Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Marco Faccioli - 07/04/2020

La patata intelligente

Se ci facciamo caso oggi tutto è “smart”. È “smart” il telefono, sono smart la casa, la macchina, l'ufficio e pure il frigo (ce ne siamo occupati mesi fa proprio su questa rubrica), lo stanno diventando gli occhiali, gli orologi, i divani ...insomma, il mondo intero sta lavorando intensamente per far sì che ogni cosa sia “smart”. Smart (intelligente) è una delle parole più in voga negli ultimi anni e la si utilizza quando si vuole alludere all'acume e alla capacità di persone, ma soprattutto di oggetti, di fare le cose per bene e in fretta, magari con quel pizzico di “problem solving” (altra parola strautilizzata) che fa sempre la differenza. Finora, però, nessuno aveva mai pensato che “smart” potesse diventarlo anche la verdura. Sì sì, avete proprio capito bene: una patata intelligente/smart, ovviamente connessa alla Rete. Ma esiste per davvero? Certamente! La “smart-potato” è stata presentata all'ultimo CES, la grande fiera dell'elettronica di consumo che si è svolta a Las Vegas. In uno dei padiglioni, fra parrucchini-smart che diventano freschi in estate e caldi in inverno, robottini-smart che realizzano a tempo di record cocktail al bancone del bar e tastiere-smart ricoperte d'oro a 24 carati per trovare l'anima gemella chattando su Tinder, risaltava uno stand con una vera patata. Apparentemente si trattava solo di una normalissima patata, una come tante, che però era dotata di un' antenna radio infilata dentro (un neuraspud per essere precisi, ovvero l'interfaccia a banda ultralarga per collegarla a un computer). La domanda sorge spontanea... che la collego a fare una patata al PC? Ma ovvio, spiegano gli ideatori: per leggerne i segnali e per trasformarla in un assistente personale tipo Alexa o Siri (ovvero uno di quei marchingegni che attivi con un fischio, gli fai le domande e lui ti risponde). Naturalmente anche la smart-potato risponde, e lo fa attraverso l'intelligenza artificiale che trasforma i di lei segnali e li trasmette via Bluetooth ...dai, facciamola finita qui! La smart-potato è stata la beffa di un giovane francese che ha candidato la sua invenzione al CES (dove è stato regolarmente ammesso) e ha messo in scena la burla (per la cronaca, il suo stand è stato letteralmente preso d'assalto dalla folla ...ignara). Il messaggio è chiaro: oggi non se ne può più di quelli che spacciano per innovazione qualsiasi oggetto connesso alla Rete anche se non si sa bene a che cosa serva. Steve Jobs disse in un'intervista che innovazione non vuol dire mettere tutta la tecnologia possibile in un solo prodotto, ma realizzare qualcosa che possa davvero cambiare la vita delle persone. Gli avevano poi chiesto perché non ci fosse anche la radio nell'iPod e lui rispose “Perché non serve! Se compri l'iPod sei tu che vuoi decidere che musica ascoltare.” Quindi la patata intelligente non serve a nulla? Non proprio, serve a ricordarci quanto ,a volte, siamo fessi o, se preferiamo, diversamente smart.