Responsabilità civile - Ingiustizia, cause di giustificazione -  Riccardo Mazzon - 25/08/2018

La causa di giustificazione dello stato di necessità: analisi alla luce dell'illecito complessivamente inteso - prima parte -

Ribadito con forza come una corretta applicazione anche in ambito civile, della causa di giustificazione qui in esame non possa assolutamente esulare da una conoscenza completa della – parallela - disciplina penalistica dell’istituto de quo, v’è in primo luogo da osservare come il Codice Penale disciplini una serie di circostanze in presenza delle quali viene meno, complessivamente, il contrasto tra un fatto conforme a fattispecie incriminatrice e l’ordinamento giuridico nel suo insieme: fra queste rientra lo stato di necessità e anche il c.d. soccorso di necessità - dettagli, anche relativamente alle pronunce infra richiamate, in "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017 -.

Orbene, lo stato di necessità, quale causa che esclude l’antigiuridicità dell’illecito (espressa, in ambito civile dall’articolo 2045 del codice civile e, in ambito penale, dall’art. 54 del codice penale), deve consistere in forze estranee alla volontà dell'agente che costringono costui ad agire in modo contrario al diritto obiettivo, per sottrarre sé stesso od altri al pericolo di un danno grave alla persona.

Ad esempio, lo stato di necessità è incompatibile con situazioni di pericolo volontariamente cagionate dallo stesso soggetto attivo e richiede l'esistenza di una situazione di pericolo attuale di un danno grave alla persona non altrimenti evitabile: così, in fattispecie in tema di concorso in usura, la Suprema Corte ha escluso la sussistenza dell'esimente nei confronti del ricorrente, che sosteneva di essere stato costretto a porre in essere la condotta ascrittagli per il timore che il concorrente nel reato, del quale era anch'egli vittima di usura, ponesse all'incasso alcuni assegni, che in precedenza aveva ricevuto a garanzia del debito; ulteriormente, integra il reato di violenza privata la condotta dell'infermiere il quale sottoponga a trattamento terapeutico un paziente che in relazione ad esso abbia, invece, manifestato un libero e consapevole rifiuto, non potendosi ritenere applicabili, in tale ipotesi, neppure le scriminanti dell'adempimento di un dovere o dello stato di necessità, condizioni esimenti che cedono il passo rispetto al diritto all'inviolabilità della libertà personale, intesa anche come libertà di salvaguardia della propria salute e della propria integrità fisica: la decisione è stata presa in fattispecie in cui l'operatore sanitario, in presenza di espresso e consapevole rifiuto all'apposizione di catetere, procedeva egualmente all'intervento sanitario nei confronti del paziente in ricovero, ricorrendo a violenza fisica per vincere la sua opposizione, picchiandolo sulle mani ed immobilizzandolo.

Il legislatore penale, sia detto per inciso, nel definire tali situazioni, parla genericamente di “circostanze che escludono la pena” (cfr. art 59 c.p.), utilizzando una formula che ha finito per ricomprendere indistintamente tutte le situazioni in cui il Codice dichiara un soggetto non punibile; e se la distinzione fra cause di giustificazione, cause di esclusione della colpevolezza (e cause di esclusione della pena) è fondamentale, non solo da un punto di vista teorico, ma anche, e soprattutto, dal punto di vista pratico, per gli effetti che ne discendono, l’individuazione della categoria cui appartiene una c.d. causa di non punibilità prevista dal Codice Penale andrà effettuata caso per caso.

Quanto allo stato e al soccorso di necessità, si è detto, essi sono disciplinati, originariamente solo in ambito penale, dall’art. 54 c.p., che al primo comma statuisce: “non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un danno grave alla persona, pericolo da lui non volontariamente causato, né altrimenti evitabile, sempre che il fatto sia proporzionato al pericolo”; in particolare, ricorrono tutte le condizioni volute dalla legge per l'integrazione dello schema legale dello stato di necessità (pericolo attuale di grave danno alla persona, altrimenti non evitabile), scriminante, ad esempio, il reato di sequestro di persona, nel caso in cui la privazione della libertà personale, nei confronti di tossicodipendenti sottoposti a programma terapeutico in comunità "chiusa", sia stata imposta per impedire il pericolo di fuga più volte minacciata, che sarebbe equivalso al ritorno all'uso di droga (nella specie eroina); ricorre, poi, l'eccesso colposo di cui all'art. 55, c.p. in relazione all'art. 54 stesso codice, quando in presenza delle condizioni suesposte le modalità attuative della privazione della libertà personale siano trasmodate in un uso di mezzi esorbitanti rispetto al fine di salvamento.

Al contrario, in assenza di attualità del pericolo, è stato deciso che la scriminante dello stato di necessità non può configurarsi, in relazione al reato di costruzione senza concessione, perché la natura stessa dell'attività dell'agente richiede per l'esecuzione delle opere un congruo periodo di tempo nonché una particolare organizzazione di mezzi, che mal si conciliano con i requisiti dell'attualità del pericolo e della costante mancanza di una effettiva alternativa previsti dall'art. 54 c.p. (nella specie, l'imputato aveva allegato - senza peraltro fornire alcuna prova - di essere stato costretto a realizzare l'opera perché sfrattato).

Invece, in assenza di danno grave alla persona, è stato chiarito che non ricorrono gli estremi dello stato di necessità, previsto dall'art. 54 c.p., in ipotesi di incombente pericolo di dichiarazione di fallimento, sia pure del proprio genitore, in quanto evento di natura patrimoniale che non può ritenersi costituire un pericolo grave alla persona scongiurabile soltanto mediante il compimento dell'atto penalmente illecito; infatti, va ribadito come l'esimente dello stato di necessità ricorra soltanto quando il fatto sia stato determinato dalla necessità di salvare sé od altri dal pericolo attuale di un grave danno alla persona, non determinato dall'agente e non altrimenti evitabile: così, ad esempio, in relazione al reato di truffa, è stato escluso lo stato di necessità determinato da impossibilità economica e finanziaria e dal bisogno di cure mediche, sotto il profilo che l'attuale organizzazione sociale assicura anche agli indigenti la necessaria assistenza medica; invece, ai sensi dell’art. 54 c.p., non è punibile l’alpinista che fa precipitare il compagno appeso alla medesima corda che minaccia di trascinare entrambi nell’abisso (stato di necessità) e nemmeno il marinaio che, notati due naufraghi in pericolo di vita e disponendo di un solo salvagente, indirizza il suo soccorso all’uno e non all’altro (soccorso di necessità); naturalmente, ex art. 59 c.p, l'esimente dello stato di necessità può essere invocato anche da chi abbia agito nell'erronea convinzione di trovarsi in uno stato di assoluto bisogno, sempre che tale convinzione sia logicamente scusabile.