Famiglia, relazioni affettive - Generalità, varie -  Paolo Cendon - 21/07/2020

La famiglia come luogo del male, alle volte

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Fra i coniugi anzitutto. Trasgressioni ai doveri del “regime primario”; inferni grandi e piccoli, abdicazioni totali ai propri compiti, sordità oltre il lecito, imposizione di convivenze sgradite, aut aut irragionevoli. Oppressioni maschiliste, consuetudini anti-igieniche, meschinità, frustrazioni e umiliazioni sistematiche; tenerezze ingiustamente negate, sadismi innocenti, stillicidi di mostruosità.

 

Verso i figli poi. A parte le condotte più terribili (pratiche incestuose, induzione alla prostituzione, malattie genetiche trasmesse per incuria, percosse continue), il campionario intero delle severità spropositate, insieme a tutte le forme di abbandono: affettivo, sanitario, educativo, igienico, culturale, e poi scolastico, televisivo, istituzionale, mondano, ludico.

 

Veleni tra fratelli e fratelli, tra sorelle e sorelle: Caino e Abele alla moviola quotidiana.

 

I soprusi verso un congiunto debole: un minorato psichico – oppure un malato di AIDS, una zia dai costumi leggeri, un cugino sbilenco o deforme - chiuso da un certo momento in poi in soffitta; legato magari a una catena, lunga appena sino al gabinetto.

 

Oppure i figli contro i genitori: violenze, ancora una volta, e poi minacce, terrorismi, ricatti, prepotenze - senza scordare il vasto repertorio (meno cruento ma altrettanto doloroso) degli egoismi oltre misura, dei gesti di avidità: piccoli ricatti, cecità di comodo, solidarietà assente, i conforti più semplici negati.

 

La violazione degli obblighi di mantenimento (spesso ad opera del marito e padre, nei confronti dei propri congiunti): quasi sempre dopo che l’unione coniugale è finita, talvolta quando il matrimonio è ancora in piedi. Oppure quella, meno clamorosa, ma altrettanto grave, degli obblighi alimentari.

 

I soldi che non arrivano - alla madre che ha lasciato magari il lavoro, dovendosi occupare dei bambini. Quanti casi del genere ogni anno? Difficoltà improvvise, allora, necessità di indebitarsi: la giustizia troppo lenta, il debitore quasi imperseguibile; bollette sempre più ardue da pagare, il riscaldamento tenuto basso, le code agli uffici comunali di assistenza, il telefono diventato un lusso, i negozianti stanchi di fare credito.

 

Tutto il resto, poi: dover ripiegare su lavoretti da quattro soldi, lasciando i figli soli a casa, le avances sessuali dell’ex-partner (subite in cambio del saldo per certe medicine); i vestiti riciclati due o tre volte; vincere ogni orgoglio e bussare alle porte delle sorelle - le stesse che avevano sempre ammonito come sarebbe finita. Scendere momentaneamente a patti con l’obbligato, accettare le sue condizioni, doverlo magari ringraziare.