Malpractice medica - Generalità, varie -  Redazione P&D - 30/12/2017

La struttura sanitaria è responsabile per i danni causati al neonato dal parto colposamente ritardato - S.D.

Responsabilità medica – danni al neonato – lacuna della cartella clinica – onere della prova
Con la Sentenza n. 3612/2017, pubblicata il 05/07/2017 il Tribunale di Palermo, Sezione III Civile si è occupato della delicatissima questione inerente della responsabilità del medico per i danni cerebrali da ipossia patiti da un neonato, causati da un caso di malpractice medica.
Nel caso in esame, dopo un decorso regolare della gravidanza e due giorni di ricovero, a seguito di intervento di taglio cesareo, la madre ha dato alla luce il piccolo prontamente ricoverato presso l’Unità di Terapia Intensiva Neonatale per la gestione di una sindrome post asfittica determinata da un’asfissia intrapartum.
Tale condizione ha determinato nel minore gravi e permanenti danni del 100%.
Nella ricostruzione dei fatti, il Tribunale di Palermo ha concentrato l’attenzione sulla lacunosità della cartella clinica quale presupposto per la valutazione della responsabilità della struttura sanitaria. In particolare, il Giudice ha rilevato una grave carenza di contenuto della cartella, che limitandosi a riportare esclusivamente la diagnosi, sarebbe risultata carente di contenuto sia con riguardo ai controlli eseguiti sulla gestante e sulla periodicità degli stessi, sia in merito alle condizioni del neonato. Le consulenze tecniche disposte d’ufficio hanno dimostrato che le condizioni attuali del bambino apparivano coerenti con la diagnosi da esiti di sofferenza asfittica neonatale.
Ciò premesso, il Tribunale Palermitano ha ricordato l’orientamento della Cassazione Civile, Sez. 3, Sent. n. 11789 del 09/06/2016 che,  in una fattispecie analoga alla presente,  ha statuito che “l'affermazione della responsabilità del medico per i danni cerebrali da ipossia patiti da un neonato, ed asseritamente causati dalla ritardata esecuzione del parto, esige la prova - che deve essere fornita dal danneggiato - della sussistenza di un valido nesso causale tra l'omissione dei sanitari ed il danno, prova da ritenere sussistente quando, da un lato, non vi sia certezza che il danno cerebrale patito dal neonato sia derivato da cause naturali o genetiche e, dall'altro, appaia più probabile che non che un tempestivo o diverso intervento da parte del medico avrebbe evitato il danno al neonato; una volta fornita tale prova in merito al nesso di causalità, è onere del medico, ai sensi dell'art. 1218 c.c., dimostrare la scusabilità della propria condotta”.
Nel caso di specie, relativamente alle cause determinanti la sofferenza del minore, il Tribunale dopo aver ritenuto mancanti pregresse anomalie genetiche o ulteriori cause naturali di danno cerebrale, valutando assenti le necessarie e attente analisi e controlli da parte della struttura sanitaria, ha ritenuto per fatto ascrivibile alla stessa, non apprezzabili ulteriori elementi tali da eliminare o interrompere il nesso eziologico intercorrente tra la condotta medica ed il danno al neonato.
Secondo il Giudice, la malpractice medica sarebbe consistita nella negligente omissione dei necessari controlli clinici funzionali al corretto monitoraggio delle condizioni del feto e della madre nel corso della degenza e sino all’intervento di taglio cesareo.
Con ragionamento a contrario si è inferito che un esatto e puntuale controllo avrebbe potuto evitare o quantomeno consentire di gestire l’insorgenza dell’ipossia perinatale, ricorrendo ad una esecuzione dell’intervento cesareo tempestiva. Non è stato provato, dunque, dalla struttura sanitaria, l’adempimento della prestazione, con correttezza e tempestività.
Il Tribunale di Palermo, infine richiama nuovamente la Sezione 3 Civile della Corte di Cassazione, che con sentenza n. 6209 del 31/03/2016 ha  rilevato che, “in tema di responsabilità medica, la difettosa tenuta della cartella clinica da parte dei sanitari non può pregiudicare sul piano probatorio il paziente, cui anzi, in ossequio al principio di vicinanza della prova, è dato ricorrere a presunzioni se sia impossibile la prova diretta a causa del comportamento della parte contro la quale doveva dimostrarsi il fatto invocato. Tali principi operano non solo ai fini dell'accertamento dell'eventuale colpa del medico, ma anche in relazione alla stessa individuazione del nesso eziologico fra la sua condotta e le conseguenze dannose subite dal paziente”.
Alla luce di tali premesse il Tribunale ha ritenuto sussistente la responsabilità della struttura sanitaria che non è stata in grado di provare l’esatto adempimento della prestazione cui era tenuta, riconoscendo al Piccolo il risarcimento del danno non patrimoniale tenendo anche conto degli eccezionali esiti dell’evento sulla vita di relazione. Con riferimento alla voce di danno patrimoniale relativa alle spese mediche, sostenute e sostenende, il Tribunale, pur riconoscendone in via teorica il riconoscimento, ha dato atto della carenza di allegazione e prova escludendone la risarcibilità. Ricorrendo, invece, al criterio previsto dall’art. 2057 cc, il Giudice ha riconosciuto il danno patrimoniale futuro da perdita assoluta della capacità lavorativa disponendo la costituzione di una rendita vitalizia, a decorrere dal 18° anno di età del minore.
In considerazione della gravità dei danni permanenti riportati dal minore, è stata riconosciuta la risarcibilità di un profilo di danno, iure proprio, patito dai Genitori tenendo conto del più che verosimile impatto sul modus vivendi del nucleo familiare nonché sulla vita di relazione di ciascuno dei coniugi.