Lavoro - Lavoro -  Riccardo Mazzon - 02/11/2018

La causa di giustificazione dello stato di necessità: rifiuti, circolazione stradale, stupefacenti, sanità, lavoro, urbanistica e altri casi notevoli

Anche per quanto concerne la condizione di inevitabilità del pericolo, è possibile far ricorso all’istituto della putatività e, in tal senso, è stato deciso ad esempio che, in tema di stato di necessità, anche le condizioni di attualità o inevitabilità del pericolo, che integrano i presupposti di operatività dell'esimente, possono costituire oggetto dell'errore cui è subordinata la configurabilità della scriminante stessa sotto il profilo "putativo" - dettagli, anche relativamente alle pronunce infra richiamate, in "Le cause di giustificazione nella responsabilità per illecito", Riccardo Mazzon, Milano 2017 -.

In ambito penale, le maggiori applicazioni in tema di inevitabilità del pericolo si riscontrano in materia urbanistica, ove spesso il reato di costruzione abusiva è stato considerato scriminato dall’inevitabilità di sopperire altrimenti a variegate esigenze di sopravvivenza e cura; ad esempio, è stato deciso che, in tema di operatività dello stato di necessità con riferimento al reato di costruzione abusiva, pur dovendosi ritenere corretta una interpretazione di tale scriminante che si riferisca alla esigenza di un alloggio salubre ed idoneo a garantire condizioni abitative minime essenziali, occorre potere escludere in modo assoluto la sussistenza di ogni altra concreta possibilità, priva di disvalore penale, di evitare il danno; ulteriormente, in caso di soccorso del figlio malato e costruzioni in muratura di circa 40 mq, è stata ravvisata la scriminante prevista dall'art. 54 c.p. in relazione all'imputazione ex art. 20 lett. b) l. n. 47 del 1985, ascritta in concorso al padre, committente, e al figlio, proprietario del suolo, nell'ipotesi di costruzione eseguita nei limiti strettamente indispensabili al fine di alloggiarvi chi si trovi in condizioni psicofisiche tali da non consentire concretamente altra soluzione compatibile con le sue attuali esigenze di sopravvivenza e cura; sempre in materia urbanistica, è stata esclusa l’inevitabilità quando esista la possibilità concreta di soddisfare il bisogno attraverso il mercato e lo stato sociale (ha precisato la Suprema Corte che comunque occorre che il fatto commesso sia proporzionale al pericolo e che l'imputato che invoca la causa di giustificazione ha l'onere di allegare tutti gli elementi concreti che configurano la sussistenza della scriminante) nonché quando, comunque, con altri mezzi si possa evitare il danno (nella specie, l'imputato aveva invocata la esimente "de qua" in relazione alla contravvenzione di cui all'art. 221 t.u. leggi sanitarie, assumendo di aver abitato in un immobile privo della licenza di abitabilità perché spintovi dalla necessità) ovvero quando esistono comunque concrete alternative: a tal proposito, è stato deciso che l'esimente di cui all'art. 54 c.p. richiede per la sua configurabilità non solo la concreta, accertata esistenza di un pericolo grave "alla persona", bensì pure che tale situazione di pericolo, ancorché relativa all'alimentazione, alle cure mediche, ecc., abbia tale carattere di indilazionalità e cogenza da non lasciare all'agente altra alternativa che quella di violare la legge (nella specie è stata esclusa l'applicabilità della esimente dello stato di necessità in relazione ad una costruzione abusiva eseguita in zona vincolata a parco pubblico).

