Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Alceste Santuari - 16/09/2019

Le linee guida sulla Valutazione dell’Impatto Sociale – D.M. 23.7.2019

La riforma del terzo settore ha inteso attribuire alla verifica oggettiva, superando in questo modo un atteggiamento spesso ideologico ovvero precostituito, delle attività svolte dagli enti non profit. Non che metodiche e strumenti di rendicontazione sociale non fossero presenti anche prima del 2016: si pensi per tutti al bilancio sociale o alle carte dei servizi sociali. La riforma ha rafforzato la “mission” di questi strumenti di conoscibilità e accountability dell’azione e degli enti interventi degli enti non profit, che - come è noto – operano a favore e intercettano un’ampia gamma di stakeholders.

Tra gli strumenti di cui sopra sui quali la riforma ha inteso “investire” indubbiamente deve essere annoverata la valutazione dell’impatto sociale (VIS), le cui linee guida sono state pubblicate in G.U. nei giorni scorsi.

I commenti pubblicati in questi giorni (cfr. per tutti l’articolo di Vita, che contiene una intervista sul punto a Paolo Venturi, Direttore di AICCON - http://www.vita.it/it/article/2019/09/13/politiche-sociali-terzo-settore-le-linee-guida-sulla-valutazione-dimpa/152662/) evidenziano l’importanza di questa particolare forma di verifica della “bontà sociale” delle attività svolte dagli enti non profit.

In questo breve commento l’intenzione è quella di far comprendere la portata innovativa che la VIS può avere nella costruzione, definizione e implementazione dei rapporti tra P.A. ed enti non profit nella realizzazione delle attività di interesse generale di cui all’art. 5 CTS e all’art. 2 del d. lgs. n. 112/2017 (impresa sociale).

Muovendo dal presupposto che le Linee guida rappresentano uno strumento di soft law, che contribuisce a rafforzare la enabling legal framework che la riforma del terzo settore per molti aspetti intende offrire (esempio di “nudge”, “spinta gentile” impiegando i termini di C. Sunstein), nei rapporti tra enti locali e soggetti del terzo settore, le formule giuridiche di partnership previste dagli artt. 55 e 56 del CTS potranno costituire la base su cui costruire anche una dimensione valutativa coerente con gli obiettivi, le finalità e le attività che la P.A. e gli enti non profit intendono condividere.

Si potrebbe ipotizzare, in questa prospettiva, per esempio, di inserire nei regolamenti comunali di autodisciplina dei rapporti pubblico-privato non profit la previsione che, in taluni ambiti e ricorrendo talune condizioni anche di carattere dimensionale e quantitativo delle attività da realizzarsi, queste ultime potranno essere oggetto di Valutazione dell’Impatto Sociale.

Solo come suggestione, si potrebbe pensare alla VIS anche quale strumento da impiegare nel delicato e “sensibile” ambito dell’accreditamento.

Sembra essere questo, unitamente ad altri, un terreno per realizzare non soltanto innovazione sociale, ma anche giuridico-amministrativa, contribuendo a rafforzare la fruizione dei diritti essenziali delle prestazioni socio-sanitarie.