia preparato ad affrontare i cambiamenti e le sfide che saranno il portato dell’IA nella società europea. I datori di lavoro pubblici e i responsabili delle amministrazioni, insieme con gli insegnanti, i formatori e il personale universitario succitati, dovranno essere in grado di comprendere appieno il fenomeno dell’IA e decidere quali nuovi strumenti integrare nei procedimenti amministrativi.

5.3.L’introduzione dell’IA nei settori pubblico e privato richiede il disegno di processi che favoriscano la comprensione e l’accettazione delle tecnologie da parte degli utenti attraverso meccanismi di collaborazione che permettano al cittadino di contribuire, se possibile attraverso sistemi di governance partecipativa, allo sviluppo delle tecnologie basate sull’IA.

5.4.Per ottenere risultati importanti in questo senso, potrebbe essere utile lo sviluppo di forme di cooperazione e partnership tra pubblico e privato sempre più affidabili che puntino a cogliere le opportunità derivanti dalle applicazioni tecnologiche, dall’intelligenza artificiale e dalla robotica.

5.5.La sfida per le pubbliche amministrazioni si presenta particolarmente complessa sul piano legale e della legittimazione, giacché si dovrà raggiungere un adeguato bilanciamento tra interessi pubblici (che implicano l’esercizio di poteri pubblici) e interessi privati (estrinsecazione concreta della libertà del singolo). A questo proposito, per esempio, nell’ambito dell’utilizzo dell’IA da parte della pubblica amministrazione sarà necessario contemperare il principio di trasparenza e pubblicità degli atti amministrativi con la protezione dei dati personali e il diritto alla privacy del singolo all’interno di un quadro normativo chiaro ed esplicito.

5.8.Le autorità amministrative preposte ai meccanismi di sorveglianza del mercato dovrebbero disporre delle competenze e dei poteri necessari per garantire la concorrenza leale e i diritti dei consumatori, nonché la sicurezza e i diritti dei lavoratori. La responsabilità dell’audit degli algoritmi dovrebbe essere posta in capo a enti pubblici o indipendenti. Al tempo stesso, le imprese dovrebbero introdurre meccanismi efficaci per controllare l’uso dei dati in relazione all’intelligenza artificiale. “