Deboli, svantaggiati - Minori, donne, anziani -  Redazione P&D - 23/11/2017

La violenza contro le donne, gli effetti sulla salute ed il femminicidio: analisi dei dati in un contesto internazionale - Elvira Reale

La violenza contro le donne è un fenomeno strutturale e trasversale che attraversa tutte le società. (It can occur in any  population and has no ethnic, geographic, religious, or socioeconomic boundaries).
Il problema della violenza è globale, non riconosce confini geografici, è universalmente diffuso in tutte le culture, su cui esercita un impatto profondo, anche se ancora poco valutato e quantificato, in ogni settore dell'organizzazione civile: sociale, sanitario (non solo medico), economico, produttivo.
Tutte le casistiche raccolte nei vari paesi parlano di un unico fattore di rischio: l'essere donna, non importa di che età e di che condizione. Così come l'unico carattere distintivo del violentatore/maltrattante è l'essere uomo.
La violenza contro le donne ha infatti come autori gli uomini, ed in particolare gli uomini "di casa"; ma nessuna ricerca finora ha rilevato specifici fattori come indicatori di rischio per quanto riguarda la tipologia del violento o maltrattante: né il gruppo etnico, né l'età, né lo status sociale né le condizioni economiche e culturali; né vi è una specifica condizione psico-patologica da imputare al violento o alla donna maltrattata. In definitiva  non è possibile giungere ad un identikit del violento o della donna vittima, a causa di quel carattere transculturale e trasversale della violenza che si  mostra proprio nel fatto che da un lato essa colpisce donne di ogni condizione e dall'altro è perpetrata da uomini di ogni tipo e condizione.
E' necessario affermare che la violenza contro le donne lungi dall'essere ascrivibile alla differenza biologica è piuttosto imputabile al dislivello di potere (fattore oggettivo) e alla pratica di svalorizzazione dell'essere donna (fattore soggettivo) che pervade tutti i campi del sociale.
La convenzione di Istanbul nel suo preambolo riconosce  a questo proposito:
" che la violenza contro le donne è una manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e impedito la loro piena emancipazione";
riconosce altresì:" la natura strutturale della violenza contro le donne in quanto basata sul genere, e riconosce che la violenza contro le donne è uno dei meccanismi sociali cruciali per mezzo dei quali le donne sono costrette in una posizione subordinata rispetto agli uomini".
Il potere disuguale per altro è elemento strutturale della nostra società che affonda le sue radici nella ineguaglianza economica e politica tra donne ed uomini. A questo proposito la Convenzione di Istanbul riconosce che: "il raggiungimento dell’uguaglianza di genere de jure e de facto è un elemento chiave per prevenire la violenza contro le donne".
E l'ineguaglianza economica e di risorse è ancora oggi radice viva della violenza perpetrata contro le donne se essa è testimoniata e ben visualizzata dai dati sul divario di occupazione, retribuzione, guadagni e pensioni tra uomini e donne così come riportati  nel Global Gender Gap Report 2016 dell’European Institute for Gender Equality (EIGE).
Inoltre nello stesso report per il 2017, l'Italia in particolare mostra di fare passi indietro nella parità di genere occupando l'82 posto nella lista di 144  paesi (fanalino di coda dell'Europa occidentale) testati sul gender gap, essendo peggiorate per le donne soprattutto  le condizioni economiche  e la  salute.
    Dal dato strutturale dell'ineguaglianza di genere deriva la violenza contro le donne nella società, nel lavoro e nella famiglia. Ma è soprattutto la violenza in famiglia e nella coppia (intimate partner violence, domestic violence), che discende dalla ineguaglianza tra uomo e donna, a essere più diffusa e foriera di danni. "A dynamic of unequal power and control between intimate partners can result in a pattern of cyclic and escalating psychological, sexual, and physical abuse". La violenza comporta seri danni alla salute delle donne e  poi  in un circolo perverso,  la scarsa salute (più spesso la depressione quale esito frequente della violenza) alimenta a sua volta   il permanere delle donne nell'area della subordinazione e del minor potere socio-relazionale.
Domestic violence may be physical, sexual  or psychological. A victim experiencing anyone type is very likely to experience all types to some extent. Usually, the violence is chronic and repetitive and intensifies in the relationship in a cyclic pattern . During the initial or tension-building phase, relational conflicts result in the perpetrator exerting increasing control over the partner and household and engaging in emotional abuse, mild physical abuse, and intimidation. The perpetrator undermines the partner's confidence and self-esteem and isolates her from family and friends.
L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) dal punto di vista della salute parla di una vera e propria epidemia della violenza e dei suoi effetti:  
"Violence against women is a significant public health problem, as well as a fundamental violation of women’s human rights. Violence against women is not a small problem that only occurs in some pockets of society, but rather is a global public health problem of epidemic proportions, requiring urgent action".
