Deboli, svantaggiati - Servizi sociosanitari, volontariato -  Alceste Santuari - 03/08/2017

La riforma del Terzo settore è ora completa – D. lgs. 117/17 – Alceste Santuari

Il Codice del Terzo settore, insieme alla disciplina riguardante l’impresa sociale (d. lgs. n. 112/2017) e quella riguardante la stabilizzazione del cinque per mille (d. lgs. n. 111/2017), interviene a completare la riforma delle organizzazioni non profit, avviata con l’approvazione della legge delega n. 106/2016,

Le nuove regole influiranno sulle scelte degli enti che, in funzione degli obiettivi perseguiti, saranno iscritti nel Registro unico nazionale del Terzo settore.

Il Codice, in ossequio ai principi e criteri direttivi impartiti nella l. n. 106 del 2016 rafforza il ruolo dei corpi intermedi, chiamati, insieme agli enti pubblici, a svolgere azioni ed interventi volti, da un lato, a rafforzare la coesione sociale e, dall’altro, ad assicurare una maggiore tutela dei diritti sociali e civili. Le forme organizzative, dalle quali sono escluse le società, ma nelle quali sono ricomprese le cooperative sociali, attraverso cui i suddetti obiettivi possono essere conseguiti, inter alia, possono svolgere attività di produzione e scambio di beni e servizi. L’attività in parola, accanto alle altre attività di interesse generale che gli enti del Terzo settore possono implementare, può esercitarsi in un’ampia gamma di ambiti e settori di intervento (art. 5), all’interno dei quali sono ricomprese le prestazioni e interventi sociali, le prestazioni sanitarie e quelle socio-sanitarie.

Gli enti del Terzo settore (Ets), a partire dal 1 gennaio 2018, potranno beneficiare delle erogazioni liberali previste dagli articoli 81 (social bonus) e 83 (incremento delle detrazioni e deduzioni a favore dei soggetti eroganti) e, altresì, delle agevolazioni in materia di imposte indirette e tributi locali introdotte dal nuovo articolo 82 del Codice. In attesa della istituzione del registro unico nazionale le disposizioni agevolative si applicheranno in via transitoria ad Onlus, associazioni di promozione sociale e organizzazioni di volontariato.

Nello specifico, le organizzazioni di volontariato potranno ricevere donazioni per le quali i donatori-persone fisiche beneficiano di agevolazioni, potranno svolgere attività decommercializzate loro riservate e beneficiare di un'esenzione Ires sul reddito degli immobili destinati allo svolgimento delle attività istituzionali. Per quanto riguarda le associazioni di promozione sociale, viene previsto un più ampio ventaglio di attività non commerciali verso gli associati ed i loro familiari, rispetto ai normali enti associativi, oltre all' esenzione Ires sul reddito degli immobili usati in attività non commerciali.

Agli enti del terzo settore è fatto obbligo di presentare e depositare il bilancio presso il registro del terzo settore e tenere i libri sociali, nonché pubblicare sui propri siti i compensi degli amministratori e controllori.

Gli Ets si considerano non commerciali se le entrate derivanti dalle attività istituzionali e secondarie svolte con modalità non commerciali prevalgono rispetto ai ricavi delle attività profit. Gli enti che svolgono attività commerciale in misura prevalente potranno qualificarsi come imprese sociali e accedere al relativo regime fiscale (d. lgs. n. 112/2017).

Tuttavia, le associazioni e le fondazioni che non intendano acquisire lo status di impresa sociale sono legittimate a svolgere attività economico-imprenditoriale nella gestione ed erogazione di servizi socio-assistenziali e socio-sanitari.  Si tratta – ad avviso di chi scrive – di una previsione di assoluta rilevanza, atteso il percorso evolutivo delle organizzazioni non profit. Da tempo, gli enti non lucrativi chiedevano non tanto il riconoscimento di privilegi ovvero di trattamenti differenziati, quanto il riconoscimento della possibilità di svolgere attività atte a permettere un efficace ed effettivo conseguimento della mission sociale ad esse affidata. Finalità che il nuovo “Codice del Terzo settore” ha inteso presidiare, confermando l’obbligo per gli enti non profit di vincolare (rectius: destinare) gli eventuali utili conseguiti e il patrimonio dell’organizzazione, nonché il patrimonio che residua al termine del ciclo di vita della stessa al solo ed esclusivo perseguimento delle finalità statutarie.

Con la pubblicazione del Codice del Terzo settore si apre ora la concreta possibilità per associazioni, fondazioni e cooperative sociali di riflettere sulle loro finalità statutarie e sulle modalità organizzative ritenute maggiormente idonee per conseguirle.