Cultura, società - Intersezioni -  Maria Rosa Pantè - 05/05/2020

La donna addomesticata dalla gatta

Ci son voluti i topi, piccoli roditori, e per i topi ci son voluti i raccolti di grano, e per i raccolti c'è voluta una rivoluzione umana, il passaggio dalla caccia e dal nomadismo all'agricoltura, alla vita stanziale. 

Poi sono venuti i gatti!

È tipico dei gatti comparire nel bel mezzo di una rivoluzione, la più grande forse per l'umanità. Senza un evento così fondamentale non si sarebbero certo scomodati.

Il gatto si lascia avvicinare solo da un ambiente confortevole... se no perché dovrebbe perdere la sua bella libertà?

Ma questo è un errore: un gatto non perde mai la sua bella libertà, accetta dei compromessi, ogni tanto così per farci piacere, perché arriva a volerci bene. 

Del gatto imperscrutabile è il pensiero, e nessuno può dubitare che intensamente pensi. Del gatto insondabili sono gli intenti. Del gatto incerta è l'origine della domesticazione. La parola domesticazione per il gatto è esatta se intesa nel senso di domestico, cioè di casalingo. Il gatto è domestico non perché, come il cane, partecipa alla vita del gruppo, ma perché al gatto piace avere una casa e una famiglia da adottare. Naturalmente chi vive con un gatto sa che la casa è del gatto prima che sua e vi si adegua. 

Incerta, appunto, è la domesticazione del gatto. Forse potrebbe essere andata così...

“Oggi non sto bene, non ho mangiato abbastanza, ormai essere incinta è diventato un problema, come faccio a mantenermi in forze? Uhm che movimenti in quella zona, li noto da un bel po', ma non so come avvicinarmi. Ci sono quei cosi grossi che camminano su due zampe, se mi vedono mi spellano. Oltre tutto indossano sempre pelli di qualcosa, d'altra parte son così pelati: a me fanno impressione. Miao, miao che fame. Meglio morire di fame o spellati da quei cosi?

Guarda quegli animaletti come corrono, hanno un profumino!!! Mi avvicinerò ancora un poco, miao, miao il mio stomaco. Ma come faccio a prenderne uno? Quanto sono veloci, però almeno non volano, da quando ho la pancia piena di cuccioli non riesco a saltare come una volta. Ecco quello è più lento, caspita com'è grasso, ma cosa ci sarà in quelle tane grandi come montagne? Mi avvicino, dai ci provo, quello lì s'è mezzo appisolato”.

E la gatta balzò. Nonostante fosse alla fine della gravidanza, il balzo fu perfetto, ben calibrato e la portò sul povero topino. Che morì, ma almeno morì a pancia piena. La gatta prese il cadavere e si ritirò in un luogo più nascosto, lo mangiò avidamente. Era buono! Il giorno dopo e quello dopo ancora era di nuovo là in attesa d'una preda. Non sapeva che poco distante un gruppo di uomini e donne discuteva animatamente.

“Come facciamo con quei roditori? Ci mangiano tutto il grano e le riserve di cibo. Qualcuno ha un'idea?”

Timida, timida una fanciulla, da poco sposata, da poco entrata nel consiglio della comunità, alzò la mano. “Vorrei dirvi una cosa”. Sussurrò. “Nel nostro granaio i roditori non entrano più.” Un mormorio di stupore e di invidia si levò nella stanza. Com'era possibile? La donna disse, arrossendo: “io, io credo di saperlo”. E raccontò dell'animaletto che alla stessa ora tutti i giorni da un po' di tempo andava vicino al suo granaio a mangiare. Grano? Chiesero tutti inorriditi. “No, roditori.”

“Oh!!!”

Il punto era come fare a ripulire tutti i granai. Si convenne che bisognava catturare l'animaletto.

Venne incaricata la ragazza. La fanciulla era mite ed era pure incinta, non sapeva come fare. Si accorse però che l'animaletto da qualche giorno veniva al granaio senza trovare cibo e un po' per provare ad avvicinarlo un po' per riconoscenza, cominciò a lasciare pezzi di carne vicino a casa sua... vicino sempre più vicino.

“Questa carne qui non è mica male. Lei non se l'immagina, ma io da un po' l'osservo. La mette lì, tutti i giorni e scommetto che guarda se passo, perché appena ho mangiato esce e controlla. Lei non sa che io la guardo quasi tutto il giorno, pensa che vada chissà dove, ma non posso, sono nati i miei  cuccioli e in effetti sarebbe meglio se la carne fosse un po' più abbondante dato che gli animaletti sono scomparsi. Più carne... come faccio a farglielo capire? Ha un muso simpatico, e mani profumante, silenziosa quasi come me, quasi. Un odore familiare, che non so identificare. Miao” 

Il mattino dopo la donna lasciò la carne, venne la gatta e mangiò.... poi restò ferma, in attesa guardando verso la casa. La donna non sapeva che fare, uscì, camminando lenta e pian piano si avvicinò all'animale. Da vicino le parve molto grazioso, aveva occhi belli, i più belli che avesse mai visto. Erano a un passo: la gatta e la donna. La gatta guardò all'insù, la donna all'ingiù e si riconobbero.

La donna allungò la mano, e incontrò un pelo morbidissimo, la gatta prese a fare un rumore basso e profondo. La donna all'iniziò si spaventò un poco, poi provò una sensazione di calma. Che voglia di stringere quella creatura, come fosse un figliolino. Improvvisamente la gatta di sottrasse, fece un breve soffio e fuggi.

Tornò dopo poco, per istinto si mise tra le gambe della donna, la donna rise e avanzò un po' verso la boscaglia. La gatta la precedette, inizio a miagolare. Alla fine la donna si trovò davanti a 4 esseri così piccoli, così piccoli come non ne aveva mai visti. Fece per prenderli, ma la gatta soffiò forte e mostrò gli artigli. La donna tornò a casa e dopo un po' ricomparve con una bella dose di carne. Passarono pochi giorni e un mattino, aprendo la porta, la donna scorse davanti all'uscio 4 fagottini ben pasciuti e una mamma gatta che la fissava con orgoglio.

“Miao. Ti farò un po' di compagnia, mi sa che hai bisogno di me. Custodisci i miei piccoli mentre vado a caccia e quando torno che sia tutto a posto!”.

Forse non è andata proprio così, ma due mamme che si incontrano si capiscono al volo.