Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Riccardo Mazzon - 28/01/2019

La causa di giustificazione della legittima difesa in ambito civile: danni, risarcimento ed indennità - prima parte -

Il Tribunale di Genova, con sentenza del 27 ottobre 1010, ha statuito che il fatto di «prendere per un orecchio» una persona, al fine di fargli cessare un comportamento pericoloso per la pubblica incolumità, seppure astrattamente riconducibile nell'ambito di applicazione dell'istituto della legittima difesa, non è in alcun modo scriminato: tale condotta, infatti, non serve solo a coartare a un certo movimento, ma serve anche a far male, a punire o almeno a coartare in modo molto deciso con l'immediata prospettiva della sofferenza fisica; nel caso di rissa, non si configura la legittima difesa, ai fini del giudizio civile, quando entrambe le parti agiscono in contemporanea e con pari volontà di offesa; il fatto di chi parcheggia la propria vettura in uno spazio privato adeguatamente segnalato come interdetto alla sosta, può senza dubbio qualificarsi come una molestia al pacifico godimento della strada privata da parte dell'ente proprietario e possessore: ne consegue che la rimozione dell'auto parcheggiata contro le disposizioni date e rese adeguatamente conoscibili integra il lecito esercizio dell'autotutela possessoria, che trova il suo fondamento normativo nell'art. 2044 c.c. che esclude l'antigiuridicità della reazione ad un'azione obiettivamente ingiusta.

Queste alcune tra le numerose prese di posizione della giurisprudenza in ambito di “legittima difesa” genericamente intesa: in effetti, la legittima difesa rappresenta una delle due (assieme allo stato di necessità: - dettagli, anche relativamente alle pronunce infra richiamate, in "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017 -) cause di giustificazione esplicitamente previste dal codice civile e, stante la scarna disciplina ad essa dedicata dal legislatore civile, anche qui, come per lo stato di necessità, l'interprete dovrà gioco forza, attraverso l'utilizzazione dei principi sottesi al concetto di trasversalità necessitata, attingere alla legislazione e alla dottrina penalistica.

D’altro canto, la norma che prevede la legittima difesa è norma di nuova introduzione, nel senso che essa non esisteva nel codice civile del 1865 e neppure nel code Napoléon; l'art. 2044 del codice civile rinvia sostanzialmente, per la nozione di legittima difesa quale situazione idonea ad escludere la responsabilità civile per fatto illecito, all'art. 52 c.p., che richiede, a tal fine, la sussistenza, nella fattispecie, della necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta (sempre che la difesa sia proporzionata all'offesa), affinché l'applicazione del principio espresso dall'articolo 2044 del codice civile avvenga in armonia con l'ordinamento giuridico complessivamente inteso (si vedano, nuovamente, i capitoli primo e secondo del volume citato).

In effetti, a norma dell'art. 2044 c.c. è previsto che non è civilmente responsabile colui il quale cagioni un danno per legittima difesa; tale norma tuttavia, non contiene alcun riferimento alla condizione relativa alla proporzione tra la difesa e l'offesa, per cui non può dubitarsi che la norma civile abbia recepito la nozione dell'esimente penalistica in tutti i suoi elementi, compresa la condizione di proporzionalità tra offesa e difesa, in assenza della quale la reazione difensiva, trasmodando in eccesso, cessa di essere legittima difesa e configura un fatto contra jus, soggetto a sanzione penale e fonte di obbligazione risarcitoria.

Naturalmente, l'identità concettuale tra l'art. 52 c.p. e l'art. 2044 c.c., deve, comunque, confrontarsi, oltre che con il “favor rei” che ha valenza generale in materia penale, con le diverse regole che presiedono la formazione della prova nel processo civile e penale, con la conseguenza che, mentre nel giudizio penale la “semiplena probatio” in ordine alla sussistenza della scriminante comporta l'assoluzione dell'imputato ex art. 530, comma 3, c.p.p., nel giudizio civile il dubbio si risolve in danno del soggetto che la invoca e su cui incombe il relativo onere della prova: così, è stato deciso che, in tema di risarcimento dei danni, l'art. 2044 c.c. rinvia sostanzialmente, per la nozione di legittima difesa, quale situazione idonea ad escludere la responsabilità civile per fatto illecito, all'art. 52 c.p., che richiede la sussistenza della necessità di difendere un diritto proprio o altrui contro il pericolo attuale di un'offesa ingiusta, sempreché vi sia proporzionalità tra la difesa e l'offesa, da valutarsi "ex ante"; ed, in applicazione di tale principio, la Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito che, in relazione ad uno scontro fisico in conseguenza del quale entrambe le parti avevano riportato lesioni personali, aveva ritenuto che, nell'incertezza della dinamica dei fatti, dovesse presumersi una legittima difesa reciproca.

Riassuntivamente, dunque, la legittima difesa di cui all'art. 2044 cod. civ., idonea ad escludere la responsabilità per fatto illecito, esige il concorso di due elementi: la necessità di difendere un diritto proprio od altrui dal pericolo attuale d'una offesa ingiusta e la proporzione tra l'offesa e la difesa; tali elementi, per fare un esempio, debbono ritenersi sussistenti nel caso in cui il creditore impedisca di fatto al debitore, minacciando azioni giudiziarie, la dispersione dei propri beni mobili attraverso l'alienazione a terzi e, proprio in applicazione di questo principio, la Suprema Corte ha recentemente confermato una sentenza di merito, la quale non aveva ravvisato alcuna responsabilità civile nella condotta del creditore che, dopo avere ottenuto un sequestro conservativo su capi di bestiame del debitore, ma prima che questo potesse essere eseguito, aveva impedito che i beni sequestrati fossero consegnati ad un terzo acquirente, minacciando azioni giudiziarie.

La disposizione in oggetto è senz'altro applicabile anche alla pubblica amministrazione, anche per danni causati da suoi dipendenti, nell'esercizio delle loro funzioni: così, ad esempio, viene sostenuto a chiare lettere come, ai fini della sussistenza della responsabilità aquiliana di cui all'art. 2043 c.c., occorra verificare se l'evento, asserito generatore del danno, sia stato determinato da un comportamento antigiuridico della Pubblica Amministrazione, posto in essere da organi della stessa Amministrazione i quali hanno operato in piena capacità di intendere e di volere e in assenza di cause tipizzate di giustificazione (art. 2044 e ss., c.c.: e, naturalmente, il comportamento dell'Amministrazione, oltre che antigiuridico, deve essere colpevole cioè frutto di un processo volitivo che non ci doveva essere, nel senso che l'adozione del provvedimento illegittimo ritenuto lesivo deve essere stato adottato con coscienza e volontà del fatto lesivo - ossia con dolo - oppure per effetto di comportamenti colposi elusivi di un quadro di riferimenti normativi e giuridici tali da palesare la negligenza e l'imperizia dell'organo nell'assunzione dell'atto viziato); ancora, è stato deciso che, in tema di responsabilità civile della p.a. per danno causato dai dipendenti nell'esercizio delle loro funzioni, la legittimità dell'uso delle armi, che, escludendo l'ingiustizia del danno, fa mancare il presupposto dell'azione di risarcimento del danno, suppone la proporzione tra l'interesse che l'adempimento del dovere di ufficio tende a soddisfare e l'interesse che viene offeso per rendere possibile tale adempimento; proporzione che va esclusa in presenza di una situazione in cui la tutela dell'incolumità fisica e della vita delle persone presenti possa prevalere sull'interesse alla cattura del rapinatore ed al recupero della refurtiva.