Biodiritto, bioetica - Generalità, varie -  Valter Marchetti - 14/03/2020

La bioetica nell’emergenza Coronavirus-19

Brevi considerazioni, sotto l’aspetto bioetico, biogiuridico e biopolitico

1. Le relazioni stanno alla base della nostra vita.

Oggi più che mai, l’emergenza sanitaria  su scala globale per far fronte al Coronavirus-19, pone tutti in una condizione di “ forzata riflessione” su chi siamo, su chi vogliamo essere e, soprattutto, con quali modalità e comportamenti quotidiani.
Il restare a casa diviene  una sorta di terapia d’urto, un obbligo a scopo preventivo che gli esperti scientifici e addirittura il Governo hanno imposto a tutta la collettività, nessuno escluso: per contenere il contagio e la diffusione di questo virus velocissimo quanto aggressivo, occorre evitare contatti umani, assembramenti, eventi sportivi, convegni. Sono state chiuse le scuole, le chiese, gli uffici. Tutti a casa !
Potremmo dire che siamo tutti sulla stessa linea, tutti in prima linea per tutelare la nostra vita e la vita di chi ci sta attorno.
E cosa è la vita tutta se non un insieme di diversi cerchi concentrici e cioè vite nelle vite tutte, in qualche modo, legate tra loro ?
In questa emergenza, stiamo riscoprendo la più profonda struttura costitutiva  ( e forse anche il senso) del nostro esistere: la vita di ciascuno di noi è in relazione con la vita di tutti gli altri ed è proprio questa relazione che fonda la nostra esistenza umana.
Nelle relazioni umane, ognuno di noi esprime sé stesso, comunica, interagisce, si forma ed apprende, lavora, professa un sentimento religioso o un credo politico; nella relazione, si coltiva e si sviluppa qualcosa che noi definiamo come cura ( per e )  dell’altro.

2.  La cura nella relazione.

Prendersi cura dell’altro è sinonimo di rispetto, di stima ma anche di riconoscimento, nel senso di riconoscere la propria essenza vitale anche nella stessa vita dell’individuo che abbiamo di fronte: non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te ! Direi che questo imperativo esprime molto bene il senso di questa sorta di rispetto base che caratterizza ( o dovrebbe caratterizzare) tutte  le relazioni tra gli esseri umani.
Ebbene, la pandemia in atto su scala mondiale richiede a ciascuno di noi, qualcosa di più di questo rispetto base: stare a casa comporta una concreta ( spesso complessa se non addirittura dolorosa) limitazione  la nostra libertà negli spostamenti, negli incontri di lavoro, di affetto, di amicizia.
Persino la cultura, lo sport, lo spettacolo, gli eventi musicali sono stati oggetto di opportuni divieti e contenimenti da parte del Governo italiano.
Contro la pandemia del Coronavirus, non esistono vaccini o terapie specifiche ma, come sostengono i diversi scienziati che stanno lavorando per far fronte a questa emergenza sanitaria, l’unica cura immediata possibile per arginare i contagi la possiamo reperire proprio da noi stessi, dal nostro modo di comportarci e di relazionarci; una relazione fatta di rispetto e di distanza fisica, quasi segregati nelle nostre case, per limitare i contatti e quindi i contagi.
Lo scenario attuale, vede da una parte il fronte dei medici e degli infermieri e di tutto il personale sanitario impegnato 24 ore su 24 ad assistere i pazienti gravemente colpiti dal virus; sull’altro versante ci siamo tutti noi, nelle nostre case, consapevoli che la limitazione della nostra libertà e dei nostri spostamenti, può davvero essere davvero uno strumento di cura e di profilassi per contenere la pandemia in atto.
L’isolamento di tutti gli esseri umani e quindi il congelamento di tutte le loro relazioni,  potrebbe apparire una contraddizione in termini, ma non è così.
Anzi, restare a casa rappresenta l’espressione massima di questo rispetto per l’altro ed esprime la cura necessaria ( seppur sofferta) per preservare la salute e la vita di tutti gli uomini e, quindi, le relazioni tra gli stessi.

