Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 11/09/2019

Le ex IPAB – fondazioni non rientrano nel bilancio consolidato della P.A. – MEF ago./19

La commissione Arconet (Ministero dell’Economia e delle Finanze) ha recentemente ribadito che le ex IPAB trasformate in fondazioni di diritto privato, nelle quali gli enti locali hanno il diritto di nominare propri rappresentanti, non rientrano nel bilancio consolidato degli enti locali in parola.

La commissione ha quindi confermato che la nomina di rappresentanti di enti locali nelle fondazioni ex IPAB non corrisponde ad un criterio di pubblicità della fondazione, tale per cui la stessa debba essere annoverata nel Gruppo Amministrazione Pubblica (cfr. principio contabile 4/4).

Si tratta di un orientamento coerente con quanto disposto nell’art. 11-sexies, d.l. n. 135/2018 (decreto semplificazioni), convertito in legge 11 febbraio 2019, n. 12, che novellando l’art. 4, comma 3, d. lgs. n. 112/2017 e art. 4, comma 2, d. lgs. n. 117/2017, ha stabilito che la nomina degli amministratori nelle ex IPAB trasformate in soggetti di diritto privato da parte degli enti pubblici locali si configura come mera designazione, da intendersi come espressione della rappresentanza della cittadinanza e non, invece, quale mandato fiduciario con rappresentanza. La disposizione testé citata è sufficiente per escludere che l’ente locale “nominante” possa esercitare una qualche forma di controllo sulla ex IPAB-fondazione.

Tuttavia, la commissione Arconet ha altresì sottolineato come sia necessario analizzare con attenzione gli statuti e atti costitutivi delle ex IPAB trasformate, atteso che negli stessi potrebbero registrarsi clausole che prevedono altre forme di controllo/ingerenza da parte degli enti pubblici “di riferimento”.

E’ quello del controllo pubblico sugli organismi “partecipati” a vario titolo complesso e delicato allo stesso tempo. Occorre, dunque, prestare molta attenzione anche in sede di eventuale revisione degli statuti delle ex IPAB trasformate, al fine di valutare, unitamente agli enti pubblici territorialmente competenti in materia di nomina di rappresentanti in seno ai consigli di amministrazione, le disposizioni ritenute maggiormente adeguate e coerenti.

E ciò a fortiori nella cornice disegnata dalla riforma del terzo settore, nell’ambito della quale agli enti pubblici è assegnata una responsabilità affatto marginale nella definizione di percorsi collaborativi e di partnership con gli enti non profit, di cui le ex IPAB trasformate in soggetti di diritto privato fanno parte.

Si pensi ai percorsi di co-progettazione e accreditamento: in questi, i comuni possono coinvolgere a pieno titolo le ex IPAB – fondazioni, espressione, anche in ragione delle nomine pubbliche, della società civile e della comunità locale.