Deboli, svantaggiati - Malati fisici, psichici -  Manuele Pizzi - 09/08/2018

La proposta di soppressione della competenza del Sindaco nella procedura di TSO - La visione di Pilato -

Spunti di riflessione circa il tema dell'esistenza della gestione, fra consociati, del fenomeno, frastagliato, delle malattie mentali possono essere desunti, con metodo induttivo, in talune iniziative in campo legislativo, tra cui la campagna ANCI #liberiamoisindaci.

L’ Associazione dei Sindaci, promotrice della proposta di legge, che porta il nome del suindicato hashtag, espone nella propria relazione illustrativa come: << La proposta di legge elaborata dall’Anci si pone l’obbiettivo di “liberare” i Sindaci e gli amministratori locali da tutti quegli ostacoli che impediscono un’attività continuativa e regolare durante il loro mandato e, soprattutto, li impegnano in attività e compiti anacronistici […] Nel nostro ordinamento si sono stratificate norme ed obblighi risalenti nel tempo che non rispondono in alcun modo al ruolo dei sindaci, alla complessità delle funzioni assegnate ai Comuni e alla stessa evoluzione della Pubblica amministrazione in generale. È giunto il tempo di fare ordine, dando coerenza e adeguatezza […] Che c’entra il sindaco con l’autorizzazione del TSO posto che è già stato accertato e dunque ritenuto necessario da chi è tecnicamente competente?>>.

La suddetta proposta di legge all’art. 6, rubricato “Abroghiamo competenze anacronistiche”, al primo comma, prevede la soppressione del 6° comma dell’art. 1 della Legge 180/1978 e conseguentemente tutte le disposizioni relative alle competenze del sindaco in materia, contenute negli artt. 2-3 e 4.

La medesima relazione illustrativa dell’ ANCI espone l’art. 6 della proposta di legge quale contenitore di una serie di disposizioni da abrogare, a seguito di un’avviata ricognizione di norme che attribuiscono al sindaco, in diversi settori, funzioni anacronistiche e incoerenti con l’assetto ordinamentale vigente: “In particolare il comma 1 interviene in materia di soppressione di competenza del sindaco sul TSO. Infatti la norma della quale si chiede l’abrogazione prevede che il sindaco disponga con provvedimento gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori nella sua qualità di autorità sanitaria locale, su proposta motivata di un medico”.

Sul punto, c’è anche da registrare una dichiarazione del Presidente ANCI - Antonio Decaro – (Sindaco di Bari): “È giusto essere vessati da norme anacronistiche tipo quelle che impongono a noi di firmare i Tso magari in piena notte?”.

La lapidaria enunciazione del primo comma dell’art. 6, della proposta di legge muove da un assunto legittimo, al quale non può seguire un approccio acritico d parte di qualsivoglia interprete: “chi sostituisce la figura del Sindaco nelle procedure di A.S.O. e T.S.O. ?

Orbene, c’è da interrogarsi su quale possa e debba essere il ruolo del Sindaco nella fase dell’acuzia in capo al sofferente psichico, appare opportuno l'eventualità che un Sindaco, affermi: “non è nostra competenza, non possiamo farci niente, rivolgetevi a…?”.

Appare opportuna la mera eventualità che un Sindaco, interpellato da familiari disperati, da persone provenienti da contesti borderline, da Tutori od amministratori di sostegno, impegnati nel fare fronte ad continue situazioni emergenziali, opponga la propria incompetenza amministrativa, come delineata dalla proposta di legge #liberiamoisindaci?

Senza avventurarsi sulla dicotomia sui labili confini fra la problematica sociale del sofferente e la oggettiva rilevanza sanitaria, l’estromissione tout court della figura del Sindaco, nella procedura del T.S.O., costituisce un’innovazione positiva nell’ordinamento? Probabilmente no, il quadro normativo attuale è meritevole di modifica e di aggiornamento, non di stravolgimenti.

Ad avviso dello scrivente, nel caso di mera espunzione della figura del Sindaco dalla procedura del T.S.O., sebbene il sindaco sia Autorità Sanitaria Locale, verrebbe a creare un grave vuoto normativo, col rischio che si verifichino ipotesi di inefficenza applicativa, nella catena operativa di atti funzionali al ricovero della persona sofferente.

L’estromissione della figura del Sindaco dalla procedura di T.S.O., potrebbe rendere più difficoltoso un coordinamento operoso con la locale Polizia Municipale, nella delicata fase dei primi contatti col sofferente, prelievo e trasporto di quest’ultimo, laddove non è infrequente: la manifestazione di una resistenza attiva e violenta, nella necessità di prevenire qualsivoglia atto di autolesionismo da parte del sofferente.

Il ruolo della Polizia Locale, da intendersi come polizia amministrativa sanitaria, nell’esecuzione degli A.S.O. o dei T.S.O., resta imprescindibile, quale ausilio e supporto al personale sanitario nel delicato segmento dell’avvicinamento e prelievo della persona, a tal guisa anello di congiunzione necessaria resta la figura del Sindaco, per un corretto coordinamento con le pattuglie dei Vigili Urbani, impegnate in tali delicate operazioni.

La richiamata intenzione di liberare i sindaci dalle incombenze amministrative di A.S.O. e T.S.O., non può di certo sollevare un'amministrazione comunale dal dovere di occuparsi delle problematiche sociali interne alla propria comunità, all’uopo riferibili alle funzioni dell’Assessorato alle politiche sociali.  Rendere incompetenti i Sindaci, nelle suddette procedure coattive in materia sanitaria, non libera questi ultimi dalle istanze sociali, provenienti dai contesti border-line o dalle emergenze psichiatriche, stante la prossimità della figura istituzionale del Sindaco al privato cittadino, in virtù del principio di sussidiarietà; in assenza di adeguata riforma della Legge 180/1978, si creerebbe un dannoso vuoto normativo.

L'art. 6 della proposta dell'ANCI ha una formulazione monca incurante degli effetti che potrebbe produrre nell'ordinamento giuridico e nel diritto vivente susseguente.

Tuttavia, c’è da rilevare, nella disciplina del T.S.O. l’attuale inappropriatezza ed inadeguatezza del settimo ed ottavo comma dell’art. 33, L. 833/1978, istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale (cfr. art. 4 L. 180/1978) laddove è prevista: la possibilità che chiunque possa rivolgere al Sindaco richiesta di revoca o di modifica del provvedimento con il quale è stato disposto o prolungato il trattamento sanitario obbligatorio. Sul punto, il Sindaco appare la figura meno adeguata a decidere se sussistano i presupposti medici della cessazione del T.S.O. che tuttavia, resta subordinato al meccanismo della proposta-convalida medica; orbene, dell’art. 4 della legge 180/1978 è auspicabile l’abrogazione.

L’estromissione tout court dei sindaci dalle procedure di A.S.O/T.S.O., come delineato nel tenore letterale della proposta #liberiamoisindaci, provocherebbe un grave vuoto normativo, stante che il provvedimento amministrativo, che aziona la procedura anche col ricorso della Forza Pubblica, è l’ordinanza sindacale, pertanto, anziché declamare la soppressione di determinate disposizioni legislative, sarebbe opportuno pensare a come modificarle o sostituirle, con disposizioni nuove, evitando irresponsabili iniziative pilatesche dinanzi ai propri concittadini.

L’interesse da perseguire non è sollevare il Sindaco dall’incombenza di firmare un TSO in piena notte, ma di garantire, in qualsiasi momento, la protezione del sofferente psichico.