Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Marco Faccioli - 20/04/2019

La guerra perduta

Fino a nemmeno tanti anni fa, quando si prendeva una multa, le cose da fare si limitavano sostanzialmente a tre: o la si pagava, o si faceva ricorso contro la stessa, oppure non la si pagava punto e basta, restando fatalmente in attesa dei successivi eventi. Nell'era di internet, dove ogni occasione di berciare a sproposito non viene mai persa, esiste una quarta via: quella di pubblicare un post su Facebook dove si maledicono i poliziotti che hanno elevato la contravvenzione. Ed è proprio quello che ha fatto un lavoratore italiano, frontaliere in Svizzera che, dopo aver preso una multa dalla polizia cantonale a Chiasso per essere stato sorpreso alla guida con il cellulare, ha pensato bene di sfogarsi (a modo suo) in Rete. “Vi giuro che quando vado in pensione vi ammazzo tutti sbirri svizzeri bastardi. Dovete morire!!!”. Questo il diversamente sobrio post del suddetto subito dopo la contravvenzione. L'arcinota efficienza svizzera non si è di certo fatta attendere e, nemmeno 24 ore dopo, come riporta il sito ticinolibero.ch, il leone da tastiera è stato licenziato dalla sua azienda e, come se non bastasse, è stato pure incriminato per minacce dalla polizia svizzera (...più naturalmente, la multa presa che dovrà comunque pagare). “A seguito dell’incresciosa vicenda che vede protagonista in negativo un nostro dipendente, il quale sul proprio profilo Facebook ha rivolto insulti e pesanti minacce all’indirizzo delle forze dell’ordine, Rapelli SPA ha prontamente reagito poichè simili comportamenti sono incompatibili con la nostra cultura aziendale e con i valori su cui essa si fonda (...) abbiamo quindi deciso il licenziamento immediato del collaboratore”. Questo il lapidario comunicato aziendale con cui, senza nemmeno troppi giri di parole, l'improvvido postatore è stato messo alla porta. E pensare che non è certo la prima volta che un'azienda Svizzera licenzia un proprio dipendente (italiano) per esternazioni senza il silenziatore su Facebook: alcuni mesi fa una giovane frontaliera, fresca fresca di laurea in ingegneria gestionale (ma del tutto a secco di bon ton istituzionale), è stata licenziata da un’azienda di Bioggio (nel Canton Ticino) per cui lavorava per aver scaricato la propria rabbia sui social network per una multa presa a Lugano ...anche in questo caso fare ricorso deve essere stato ritenuto eccessivamente burocratico, per cui si è ritenuto più opportuno rivolgersi alla Rete, pagandone ovviamente tutte le salatissime conseguenze. Eppure sono anni che si mettono in guardia gli iscritti ai social media (...anche con il modesto contributo di questa rubrica) dal pubblicare post con esternazioni fuori luogo o immagini che sarebbe meglio cancellare: ...fate attenzione! ...volate basso! ...occhio a quel che scrivete! ...pensate alle conseguenze! Niente da fare, la sensazione a volte è quella di parlare con i sassi. Una guerra, quella contro l'uso irresponsabile dei social network, che a volte pare irrimediabilmente perduta.