Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Marco Faccioli - 13/11/2019

La truffa della foto dell'assegno

La Rete, lo sappiamo bene, non è solo un luogo di informazione (o dis-informazione per dirla tutta), di libera condivisione di immagini e pensieri, di aggregazione, di incontri, etc. etc. È anche purtroppo un covo di truffatori e mascalzoni che ogni giorno ne inventano una nuova per ordire truffe e raggiri di ogni tipo. Occupiamoci oggi dell'ultima truffa che corre sul web, ovvero quella della foto dell'assegno. Vediamo in breve come funziona: volete acquistare un’auto usata e, dopo averne vista una su un annuncio pubblicato su un qualsiasi sito di compro-vendo-scambio, contattate il proprietario e, dopo una serie di tira e molla, trovate l’accordo sul prezzo e sulle modalità di pagamento: assegno bancario. A questo punto il venditore vuole una prova della vostra reale intenzione di acquistare la macchina e vi chiede di inviargli una foto dell’assegno tramite WhatsApp ...ed ecco che la truffa (o almeno la sua prima parte) è andata a buon fine. Voi non vedrete mai l’automobile e il venditore, dopo aver stampato l'assegno in una risoluzione altissima, andrà a intascare l’assegno in banca (seconda parte). A dare l’allarme è stato il “Movimento difesa del cittadino” che ha riportato diversi casi di truffe di questo tipo accaduti negli ultimi mesi. A farne le spese sono utenti poco esperti con il mondo dell’informatica che si lasciano abbindolare facilmente dalle offerte online. Ma come è possibile tutto ciò?  È possibilissimo, soprattutto se vi è la complicità (o anche solo la grande negligenza) di alcuni dipendenti della banca che non controllano l’autenticità dell’assegno e permettono al truffatore di incassarlo e di scappare via. Una truffa una volta impossibile da realizzare, ma che strumenti come WhatsApp hanno reso oggi molto più semplice e veloce. Eppure, a pensarci bene, basterebbe rendersi conto che l’assegno è stampato su un foglio di carta (quindi non autentico) per capire che si tratta di un imbroglio. Le banche hanno a disposizione decine di tecniche anti frode per scoprire la non autenticità di un assegno, ma a quanto pare molti alla cassa non le applicano, facendo così il gioco dei malfattori. Inoltre oggigiorno il passaggio di credito da una banca all’altra avviene tramite il sistema “check image truncation”, che non prevede il trasferimento fisico dell'assegno da un istituto all'altro. Quindi, di chi è la colpa? Finora i tribunali, in casi simili, hanno diviso le colpe a metà (tra le banche e le stesse vittime) che non hanno preso le necessarie precauzioni. Nella maggior parte dei casi i truffati hanno ottenuto solo un indennizzo del 50% di quanto perso, che è comunque meglio di niente. Come difendersi dalla truffa dell’assegno su WhatsApp? Se vi chiedono la foto di documenti sensibili come assegni o il numero di carta di credito, diffidate sempre. Si tratta di informazioni importanti che è pericoloso inviare tramite un’applicazione di messaggistica. ...e pensare che è dal 2010 che l’Associazione Bancaria Italiana ha fornito a tutti gli istituti italiani le istruzioni “per limitare le alterazioni e le falsificazioni di assegni bancari e circolari”.