Danni - Danni -  Giovanni Catellani - 28/09/2017

La Cassazione nega il danno tanatologico

La Corte di Cassazione, Sez. 3 civile, con la sentenza N. 22451 pubblicata il 27/09/2017, torna sulla questione del danno tanatologico ribadendo i principi fissati dalle Sezioni Unite nella Sentenza n. 15350 del 22/07/2015. La vicenda riguardava un sinistro stradale che aveva provocato, quattro ore dopo il suo accadimento, la morte della vittima. Il Tribunale aveva riconosciuto agli eredi il risarcimento del danno biologico spettante al de cuius. In riforma della decisione del tribunale, la Corte di Appello di Bari, con sentenza del 2013, aveva ritenuto che il breve lasso di tempo intercorso tra le lesioni personali subite dalla vittima non consentisse, anche in difetto di prova dello stato di coscienza del danneggiato, di accertare il diritto del de cuius al risarcimento del danno biologico. Peraltro la Corte territoriale aveva anche statuito che doveva ritenersi errato il criterio di liquidazione del danno biologico al "de cuius", in quanto calcolato in relazione alla probabile aspettativa di vita anziché in relazione alla durata effettiva della stessa. Nella sentenza della Cassazione si dà atto che nelle more della udienza di discussione la questione della risarcibilità agli eredi del danno (biologico, morale-catastrofale, tanatologico) patito dalla vittima era stata nel frattempo definitivamente affrontata dalle Sezioni Unite (Corte Cass. sez. U, Sentenza n. 15350 del 22/07/2015). La Corte richiama pertanto i principi fissati dalle Sezioni Unite che definisce quali vere e proprie “ linee guida”.

Utile riportare per intero la relativa parte motivazionale: - alla vittima può essere risarcita la perdita di un bene avente natura non patrimoniale, nella misura in cui la stessa sia ancora in vita: presupponendo la vicenda acquisitiva del diritto alla reintegrazione della perdita subita la capacità giuridica riconoscibile soltanto ad un soggetto esistente (art. 2 col c.c.); - i danni non patrimoniali risarcibili alla vittima, trasmissibili "jure hereditatis", possono pertanto consistere: a) nel "danno biologico" (cd. "danno terminale") determinato dalla lesione al bene salute quale danno-conseguenza consistente nei postumi invalidanti che hanno caratterizzato la durata concreta del periodo di vita del danneggiato dal momento della lesione fino all'exitus : l'accertamento del danno-conseguenza è questione di fatto e presuppone che le conseguenze pregiudizievoli si siano effettivamente prodotte, necessitando a tal fine che tra l'evento lesivo e il momento del decesso sia intercorso un "apprezzabile lasso temporale" (cfr. Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 1877 del 30/01/2006; id. Sez. 3, Sentenza n. 15491 del 08/07/2014; id. Sez. 3, Sentenza n. 22228 del 20/10/2014; id. Sez. 3, Sentenza n. 23183 del 31/10/2014); b) nel "danno morale cd. soggettivo" (cd. "danno catastrofale"), consistente nello stato di sofferenza spirituale od intima (paura o patema d'animo) sopportato dalla vittima nell'assistere al progressivo svolgimento della propria condizione esistenziale verso l'ineluttabile fine-vita : anche in questo caso, trattandosi di danno-conseguenza, l'accertamento dell' "an" presuppone la prova della "cosciente e lucida percezione" dell'ineluttabilità della propria fine e (cfr. Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 6754 del 24/03/2011; Id. Sez. 3, Sentenza n. 7126 del 21/03/2013; id. Sez. 3, Sentenza n. 13537 del 13/06/2014); c) rimane invece esclusa la risarcibilità del danno consistente nella "perdita del bene-vita" (cd. "danno tanatologico"), autonomo e diverso rispetto al bene-salute, fruibile solo in natura dal titolare e insuscettibile di essere reintegrato per equivalente, sicché, ove il decesso si verifichi immediatamente o dopo brevissimo tempo dalle lesioni personali, deve escludersi la risarcibilità "iure hereditatis" di tale pregiudizio, in ragione - nel primo caso - dell'assenza del soggetto al quale sia collegabile la perdita del bene e nel cui patrimonio possa essere acquisito il relativo credito risarcitorio, ovvero - nel secondo - della mancanza di utilità di uno spazio di vita brevissimo (cfr. Corte cass. Sez. U, Sentenza n. 15350 del 22/07/2015 che compone in tal modo il contrasto giurisprudenziale insorto dopo il precedente contrario di Corte cass. Sez. 3, Sentenza n. 1361 del 23/01/2014).