Lavoro - Previdenza e assistenza -  Redazione P&D - 14/08/2017

La disciplina dell’assegno per il nucleo familiare. - Francesca Micolucci

Definizione
L’assegno al nucleo familiare rappresenta un  sostegno per le famiglie dei lavoratori dipendenti, così come per i pensionati da lavoro dipendente. Tale assegno è riconosciuto ai nuclei familiari composti da più persone che abbiano redditi inferiori a quelli determinati annualmente dalla legge.
Presupposti necessari, quindi, al riconoscimento ed alla determinazione dell’importo dell’assegno per il nucleo familiare sono:
La composizione del nucleo familiare;
Il reddito complessivo del nucleo stesso.
La domanda che determina l’importo annuale dell’assegno al nucleo familiare ha decorrenza dal 1° luglio di ogni anno; essa dev’essere presentata all’Ufficio responsabile del trattamento economico nel momento in cui il dipendente è in possesso della documentazione relativa ai redditi dell’anno precedente 1.
Legge istitutiva dell’assegno al nucleo familiare e successive norme di riferimento.
L’assegno al nucleo familiare è stato istituito con l’art. 2 del D.L. 13/3/1988 n.69, successivamente convertito in Legge 13/5/1988, n.153, e rientra nella normativa relativa al trattamento economico di famiglia.
La successiva legge 296 del 27/12/2006 comma 11 dell’art. 1, ha introdotto importanti modifiche alla disciplina vigente in tema di assegno per il nucleo familiare.
Con successivi interventi normativi 2 sono state rielaborate le tabelle di riferimento per stabilire l’importo dell’assegno per il nucleo familiare.  
A chi spetta l’assegno?
L’assegno viene corrisposto al dipendente che ne fa richiesta e che sia in possesso dei requisiti previsti dalla legge. La legge prevede, inoltre, che per lo stesso nucleo familiare non possa essere erogato più di un assegno familiare. Il legislatore ha però voluto prevedere un’altra ipotesi di soggetto legittimato a richiedere l’assegno per il nucleo familiare.
In particolare, il decreto del 4 aprile 2005 3, ha previsto che il coniuge del lavoratore dipendente, avente diritto all’assegno, a partire dal 1 gennaio 2005, può fare apposita domanda al datore di lavoro del coniuge per richiedere il pagamento degli importi.
Come si richiede l’assegno?
Vi è una diversa impostazione nella richiesta dell’assegno al nucleo familiare a seconda che sia il dipendente a fare richiesta dell’assegno o che sia il coniuge.
Nel primo caso, la domanda di richiesta dell’assegno è fatta direttamente dal dipendente all’Ufficio stipendi.
Nel secondo caso è legittimato all’esercizio del diritto il coniuge del dipendente, il quale ha facoltà di richiedere il pagamento degli importi spettanti.
Al momento della richiesta dell’assegno al nucleo familiare è necessario specificare:
La composizione familiare;
La determinazione del reddito annuo;
La dichiarazione di responsabilità del coniuge non dichiarante;
La dichiarazione di responsabilità del richiedente.
Non sussiste alcun obbligo per gli interessati di allegare alcun documento relativo alle informazioni del nucleo familiare e al reddito; a meno che l’ufficio responsabile non richieda la documentazione necessaria per i doverosi controlli.
Chi corrisponde l’assegno?
Al termine di quanto esposto sinora, è necessario chiedersi chi corrisponda effettivamente l’assegno al nucleo familiare e quale sia la relativa disciplina.
L’assegno al nucleo familiare è, almeno in una fase iniziale, corrisposto dal datore di lavoro sulla busta paga del lavoratore. In realtà l’assegno al nucleo familiare è corrisposto dall’INPS. Difatti, successivamente, il datore di lavoro, dopo aver anticipato al lavoratore l’importo dell’assegno, compensa la somma versata a questi nel momento in cui vi sarà il pagamento all’INPS dei contributi previdenziali 4.
A quanto appena affermato, vi sono però delle eccezioni, che costituiscono una deroga al principio generale poc’anzi enunziato. In questi casi l’INPS provvederà direttamente a versare al lavoratore l’assegno al nucleo familiare. I presupposti, affinché si verifichi tale ipotesi, sono:
La particolare caratteristica del rapporto di lavoro;
Le reali condizioni in cui versa il datore di lavoro.
I casi, quindi, in cui l’INPS versa direttamente l’assegno per il nucleo familiare sono:
La qualifica di operai agricoli;
Collaboratori domestici;
Lavoratori collocati in aspettativa sindacale secondo le norme della Legge 300/1970;
Lavoratore ex dipendente di azienda cessata o dichiarata fallita;
Lavoratori che percepiscono l’indennità ASPI, mini ASPI e di mobilità;
Qualora l’erogazione degli assegni al nucleo familiare venga effettuata dal datore di lavoro è necessario che vi sia l’autorizzazione nei casi in cui:
Venga richiesto l’inserimento di determinati familiari;
Nei casi di possibile duplicazione del pagamento;
Per applicare l’aumento dei livelli reddituali.
In questi casi il richiedente deve presentare un’apposita domanda di autorizzazione all’INPS, allegando la documentazione necessaria.
In un secondo momento l’INPS rilascia il modello di autorizzazione che successivamente il lavoratore presenterà al datore di lavoro.
Qualora l’assegno al nucleo familiare sia erogato direttamente dall’INPS il richiedente presenta la richiesta per la liquidazione dell’assegno; a tale richiesta viene allegata la documentazione, o dichiarazione, sostitutiva indispensabile alla definizione della domanda stessa. In questo caso non è richiesta alcuna autorizzazione, salvo che per le seguenti ipotesi:
Figli ed equiparati di coniugi legalmente separati o divorziati, o in stato di abbandono;
Figli nati fuori dal matrimonio e riconosciuti da entrambi i genitori;
Figli del coniuge nati da un precedente matrimonio.
Un breve cenno merita, infine, l’ipotesi in cui il datore di lavoro si rifiuti di versare l’assegno di mantenimento ad un ex dipendente. Qualora ciò si realizzi, l’INPS, su segnalazione del lavoratore, il quale una volta segnalata l’inadempienza dovrà aver esperito senza successo ogni formalità idonea ad interessare il datore di lavoro, segnalerà l’azienda alla Direzione Provinciale del Lavoro affinché quest’ultima adotti i provvedimenti sanzionatori adeguati. Qualora venga accertata l’impossibilità per il lavoratore di ricevere quanto dovuto da parte del datore di lavoro, sarà l’INPS a provvedere al pagamento diretto della prestazione.
Prescrizione
Il diritto all’assegno familiare si prescrive entro 5 anni dal momento in cui è sorto; entro tale periodo possono essere richiesti gli arretrati per un periodo di tempo fino a 5 anni dalla data della domanda.

