Giustizia civile - Processo di cognizione -  Antonio Arseni - 29/11/2017

La CTU deducente e percipiente.Nullità della consulenza eccepita dalla parte che ha fornito al CTU documenti non prodotti nei termini di legge (Cass. 15620/17). Antonio Arseni

Nella pratica forense spesso accade che vengono acquisiti, attraverso una CTU, documenti non oggetto di formale produzione nell’atto della costituzione in giudizio o nei termini concessi dal Giudice ex art. 183 c.p.c.. Documenti che, talvolta, hanno una certa incidenza nel determinare gli esiti del giudizio.
In via di principio, la produzione documentale tardiva, effettuata con la consegna fatta dal consulente tecnico di parte o dal difensore della stessa, a mani del consulente d’ufficio, ridonda sulla validità dell’elaborato peritale: ma occorre fare attenzione in quanto trattasi di una nullità relativa che rimane sanata se non è eccepita tempestivamente dalla parte che contesta la ritualità della produzione.
Purtuttavia, nell’ambito della allegazione documentale tardiva - fermo restando che il CTU non ha alcun potere di supplenza rispetto al mancato espletamento degli oneri probatori posti a carico delle parti (conclusione che, invero, viene espressa con l’affermazione secondo cui la CTU non costituisce un vero e proprio mezzo di prova ma un mezzo istruttorio finalizzato a valutare la prova fornita dalle parti)- è possibile che il CTU possa validamente acquisire documenti, in genere pubblici, necessari per portare a termine la consulenza affidatagli dal Giudice.
La Corte Regolatrice, in una recente sentenza  del 23/06/2015 n° 12921, ha chiarito il significato da attribuire al potere, riservato al CTU, di attingere “aliunde” notizie e dati, non rilevabili dagli atti processuali e concernenti fatti o situazioni formanti oggetto del suo accertamento, subordinandolo alla necessità “di espletare convenientemente il compito affidatogli e che le indagini possono concorrere alla formazione del convincimento del Giudice purché ne siano indicate le fonti, in modo che le parti siano messe in grado di effettuarne il controllo, a tutela del principio del contraddittorio”.
Trattasi di un potere finalizzato al corretto espletamento dell’incarico affidatogli che, lungi dall’assolvere ad una funzione di supplenza, da parte del consulente, rispetto al mancato espletamento, da parte dei contendenti, dei rispettivi oneri probatori, serve per portare a termine l’indagine e per verificare, sul piano tecnico, se le affermazioni delle parti siano o meno corrette.
La S.C., a titolo esemplificativo, fa riferimento alle delibere comunali dalle quali estrarre il coefficiente per determinare il canone di locazione, alla documentazione relativa ai piani regolatori, a tutti quei dati riguardanti il valore dei terreni espropriati per verificare che l’indennità di esproprio sia correttamente quantificata. Il CTU potrà anche, nel contraddittorio delle parti, acquisire documenti non prodotti e che possono essere nella disponibilità di una parte o anche di un terzo, qualora ne emerga la indispensabilità all’accertamento di una situazione di comune interesse, come può essere un atto di frazionamento per individuare il confine tra due fondi. Il CTU può anche acquisire dati tecnici di riscontro alle affermazioni e produzioni documentali delle parti, semprechè ne sia indicata la fonte di acquisizione onde consentire loro di verificare l’esatto e pertinente rilievo.
Conclusivamente sul punto, può dirsi, richiamando i principi formulati dalla S.C., che la CTU costituisce un mezzo di ausilio per il Giudice, volto ad una più approfondita conoscenza dei fatti già provati dalle parti, la cui interpretazione richiede nozioni tecnico-scientifiche e non un mezzo di soccorso volto a sopperire all’inerzia delle parti medesime (c.d. consulenza deducente).
Eccezionalmente, quando sia necessario accertare fatti non altrimenti dimostrabili o conoscibili, se non con l’impiego di specifiche tecniche scientifiche o strumentali particolari (si pensi ad esempio a quelle necessarie per l’accertamento della responsabilità medica), è consentito al Giudice di ricorrere al CTU, la cui consulenza è detta percipiente in quanto è fonte diretta di prova del tutto utilizzabile, al pari delle altre già acquisite al processo, ed in grado di “alleviare”, per così dire, il carico probatorio della parte istante, potendo la stessa allegare la tesi tecnica su cui il Consulente di ufficio potrà operare.
In parole semplici, la CTU si dice deducente o percipiente a seconda che i fatti da valutare siano o meno già accertati. La distinzione è di creazione giurisprudenziale e non codicistica.
Quanto sopra, con riguardo alla c.d. CTU ordinaria laddove regole diverse sono previste per una speciale forma di consulenza il cui referente normativo è rappresentato dall’art. 198 c.p.c.(esame contabile).
A mente di detta disposizione normativa, al CTU è consentito, con il consenso delle parti, di esaminare, previa acquisizione, ancorché tardiva, di tutta quella documentazione accessoria cioè utile a consentire una risposta più esauriente ed approfondita al quesito posto dal Giudice.
Detto consenso, tuttavia, non rende ammissibile la documentazione non prodotta ritualmente in giudizio, laddove la prova documentale riguardi fatti o situazioni poste direttamente a fondamento della domanda o delle eccezioni di merito.
Come già accennato, l’esame della documentazione non ritualmente prodotta ed i conseguenti accertamenti sono idonei ad entrare nel processo, semprechè si tratti di documenti accessori acquisiti con il consenso delle parti ovvero senza il consenso qualora quest’ultima non abbia eccepito l’invalidità della consulenza, da farsi valere alla prima risposta successiva al deposito della relazione peritale, trattandosi di nullità relativa soggetta al regime di cui all’art. 157 c.p.c. (v. ex multis Cass. 14/08/1999 n° 8659).
Purtuttavia, l’eccezione di nullità non può essere fatta valere da chi ha dato causa al vizio, come nel caso scrutinato nella decisione della Corte Regolatrice 22.06.2017 n. 15620, laddove l’invalidità era stata fatta valere proprio da chi aveva proceduto ad una produzione tardiva.