Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Sara Costanzo - 18/04/2020

La forza delle relazioni

Il 21 novembre 2016, più o meno alle 9 di sera, la piccola Sara si accascia a terra, colpita da un aneurisma celebrale. Improvvisamente, senza preavviso, nel mezzo delle piccole cose che fanno la felicità di una famiglia, un anniversario, una cena, il suo amore sicuro, la sua gioia limpida.

DOVE SEI? di Alessandro Flora è il racconto di ciò che accade “dopo”, in quel tempo strano in cui convivono la forza della morte e quella invitabile della vita. Ognuna a tirare dalla sua parte. E tu nel mezzo, qualunque cosa voglia dire trovarsi in quel punto.

Ho conosciuto Alessandro molti anni fa, lavoravamo sullo stesso piano, lui in fondo al corridoio, un po’ defilato, quasi a simboleggiare il suo sentirsi ai margini di molte logiche universitarie. Ricordo la sua vita felice, senza sbavature di rilievo, la serenità e la forza che nasce dal non aver mai conosciuto il tempo fermo del dolore intenso, il senso di fragilità che ti coglie quando non puoi più fidarti di te stesso e della vita. quando la volontà non basta a farti girare il timone.

Non posso non pensare, leggendo, che la vita ti prepara al tempo della sofferenza in due modi: facendoti assaggiare il dolore in bocconi piccoli e diluiti, cosi da farti abituare al sapore o rendendo forte, profondamente forte, tutto il resto cosicché, quando lo tsunami  arriva le fondamenta restano in piedi. Ad Alessandro, credo, sia toccata questa seconda strada. E so che la vita, alla fine, è stata saggia.

E’ in ogni riga: la forza viva della sua famiglia, Lu e gli altri due figli, Stefano e Francesco, di Sara, degli amici, di una ragione apparentemente lontana da Dio, che si è spinta senza pregiudizi fino al limite, fino alla soglia del Mistero, senza abbassare lo sguardo ma pronta ad affrontare la sfida. E’ un libro che ha la forza dell’esperienza, quella raccontata quando le ferite sono ancora aperte e tutto può cambiare. Non le mosse ma il gioco. Tutto.

Mi chiedo quale sia il segreto, se le mie di fondamenta avrebbero retto altrettanto bene, perché rileggo spesso questo libro in cerca di fiducia.

E la risposta, per quanto suoni banale (ma le cose belle sembrano spesso prive di spessore, come se  le cose davvero profonde -eccetto quelle dei santi o dei grandi uomini- non potessero avere questa matrice) è l’amore, la forza delle relazioni. Quando  l’altro ti permette di guardar al mondo con i suoi occhi, di farti appoggiare sulla sua speranza, sulle sue certezze o solo sulle sue spalle. Di reggere il nulla, il vuoto, di trovarne il senso o la sua assenza. Senza l’amore, senza gli altri, tutto questo sarebbe impossibile o solo un modo di evitare la realtà,  le sue implicazioni, il senso delle sue conseguenze.

Di queste presenze è piena ogni riga, anche quelle in cui il dolore ti lascia, per sua natura, terribilmente solo. Tra tutte ne ricordo sempre una, piccola come Sara, semplice, delicata.

La maestra ha temporaneamente trasformato quel banchetto nell’isola che non c’è, dove i bambini possono depositare pensieri e disegni per e su Sara. Tra questi mi colpisce un testo senza disegni, scritto in bello stile con pennarelli colorati: MAMDA UN SEMPLICE MESSSAGGIO PER INFORMARE LA CLASSE CHE STAI BENE.