1. Mod. Cu- Certificazione lavoro dipendente, assimilati e assistenza fiscale;
Mod. Cu- Certificazione lavoro autonomo, provigioni e redditi diversi;
Mod. 730
Unico 

2. Circolare n.9 del 16 febbraio 2007 della Ragioneria Generale dello Stato (diventata operativa a partire dal 1 gennaio 2007); Circolare n.24 del 18 giugno 2007 della Ragioneria Generale dello Stato, che ha rielaborato e sostituito la precedente circolare; Decreto Interministeriale 25 marzo 2008, pubblicato in G.U. n.132 del 7/6/2008, con cui sono state apportate ulteriori modifiche alla normativa dell’assegno per il nucleo familiare. In particolare la Circolare n.16 del 24 giugno 2008 della Ragioneria Generale dello Stato ha rielaborato le tabelle relativamente ai nuclei familiari con un disabile a carico. 

3.  Relativo all’art. 1 comma 559, della legge finanziaria 30 dicembre 2004.

4. Tale regola è stata prevista dall’art. 8 , L. n. 1038/61  che testualmente dispone: “Salvo quanto disposto per l’agricoltura negli articoli da 66 a 69, gli assegni familiari sono corrisposti agli aventi diritto a cura del datore di lavoro alla fine di ogni periodo di pagamento della retribuzione”.