Altri ambiti tipicamente interessati dal fenomeno della commissione di reati asseritamente scriminati da stato di necessità, connotato di inevitabilità altrimenti del pericolo, riguardano la sanità, la gestione dei rifiuti, il lavoro, la circolazione stradale, le sostanze stupefacenti e l’indigenza in genere; quanto alla sanità, è stato deciso che il medico non può invocare la scriminante dello stato di necessità qualora esista nella struttura un solo sistema di monitoraggio fruito da altro paziente, se comunque vi sia stata da parte sua una colpevole sottovalutazione del dato di allarme proveniente da un accertamento strumentale che avrebbe dovuto imporre una vigilanza ed una diversa condotta medica, fronteggiabile diversamente anche in quella realtà ospedaliera; sempre nello stesso ambito è stato deciso che soltanto il libero consenso del paziente, quale manifestazione di volontà di disporre del proprio corpo, può escludere in concreto, in assenza di altre cause di giustificazione codificate, l'antigiuridicità della lesione procurata mediante trattamento medico-chirurgico e sussiste, pertanto, il delitto di omicidio preterintenzionale ove, in seguito all'intervento chirurgico illecito e in conseguenza delle lesioni personali da esso derivanti, si verifichi l'evento della morte del paziente: trattavasi di fattispecie in tema di soggetto sottoposto ad intervento demolitivo di amputazione addominoperineale di retto, eseguito in luogo di quello concordato, meno grave e cruento, di asportazione transanale di adenoma villoso, in completa assenza di stati di necessità ed urgenza terapeutiche e del necessario, preventivo, consenso dell'avente diritto; ulteriormente, è stato ritenuto esser giustificato dallo stato di necessità il ricorso ad un intervento abortivo, senza l'osservanza delle modalità previste dalla legge 194/1978, da parte di una donna che si trovi nelle condizioni sociali, economiche e familiari, che, secondo la legge, legittimano l'interruzione volontaria della gravidanza e per le quali la prosecuzione della gravidanza comporterebbe un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, quando risulti che la donna sia stata costretta a ricorrere all'aborto clandestino dalla carenza di idonee strutture sanitarie pubbliche.

Quanto alla gestione di discarica di rifiuti, è stato deciso come il sindaco, che abbia gestito senza autorizzazione una discarica di rifiuti urbani, non possa invocare, l'esimente dello stato di necessità, qualora non risulti che egli fece tutto il possibile per scongiurare il pericolo di un grave danno alla salute pubblica, ivi compreso il ricorso allo strumento di cui all'art. 12 del d.P.R. n. 915 del 1982 o alle apposite leggi finanziatrici della costruzione di nuovi impianti di smaltimento dei rifiuti; ancora, è stato assolto per aver agito in stato di necessità, cioè in presenza di una situazione di grave pericolo alle persone, tale da poter essere evitato solo attraverso una condotta astrattamente proibita dalla legge penale, il presidente di una USL, che provvide allo smaltimento dei rifiuti speciali di un ospedale mediante un impianto inceneritore gestito in difetto di autorizzazione regionale, ove, a causa dell'inerzia degli organi pubblici responsabili, tale misura era l'unica possibile per evitare un pericoloso accumulo dei rifiuti stessi o la chiusura della struttura ospedaliera.

Quanto alla somministrazione di sostanze stupefacenti, è stato deciso non ricorrere lo stato di necessità per effetto della mera circostanza che un soggetto tossicodipendente versi in crisi di astinenza, trattandosi della conseguenza di un atto di scelta libera, e quindi evitabile, da parte dell'agente; ancora, si è ritenuto come non possa invocare lo stato di necessità colui che fornisca droga ad un tossicomane in crisi acuta di astinenza, sia perché la crisi, di per sé, non costituisce imminente pericolo di vita, sia perché al superamento della stessa si presentano, come normali alternative, l'affidamento del tossicomane ad un sanitario od il suo ricovero in luogo di cura.

Quanto al mondo del lavoro, in fattispecie processuale ove il giudice del merito aveva fatto risalire l'occupazione e la conseguente requisizione dell'azienda al comportamento colpevole dell'imprenditore e, precisamente all'intimazione - ritenuta illegittima - di un licenziamento collettivo per riduzione di personale, applicando, poi, alla occupazione l'esimente dello stato di necessità, la Suprema Corte ha deciso che non può essere applicata all'occupazione di azienda l'esimente dello stato di necessità giustificando l'occupazione con la necessità degli occupanti di evitare l'irreparabile danno derivante dalla perdita del posto di lavoro, allorquando gli stessi possono ottenere la reintegrazione rivolgendosi all'autorità giudiziaria; ulteriormente, è stato considerato illegittimo il comportamento del datore di lavoro il quale, eludendo la disciplina sul collocamento procede direttamente all'assunzione di lavoratori appartenenti alle qualifiche più basse della categoria operaia, mediante la diffusione di annunci pubblicitari e l'effettuazione di successivi colloqui con gli aspiranti, adducendo a giustificazione un preteso stato di necessità derivante dalle disfunzioni del locale ufficio del lavoro, impossibilitato a soddisfare, sia pure parzialmente, le richieste di manodopera.

