Danni - Danno esistenziale -  Antonello Negro - 31/08/2017

La prova del danno non patrimoniale da immissioni – Cass., ord. 20445/17

In un caso di immissioni di rumori, polveri e vapori provenienti da una falegnameria, la domanda di risarcimento del danno veniva accolta in primo grado, ma respinta in fase di appello per carenza di prova di un danno biologico eziologicamente collegabile alle predette immissioni.

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso proposto dalla danneggiata ed ha affermato che il danno non patrimoniale conseguente a immissioni illecite è risarcibile indipendentemente dalla sussistenza di un danno biologico documentato.

In tal caso, il risarcimento – ha aggiunto la Corte – è possibile quando il pregiudizio sia riferibile alla lesione del diritto al normale svolgimento della vita personale e familiare all’interno di un’abitazione e, comunque, del diritto alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita, trattandosi di diritti costituzionalmente garantiti (si tratta – di tutta evidenza – di un danno esistenziale).

Il riferimento non è soltanto alla nostra Costituzione, ma anche all’art. 8 della Convenzione Europea dei diritti dell’uomo, norma alla quale il giudice interno è tenuto ad uniformarsi.

Per la Corte, la prova del pregiudizio subito può essere fornita anche mediante presunzioni o sulla base delle nozioni di comune esperienza.

Non è corretto, a mio avviso, definirlo un danno in re ipsa (che non esiste, non potendo coincidere il danno con il fatto illecito), essendo stata invero affermata, dalla Suprema Corte, la possibilità di far ricorso all’id quod plerumque accidit ed alla presunzione.

Il danno non patrimoniale (esistenziale) da immissioni è stato liquidato con la somma di Euro 10.000,00.