Responsabilità civile - Responsabilità civile -  Alessio Anceschi - 18/10/2017

L'ufficiale giudiziario può omettere il pignoramento ma l'avvocato non può criticarlo - Trib. Novara 14.3.2017

Questa vicenda trae le mosse dalla richiesta di un pignoramento mobiliare nei confronti di Poste italiane s.p.a., nella sua qualità di debitrice nei confronti di un risparmiatore, presso l'UNEP di Novara. In data 7.8.2014 l'Ufficiale giudiziario si reca presso un piccolo ufficio postale e redige un verbale di pignoramento negativo asserendo di non aver trovato beni pignorabili, aggiungendo che, a suo dire, il precetto sarebbe stato notificato illegittimamente.

Il verbale di pignoramento viene scaricato quando sono oramai decorsi 90 giorni dalla notifica del precetto. Nel frattempo Poste italiane s.p.a. paga il debito (ed il precetto), impedendo così al debitore di recuperare le spese di esecuzione successiva.

Appena ricevuta copia dell'atto di pignoramento negativo, in data 12.9.2014, l'avvocato scrive all'Ufficiale giudiziario procedente ritenendo "difficilmente credibile che un pignoramento presso Poste italiane s.p.a. possa risultare negativo". Si aggiunge inoltre che se l'ufficiale giudiziario avesse ritenuto il precetto "illegittimamente notificato" avrebbe dovuto rifiutarsi di procedere all'esecuzione e non eseguirla, facendosela pagare, per poi ritenerlo tale, ciò fermo restando il fatto che il precetto fosse stato regolarmente notificato. 

Nella stessa missiva gli si chiedono anche i danni conseguenti all'indebita omissione di atti d'ufficio, consistenti nell'impossibilità di ottenere la rifusione delle spese legali relative al procedimento esecutivo, ove il pignoramento fosse stato correttamente eseguito.

Segue uno scambio di comunicazioni scritte nelle quali l'Ufficiale giudiziario risponde alle "osservazioni" tentando di giustificarsi affermando che nell'ufficio postale non vi erano somme contanti da pignorare, che il pignoramento avrebbe potuto essere richiesto in un ufficio postale più grande, che lo scopo della richiesta di pignoramento è ottenere il pagamento del titolo e così via.

A queste repliche l'avvocato risponde che presso qualsiasi ufficio postale vi sono sempre somme contanti da pignorare, che il pignoramento è stato effettivamente richiesto (per iscritto) in qualsiasi ufficio postale (cosa alla quale l'Uff. giud. avrebbe potuto comunque provvedere a prescindere da qualsivoglia richiesta) e che lo scopo della richiesta di un pignoramento è ottenere un pignoramento, non certo farsi poi (successivamente) pagare il solo titolo e precetto.

In data 16.10.2014 l'avvocato sporge denuncia verso l'Ufficiale giudiziario per il reato di omissione di atti d'ufficio e falso ideologico.

Dopo aver acquisito SIT dell'impiegata delle poste che dichiara che quel giorno vi erano somme contanti pignorabili presso l'ufficio postale nel quale l'Uff. giud. si era recato, la Procura della repubblica di Novara decide di archiviare il procedimento.

Nel frattempo, venuto a sapere della denuncia presentata nei suoi confronti, l'Ufficiale giudiziario sporge querela verso l'avvocato per diffamazione aggravata, con atto depositato in data 4.12.2014.   

La Procura della Repubblica di Novara decide di procedere verso questo avvocato che si è azzardato di criticare l'Ufficiale giudiziario. L'avvocato in questione viene quindi condannato in primo grado per diffamazione aggravata a 500/= euro di multa e 5.000/= euro di risarcimento del danno. Pende l'appello nel quale si evidenzia, oltre alla totale insussistenza del fatto illecito (assenza di offensività del contenuto del fax ) e l'applicazione dell'esimente di cui all'art. 598 c.p. (ex pluribus, Cass. pen. sez. V, 22.1.2007 n. 1798; Cass. pen. sez. V, 22.12.2005 n. 46864), anche la radicale nullità della sentenza in ragione dell'incompetenza per materia in virtù della potenziale applicazione dell'art. 341 bis c.p.

Questi sono gli evidenti diversi destini di chi compie bene o male il suo lavoro in Italia, o meglio a Novara.