Danni - Generalità, varie -  Antonello Negro - 28/02/2018

La prova del danno e l’ammissibilità del ricorso per cassazione – Cass., I Sez. Civ., ord. 4470/18

La vicenda in esame concerne un caso di separazione con addebito.

Il Tribunale adito rigettava la domanda relativa ai danni richiesti dalla moglie per l’asserita lesione di diritti della persona costituzionalmente tutelati.

La Corte di Appello riformava parzialmente la decisione di primo grado, ma non accoglieva la domanda risarcitoria per carenza di prova.

I giudici di secondo grado specificavano che i doveri derivanti dal matrimonio hanno natura giuridica e che la relativa violazione (ove cagioni la lesione di diritti costituzionalmente protetti) ben può integrare gli estremi dell’illecito civile e dare luogo ad un’autonoma azione volta al risarcimento dei danni non patrimoniali.

Nella specie, tuttavia, la Corte di Appello, pur accertando la lesione della dignità e dell’onore cagionata dalla condotta del marito, non accoglieva la domanda di risarcimento del danno in quanto lo stesso non veniva specificamente allegato e provato.

Veniva, quindi, proposto ricorso per cassazione e tale ricorso veniva dichiarato inammissibile.

La Suprema Corte ha osservato che la censura sollevata non investe le affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata (né rispetto al fatto che la violazione dei doveri coniugali possa essere fonte di responsabilità aquiliana, né in ordine agli oneri probatori correlati alla domanda di risarcimento del danno non patrimoniale), ma reitera gli assunti non condivisi dalla corte territoriale, senza confrontarsi con la ratio decidendi posta alla base della decisione impugnata e senza individuare un preciso error in iudicando.

La Cassazione ha ulteriormente precisato che il giudice di legittimità non ha il potere di riesaminare il merito della vicenda processuale, ma ha solo la facoltà di controllo delle argomentazioni svolte dal giudice di merito (sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico formale).

Nessuna censura, infatti, era stata sollevata con specifico riferimento alla parte di motivazione con la quale la Corte d’ Appello aveva escluso la sussistenza di un nesso causale tra il danno alla salute patito dalla ricorrente ed i fatti addebitati al marito.

La Corte di Cassazione ha infine ribadito – per inciso – che il danno non può mai ritenersi in re ipsa (assunto condivisibile) e che, anche nell’ipotesi di lesione di diritti inviolabili, il pregiudizio deve essere sempre debitamente allegato e provato da chi lo invoca, anche attraverso le presunzioni semplici.