Quanto al tema della circolazione stradale, lo stato di necessità non può essere invocato da colui che guida senza patente quando sussista la possibilità di ovviare al pericolo altrimenti, sicché l'esimente di cui all'art. 54 c.p. non è applicabile quando non sia stata dimostrata l'assoluta impossibilità di ricorrere a mezzi di trasporto diversi per provvedere all'opera di soccorso e la valutazione della situazione concreta rientra nei compiti del giudice di merito, comportando un apprezzamento in punto di fatto; è stato inoltre deciso che, in tema di circolazione stradale, solo il conducente (di autoveicolo), al quale non sia rimproverabile alcuna colpa, per violazione di norma specifica o generica, è esonerato da responsabilità penale ove, a fronte del comportamento irregolare di altro utente della strada, non sia in grado di effettuare manovra di emergenza o, postala in essere, non ottenga il risultato sperato ovvero si astenga dalla esecuzione di una tale manovra temendo di porre a repentaglio la propria o altrui incolumità; ulteriormente, sulla premessa che, in tema di guida senza patente, sussiste lo stato di necessità, come discriminante del reato, quando non vi sia possibilità di ovviare altrimenti al pericolo, è stato deciso che il conducente che guidi, senza patente, per chiamare un medico in soccorso di un ammalato, non può invocare l'esimente, ove non sia dimostrata l'impossibilità (e non la semplice difficoltà o scomodità) di ricorrere a mezzi leciti (per provvedere all'opera di soccorso) quali, ad esempio, la chiamata telefonica, l'uso di vetture da noleggio o il ricorso all'autovettura di un amico.

Infine, non è stato riconosciuto lo stato di necessità a chi meramente si trovi in ristrettezze economiche, in quanto l’inevitabilità sarebbe esclusa dalla possibilità di ricorrere all’assistenza dello Stato; singolare, inoltre, risulta la tesi, respinta dalla Cassazione Penale, che voleva inevitabile il ricorso ad una complessa azione criminosa organizzata posta in essere in Italia, con l’intento di evitare altri eccidi quali quello di Tell El Zaatar: ai fini dell'esimente dello stato di necessità, ha precisato la citata pronuncia, occorre una situazione di pericolo di danno grave alla persona per evitare il quale non può ricorrersi ad altro mezzo che all'azione illecita; pertanto, deve trattarsi d'una necessità assoluta che, nell'incombenza del pericolo, all'anzidetta azione inevitabilmente costringa, come unica via di salvezza per la propria o altrui persona; ora, affinché sia configurabile l'esimente dello stato di necessità occorre che il soggetto sia costretto all'azione, normalmente illecita, dall'attualità di un pericolo di danno grave alla persona e che tale azione sia l'unica idonea, in relazione alle circostanze, ad evitare a sé o ad altri il grave danno: nella specie, è stato escluso il ricorrere della scriminante in relazione ad una complessa azione criminosa organizzata e posta in essere, mediante introduzione in Italia, detenzione o porto d'armi micidiali, sequestro di terroristi arabi contro una rappresentanza diplomatica con l'intento di tentar di evitare altri eccidi quale quello di Tel El Zaatar.

La questione che qui c’impegna diventa peraltro, all’evidenza, giorno dopo giorno, sempre più problematica; si confrontino, per farsene una ragione, le numerose pronunce di legittimità che ritengono attualmente configurabile la causa di giustificazione dello stato di necessità (art. 54 cod. pen.): ad esempio, nei confronti di soggetto straniero, ridotto in condizione di schiavitù e obbligato a prostituirsi, il quale sia costretto a commettere il reato di atti osceni in luogo pubblico per il timore che, in caso di disobbedienza, possa essere esposta a pericolo la vita o l'incolumità fisica dei suoi familiari; in motivazione, la Suprema Corte ha osservato che la condizione di “asservimento”, collegata a ripetute condotte di costrizione mediante violenza e minaccia ed al permanere dello sfruttamento nei suoi confronti, impedisce al soggetto di sottrarsi all'esercizio della prostituzione con le modalità, anche pubblicamente oscene, imposte dagli sfruttatori o dal cliente occasionale, precludendogli altresì di rivolgersi alle Forze dell'Ordine o anche solo di collaborare all'attività di polizia.