Malpractice medica - Malpractice medica -  Emanuela Foligno - 13/06/2018

Le Sezioni Unite Penali sulla responsabilità medica - SS.UU. Pen. N. 8770 del 22 febbraio 2018

LA PAROLA ALLE SEZIONI UNITE PENALI SULLA RESPONSABILITA’ MEDICA

SS.UU. PEN. 22 febbraio 2018, N. 8770 E LA LEGGE GELLI-BIANCO

Come noto la legge Gelli-Bianco (L. 24/2017) ha disposto che per stabilire la sussistenza della responsabilità medica bisogna verificare se sono state seguite, o meno, le linee guida, salva e impregiudicata la responsabilità civilistica ex art. 2043 c.c.

In particolare l’art. 6 della citata legge ha disposto la formulazione dell’art. 590 sex c.p. secondo il quale se l’evento si è verificato a causa di imperizia la punibilità è esclusa qualora siano rispettate le linee guida, o in mancanza di queste, le buone pratiche clinico-assistenziali, sempre che le raccomandazioni previste dalle linee guida risultino adeguate al caso concreto.

A seguito della riforma Gelli-Bianco si sono formati due orientamenti differenti a causa di due pronunzie delle Cassazione penale 2017. Il primo sostiene il ritorno in vita della disciplina previgente alla Legge Balduzzi in quanto la riforma del 2017 avrebbe abrogato la precedente normativa.

Il secondo ritiene invece che la legge Gelli-Bianco abbia introdotto una disciplina più favorevole e che deve essere applicato l’art. 2 c.p. la cui ratio è quella del favor rei.

Rilevato tale contrasto, sono state investite le Sezioni Unite sulla seguente questione giuridica: “quale sia, in tema di responsabilità colposa dell’esercente la professione sanitaria per morte o lesioni personali, l’ambito di esclusione della punibilità previsto dall’art. 590-sexies cod. pen., introdotto dall’art. 6 della legge 8 marzo 2017, n. 24”.

Il principio di diritto che hanno espresso le Sezioni Unite può essere così riassunto:

L’esercente la professione sanitaria risponde a titolo di colpa per lesioni personali o morte 1) se l’evento si è verificato per colpa (anche lieve) da negligenza o imprudenza

2) se l’evento si è verificato per colpa (anche lieve) da imperizia quanto il caso concreto non è regolato dalle linee guida o dalle buone pratiche clinico-assistenziali

3) se l’evento si è verificato per colpa (anche lieve) da imperizia nella individuazione e nella scelta di linee guida, o buone pratiche, non adeguate al caso concreto

4) se l’evento si è verificato per colpa grave da imperizia nell’esecuzione di raccomandazioni di linee guida o buone pratiche adeguate, tenendo conto del grado di rischio e delle specifiche difficoltà dell’atto medico.

Riassumendo: dalla lettura offerta dalle Sezioni Unite ne deriva che non è invocabile la nuova causa di esclusione della punibilità in ipotesi colposa connotata da negligenza o imprudenza.

Nei casi di imperizia bisogna distinguere tra imperizia grave e lieve qualora siano state individuate erroneamente linee guida o buone pratiche inadeguate, fermo rimanendo per il Medico l’obbligo di disattendere sia linee guida che buone pratiche qualora il caso concreto lo renda necessario.

I casi di imperizia grave o lieve sono ricondotti all’errore esecutivo qualora il caso concreto non sia regolato da linee guida o buone pratiche.

Nel caso in cui, invece, l’errore nell’esecuzione del Medico avvenga in applicazione del rispetto delle linee guida e delle buone pratiche, lo stesso risponderà per imperizia grave.

Le Sezioni Unite non hanno quindi accolto una lettura strettamente letterale della norma che avrebbe condotto alla esclusione della punibilità per ogni ipotesi di errore esecutivo per imperizia nel rispetto di linee guida o buone pratiche.

Le Sezioni Unite auspicano una sorta di distinzione fra gradi della colpa e ciò per sopperire alle difficoltà decisionali nei casi di errore esecutivo nel rispetto di linee guida e buone pratiche.

In buona sostanza sussiste l’ipotesi di esclusione della colpa lieve nel caso in cui l’errore per imperizia avvenga in rispetto delle linee guida pertinenti al caso concreto, da valutarsi unitamente al grado di rischio e alle peculiari difficoltà tecniche.

Una delle due pronunzie galeotta del contrasto giurisprudenziale di cui si discute (N. 28187/2017) richiamava proprio l’applicabilità in ambito penale dell’art. 2236 c.c. facendo riferimento a situazioni tecnico-scientifiche nuove o complesse e rese più difficoltose dall’urgenza che devono essere valutate con un diverso sguardo. Difatti gli Ermellini riprendono tale indirizzo specificando che “potrà orientare il giudizio in una guisa che tenga conto delle riconosciute peculiarità delle professioni sanitarie”.