E ancora: "Overall, 35% of women worldwide have experienced either physical and/or sexual intimate partner violence or non-partner sexual violence. The global lifetime prevalence of intimate partner violence among ever-partnered women is 30.0%".
    La violenza del partner intimo include una vasta gamma di effetti sulla salute.
" The pathways, through which intimate partner violence, leads to different forms of morbidity and mortality. These include the direct pathway of violence resulting in injury and death, and the other direct and indirect pathways for multiple health problems for women, as well as maternal and perinatal health outcomes. Particularly, women who have experienced partner violence are more than twice as likely to experience depression. Moreover, psychological consequences are multiple and widespread: PTSD, anxiety, depression,  eating disorders, suicidality".
A livello globale questi  dati sono confermati nel 2015 dall' United Nations Statistics Division: le donne subiscono al 30%, nel corso della vita,  la  violenza fisica e/o sessuale da un partner. Ma aggiungiamo un tassello importante alla valutazione degli effetti della violenza sulla salute delle donne:  la violenza psicologica, a livello mondiale,  si conferma come la violenza ancora più diffusa, includendo in essa i comportamenti coercitivi e di controllo, maggiormente implicati nel rischio di femminicidio. La violenza psicologica  è elevata sia  nei paesi in via di sviluppo sia in quelli sviluppati dove la  prevalenza è maggiore del 40% .
Anche in Europa si confermano i dati sulla percentuale di donne vittime di violenza  psicologica: in totale il 43% di donne nella relazione con un partner o un ex partner ha subito una qualche forma di violenza psicologica. Come violenza psicologica si sono intesi i comportamenti di svalorizzazione e denigrazione, il controllo (ad esempio,  impedire il rapporto con gli altri) , la  violenza economica (ad esempio  impedire di lavorare o costringere, impedire l'accesso alle risorse familiari); il  comportamento abusivo ( qualsiasi comportamento che con minacce ed intimidazione impone o vieta qualsiasi cosa non sia frutto di libera scelta della donna); il ricatto con/abuso dei bambini ( minacce di togliere i figli/e legalmente o illegalmente).
E' della fine del 2015 l'inserimento nel codice penale inglese di un reato che rappresenta il cuore della violenza psicologia, di quella violenza esercitata sulle donne  in modo invisibile per occhi esterni: il controllo coercitivo.  Il controllo coercitivo  è entrato nell'ordinamento giuridico inglese come reato autonomo, pena edittale minima 5 anni, il 29 dicembre 2015. I controllo coercitivo è definito da Evan Stark come: "privazione di libertà e dignità della vittima".
Serious Crime Act 2015  part 5 Section 76 Domestic abuse  Controlling or coercive behaviour in an intimate or family relationship
(1)A person (A) commits an offence if—
(a)A repeatedly or continuously engages in behaviour towards another person (B) that is controlling or coercive,
(b)at the time of the behaviour, A and B are personally connected,
(c)the behaviour has a serious effect on B, and
(d)A knows or ought to know that the behaviour will have a serious effect on B.
2)A and B are “personally connected” if—
(a)A is in an intimate personal relationship with B, or
(b)A and B live together and—
(i)they are members of the same family, or
(ii)they have previously been in an intimate personal relationship with each other.
3)But A does not commit an offence under this section if at the time of the behaviour in question—
(a)A has responsibility for B, for the purposes of Part 1 of the Children and Young Persons Act 1933 (see section 17 of that Act), and
(b)B is under 16.
(4)A’s behaviour has a “serious effect” on B if—
(a)it causes B to fear, on at least two occasions, that violence will be used against B, or
(b)it causes B serious alarm or distress which has a substantial adverse effect on B’s usual day-to-day activities.

La violenza ha come forma estrema il femminicidio: "Femicide is generally understood to involve intentional murder of women because they are women, but broader definitions include any killings of women or girls".
Ancora più allarmanti nell'ambito degli esiti della violenza del partner sono quindi i femminicidi. I dati del 2012 degli Stati Uniti dicono che:
"Almost half (47 per cent) of all female victims of homicide in 2012 were killed by their intimate partners or family members, compared to less than 6 per cent of male homicide victims. Thus while a large share of female homicide victims are murdered by people who are expected to care for them, the majority of men are killed by people they may not even know"
Nello stesso rapporto se si guarda all'Europa abbiamo una percentuale che sale al 55%: gli omicidi di un partner costituiscono più della metà degli omicidi femminili (1 donna su due).
