Cultura, società - Cultura, società -  Marco Faccioli - 05/06/2020

La miglior vita possibile

Nell'odierna epoca dei social media ci sono persone (...molte, tante, forse troppe) che avvertono così fortemente il bisogno di apparire, di mostrarsi, di ostentare (non tanto ciò che sono ed hanno ma, e qui sta il dramma, quel che non-sono e quel che non-hanno), che alla lunga finiscono per perdersi, finendo totalmente disorientate in un mondo di cui hanno del tutto smarrito le coordinate. A sentire gli esperti, e non i sedicenti tali, quando ci si lascia sedurre dalle tentazioni dell’ego e della vanità, si parte per un viaggio di sola andata. Tantissimi sono infatti coloro che, assorbiti in una seconda vita virtuale a cui quella reale a stento riesce a tenere il passo, vivono di inganni, di grandi e piccole menzogne che, alla lunga, fanno perdere il senso della realtà, con l'inevitabile conseguenza che sarà sempre più difficile essere se stessi. E così tutta una serie di illusioni, di notizie false, di vite non vissute, di emozioni non provate, viene postata sui social network per colpire, suscitare invidia, creare ammirazione. Si finge un coraggio che non si possiede, una felicità che non si prova, una forza d'animo che non si ha. La competizione per voler sembrare sempre e comunque il migliore tiene tutti avvinti e nessuno si rende conto che, in realtà, sono già tutti sconfitti. Un anonimo blogger ha scritto, centrando appieno lo spirito botulinato di questi tempi: “Si pubblicano foto su foto, manipolate, ritoccate, taroccate, ci si vuole mostrare perfetti, si cerca approvazione... La corsa ai like cambia e stravolge i connotati. I profili sono così perfetti, le persone così felici, le foto così belle, il cibo così gustoso, i selfie così riusciti ...le feste le più chic, gli amici i più sorridenti, le famiglie tutte così perfette, i posti di lavoro tutti così potenti, i vestiti tutti i più costosi ...la miglior vita possibile!” Infine tutto questo diventa una sorta di dipendenza, si tende ad esagerare sempre di più, senza accorgersi a volte di aver oltrepassato quella impercettibile linea tra il sublime ed il ridicolo. I social media hanno radicalmente cambiato le nostre vite, ed oggi bisogna prendere atto di come il livello di felicità, la realizzazione ed il successo di una persona, dipendano dal numero di cuori e like sul suo profilo, che il più delle volte, non dimentichiamolo, vengono messi da perfetti sconosciuti, che probabilmente non incontreranno mai. Paradossale cercare consenso ed ammirazione negli estranei, trascurando invece chi si ha vicino e le persone che si conoscono per davvero. Questi comportamenti dilaganti, oltre ad illudere tanti, creano disagi e frustrazioni in tanti altri, poiché questa falsa prosperità, che spesso si vede e si invidia nella vita degli altri, si cerca in ogni modo di materializzarla anche nella propria, il più delle volte senza riuscirci. Nell'epoca dei social e dei “mi piace” come indice inappellabile di consenso, tutti noi sembriamo esserci dimenticati  che la vita non è perfezione assoluta, non può esserlo, e di questo dovremmo esserne consci tutti.