Famiglia, relazioni affettive - Rapporti patrimoniali fra coniugi -  Antonio Arseni - 25/04/2020

Le somme versate per il mantenimento dei figli già economicamente autosufficienti vanno restituite all'ex coniuge onerato (Cass.13.02.2020 n. 3659)

LE SOMME VERSATE PER IL MANTENIMENTO DEI FIGLI, GIA’ ECONOMICAMENTE AUTOSUFFICIENTI, VANNO RESTITUITE ALL’EX CONIUGE ONERATO  (Cass. 3659/2020)

 

L’argomento trattato dalla Cassazione nella sentenza in commento, è di quelli ritenuti sensibili nel corpo sociale in quanto attiene alla definizione di quegli aspetti economici tra persone che hanno registrato il fallimento irreversibile del loro rapporto matrimoniale, spesso vissuto, a causa delle modalità con cui si è consumato, con gli animi  esacerbati  che possono essere in grado di provocare una condizione psicologica di rabbia e di vendetta reciproca, in un contesto in cui i figli vengono frequentemente usati come “arma di ricatto” per far  prevalere le ragioni dell’uno nei confronti dell’altro.

Detto questo, la questione della decorrenza dell’assegno di mantenimento dei figli minori o quando sono divenuti maggiorenni ma  economicamente autosufficienti, è stata più volte esaminata dalla Corte Regolatrice, non senza contrasti.

Si può dire che le questioni che agitano dottrina e giurisprudenza sono sostanzialmente due, come di seguito sintetizzato.

L’assegno di mantenimento a favore del minore o maggiorenne non economicamente autosufficiente, nella separazione quanto nel divorzio, va fatta risalire al momento della domanda o della sentenza?

Vanno restituite le somme versate all’ex coniuge per il mantenimento dei figli (minore/maggiorenne non autosufficiente), non dovute a seguito di un giudizio di revisione conclusosi in favore del soggetto obbligato?

Quanto al primo quesito, da tempo la giurisprudenza di legittimità è orientata a ritenere che la decorrenza dell’assegno per il mantenimento della prole (minore o maggiorenne non autosufficiente), tanto in sede di separazione quanto in sede di divorzio, debba farsi risalire al momento della domanda (deposito del ricorso) e non al momento della pronuncia che ha determinato la debenza e/o la misura dello stesso assegno.

In questo senso si citano Cass. 21087/2004, Cass. 3348/2015, Cass. 10788/2018.

Sullo sfondo, il generale principio secondo il quale un diritto non può restare pregiudicato dal tempo necessario per farlo valere in giudizio (cfr. al riguardo Cass. 18358/2013).

Dunque, alla pronuncia che riconosce il dovere in capo ad uno dei coniugi di mantenere i figli, viene ricondotto un effetto retroattivo con la conseguenza che la domanda, qualora venga ritenuta fondata, deve essere accolta dalla data del suo  deposito  e non dalla pronuncia.

Tale orientamento è sedimentato nella giurisprudenza di legittimità pur segnalandosi, in controtendenza, la decisione della S.C. (Cass. 18538/2013) che colloca la decorrenza dal momento della pronuncia sulla base del relativo carattere determinativo.

Altrettanto non pacifica è la soluzione della seconda problematica, relativa alla ripetibilità dell’indebito che si configura nella ipotesi in cui l’ex coniuge, onerato dal pagamento di un assegno di mantenimento della prole, vede accolta la domanda di revisione dell’assegno già riconosciuto, negandolo o modificandolo.

Sulla questione è intervenuta la recentissima ordinanza della Cassazione Sezione Prima Civile del 13/02/2020 n° 3659.

Nel caso di specie, il padre chiedeva la revisione dell’assegno di mantenimento a favore delle due figlie -concordato in sede di divorzio con l’ex moglie-le quali si erano entrambe sposate, dopo aver conseguito il diploma di laurea, idoneo  a far  venir meno l’obbligo di mantenimento del padre consentendogli la proposizione dell’azione di restituzione delle somme corrisposte indebitamente, ex art. 2033 CC: una azione, quella della ripetizione dell’indebito che ha portata generale e si applica a tutte le ipotesi di inesistenza, originaria o sopravvenuta, del titolo di pagamento, qualunque ne sia la causa. Spetta al Giudice, cui sia proposta la domanda restitutoria, valutarne la fondatezza, in relazione alla sopravvenienza di eventi successivi che hanno posto nel nulla la causa originaria giustificativa dell’obbligo di pagamento (condicio ob causam finitam).

“L’irripetibilità delle somme versate dal genitore si giustificherebbe ove gli importi riscossi abbiano assunto una concreta funzione alimentare, la quale non ricorrerebbe ove ne abbiano beneficiato i figli maggiorenni ormai economicamente indipendenti in un periodo in cui era noto il rischio restitutorio, nel senso che il principio di irripetibilità delle somme versate, in caso di revoca giudiziale dell’assegno di mantenimento, non trova applicazione in assenza del dovere di mantenimento medesimo”

In conclusione, ecco la massima della  pronuncia citata (Cass.3659/2020) “ In caso di modifica giudiziale delle condizioni economiche del regime post-coniugale, intervenuta in ragione della sopraggiunta indipendenza economica dei figli, il genitore obbligato può esercitare l’azione di ripetizione, ex art. 2033 c.c., anche con riferimento alle somme corrisposte in epoca antecedente alla domanda di revisione, allorché la causa giustificativa del pagamento sia già venuta meno, atteso che la detta azione ha portata generale e si applica a tutte le ipotesi di inesistenza, originaria o sopravvenuta,del titolo di pagamento, qualunque ne sia la causa”