I fattori predittori del rischio femminicidio sono stati tutti individuati da ricerche internazionali che concordano in generale sui seguenti: la violenza domestica pregressa come primo fattore di rischio, e poi a seguire, l'escalation della violenza negli ultimi mesi, il controllo (gelosia, possesso, stalking), le minacce di morte e tentativi precedenti (in particolare le mani alla gola e tentativi di soffocamento). L'analisi dei dati statistici americani mette in luce come le donne che lasciano un partner dopo aver subito per anni la violenza sono a rischio di omicidio cinque volte di più delle altre donne.  In termini epistemologici la separazione è un fattore di rischio ma solo dopo anni ed anni di violenza subita (Brownridge, 2006-08). Comunque gli studi indicano una percentuale di donne (dal 30 al 45%) che è stata uccisa dopo aver tentato di lasciare il partner. Questo rischio però è associato ad altri come l'escalation della violenza e le violenze gravi patite nella relazione  che inducono la donna per autotutela e per tutela dei figli a  decidere di lasciare il partner. Non si può quindi valutare il rischio che queste donne, uccise dopo aver lasciato il partner, avrebbero corso nel mantenere la relazione . La ricerca della Campbell su casi di femmincidio in 21 città americane, ha posto in evidenza  che gli uomini uccidono dopo aver inflitto per anni violenza di ogni genere e infatti  il femminicidio avviene nel 70% dei casi, dopo anni ed anni di violenze. Per quanto riguarda il mezzo usato nel femminicidio, il fattore rischio determinato dal possesso  di un'arma da fuoco che è elevato in America, in Europa ed in Italia non è tale;  si evidenzia infatti dalle ricerche nazionali che le armi più frequenti sono quelle bianche ed improprie, nonché le mani (strangolamento) .
    Esplorando il punto di vista maschile, Adams ha intervistato 31 uomini che hanno ucciso la loro partner. Gli uomini che hanno fatto ricorso alla forza letale erano " possessivi " e  " controllori " e  provenivano da famiglie in cui avevano visto i padri fare violenza alle loro madri. La decisione di uccidere era dovuta al fatto che non riuscivano a controllare la loro partner e l'unico modo per controllarle era ucciderle.
    Nell'ambito della efficacia e tempestività delle risposte alla violenza, il ruolo leader è affidato al settore sanitario. La Campbell identifica il settore sanitario come quello che meglio di altri (sociale, giudiziario, ecc.) può identificare in anticipo il rischio femminicidio: "In light of our flndings, it is important to consider the role medical professionals might  play in identifying women at high risk of intimate partner femicide".  
Ma se il ruolo del settore sanitario è considerato come quello più efficace nella prevenzione secondaria (quando la violenza si è manifestata con i suoi effetti) è proprio l'Organizzazione Mondiale della Sanità  a lanciare l'allarme  sulla sua lentezza nell'interpretare al meglio questo ruolo sentinella:  "The health sector in particular has been slow to engage with violence against women. While there is clear evidence that exposure to violence is an important determinant of poor health for women".
    La percentuale di donne vittime di violenza che arriva in ospedale è elevata ma scarsa è la capacità degli operatori sanitari di individuare l'eziologia da violenza di quei malesseri e di quei traumi vuoi fisici vuoi psichici: "Of women seeking medical assistance at emergency departments, 22% to 35% are there because of domestic abuse, and of these, only 5% have their situations correctly identified".
Il ruolo centrale del settore sanitario nella intercettazione della violenza è ben chiarito  nell'indagine europea sulla violenza del 2014: " Healthcare professionals can play an enhanced role in identifying and channelling cases of violence against women. According to the survey findings, doctors and healthcare institutions are most often contacted y women who are victims of violence. Therefore, there is considerable potential for health professionals to identify violence, inform the police, secure forensic evidence and initiate intervention processes that set out to end violence" .
E sempre nel rapporto europeo emerge che sono  proprio le donne europee (87% del campione, quasi 9 donne su 10)  a richiedere e desiderare che il settore sanitario faccia  la propria parte con una prassi che preveda  domande appropriate  sulla violenza all'interno delle visite mediche  di routine.
Su questa scia europea, l'esperienza napoletana nel quadro italiano ha messo in evidenza come il settore sanitario e specificamente i dipartimenti di emergenza possono contribuire al riconoscimento ed identificazione delle vittime di violenza, al loro trattamento adeguato in termini sia di prima assistenza e valutazione diagnostica dei danni psico-fisici  e dei rischi di letalità,  sia di successivo riferimento alle istituzioni extra ospedaliere per le misure di sicurezza  (Forze di polizia, magistratura) e di sostegno nel lungo periodo (centri anti-violenza).
La specifica esperienza napoletana, nei tre ospedali della città (San Paolo, Cardarelli e Loreto Mare) ha inoltre messo  a punto, come primo modello nazionale, un'accoglienza ed una valutazione psicologica specifica, gestita da tecnici donne, esperte in violenza di genere,  volta sia a cogliere la violenza psicologica (la violenza così detta invisibile che non lascia segni fisici, fatta di minacce, aggressioni verbali, ingiurie, diffamazioni, stalking) e il controllo coercitivo come limitazione della libertà femminile, sia a cogliere gli esiti psichici che sempre si accompagnano, spesso anche  con una durata maggiore, alle ferite fisiche del corpo (violenza fisica e sessuale). 

Si pubblica in allegato l'articolo completo di note.