3.  Ruoli, colpe e responsabilità: ripartiamo da dove siamo.

Nell’emergenza in atto, si contano i casi positivi di contagio, i decessi; non mancano gli attacchi al Governo, da più parti e su più fronti, dalla rete di protezione e di sicurezza e vigilanza degli scali aereoportuali al collasso delle strutture sanitarie ( sia sotto il profilo dell’organico medico ed infermieristico che sotto l’aspetto dei posti letto e delle  attrezzature, soprattutto per quanto concerne i reparti dedicati alla rianimazione).
Personalmente mi ha colpito lo scetticismo che ha caratterizzato le primissime fasi di questa emergenza sanitaria; attorno a me ascoltavo voci molto dissonanti, persone che ridicolizzavano ciò che stava accadendo davanti agli occhi di tutti.
Nemmeno le immagini drammatiche provenienti dalla Cina ed apparse su tutti i mezzi di comunicazione, sono bastate per trasformare gli increduli in soggetti più consapevoli davanti alla realtà che, purtroppo molto rapidamente, ha radicalmente mutato i nostri progetti, le nostre convinzioni sino a ribaltare la nostra stessa vita quotidiana.
Non voglio schierarmi politicamente  da nessuna parte, non l’ho mai fatto e non credo sia opportuno farlo in questo momento; credo molto nella responsabilità e cerco di coltivarla sia nella mia professione forense , nello studio e nella ricerca, nella passione per la bioetica, nella vita di tutti i giorni, come padre, come marito e, più in generale, come uomo che vive in questa collettività globale.
Credo che il Governo italiano abbia dimostrato una certa responsabilità nell’assumersi l’onere di decidere per tutto il Paese, attraverso disposizioni di contenimento gravi e che hanno condizionato l’esistenza di tutti noi e delle nostre famiglie.
Ci sarà un giorno in cui parleremo di colpe, qualcuno ha già palesato l’intenzione di chiedere ingenti somme di risarcimento per i danni subiti e subendi; nel frattempo, colpe a parte, dobbiamo proseguire in questa cura, nel rispetto delle relazioni, a tutela della vita nostra e di quella degli altri.
Ripartiamo dagli sbagli, se ci sono stati, ripartiamo dalla conta dei malati e dei diversi lutti che hanno segnato  ( in maniera irreparabile) diverse famiglie; ripartiamo dalla superficialità che ha caratterizzato lo stato d’animo ( ma, purtroppo anche le condotte) di tanti cittadini, dalla mancanza di fiducia nelle istituzioni governative e degli scienziati che – inizialmente – non sono stati creduti o comunque presi seriamente in considerazione !

4.  La bioetica: l’etica a tutela della vita.

La bioetica non è un qualcosa di “ aleatorio”, uno studio astratto di possibili ambiti interdisciplinari dove diverse materie ( la scienza e la  tecnologia in generale, la medicina, la filosofia, la giurisprudenza, la psicologia, la teologia, l’antropologia, etc..)  e relativi  studiosi possono trovare momenti di confronto e di crescita scientifica e culturale.
Nel 1971 l'oncologo statunitense Van Rensselaer Potter raccoglieva vari articoli su questi argomenti in un libro intitolato Bioethics: Bridge to the future (Bioetica: un ponte verso il futuro) dove scriveva :«Ho scelto la radice bio per rappresentare la conoscenza biologica, la scienza dei sistemi viventi; e ethics per rappresentare la conoscenza del sistema dei valori umani».
Potter spiegava il termine bioetica come la scienza che consentisse all'uomo di sopravvivere, appunto,  utilizzando i suoi valori morali di fronte all'evolversi dell'ecosistema; la bioetica doveva essere, secondo Potter,  «un'ecologia globale di Vita» .
Oggi più che mai, ritornando ai quesiti iniziali di questo breve approfondimento, credo sia impellente  riflettere davvero  su  “chi siamo e su chi vogliamo essere…con quali modalità, scelte e condotte…”;  l’idea del “ ponte” non deve valere solo per il futuro ma, soprattutto per il presente che stiamo vivendo.
E cosa sono, del resto, le relazioni se non ponti tra le persone ?
Coltiviamo questi ponti, preserviamoli, con tutto il sostegno e la cultura necessaria; preserviamo e tuteliamo la vita, soprattutto attraverso le nostre decisioni ed i comportamenti quotidiani.
Restare a casa non è solo una misura restrittiva ma una scelta responsabile ( e quindi massima espressione del nostro essere uomini liberi), atta a tutelare la vita di tutti noi, quindi espressione concreta di un comportamento rispettoso, l’etica della vita appunto, la bioetica che si fa “ carne” nel nostro quotidiano, nella nostra stessa persona, facendoci riscoprire più veri e più noi stessi, in relazione con l’altro e con il mondo.
I virus sono soggetti ad evoluzione molto prima di noi esseri umani ma, anche attraverso la drammatica esperienza della pandemia, la nostra stessa evoluzione può migliorarci, rendendoci tutti più consapevoli dei nostri limiti e delle nostre fragilità.