Biodiritto, bioetica - Biodiritto, bioetica -  Michela Del Vecchio - 12/01/2018

Legge sul biotestamento: relazione di cura medico / paziente. In particolare sulla posizione dell’infermiere nella formazione del consenso (comm. Cass. IV Sez. Pen 5/2018) – Michela del Vecchio

La legge sul biotestamento, approvata in Senato il 14 dicembre 2017, sub art. 1 (consenso informato), testualmente dispone che “contribuiscono alla relazione di cura, in base alle rispettive competenze, gli esercenti una professione sanitaria che compongono l’equipe sanitaria”.

Già avevo sottolineato, nell’articolo “Legge sul biotestamento – un’occasione perduta” pubblicato su questa Rivista il 17 dicembre 2017, la genericità di affermazioni quali “esercenti la professione sanitaria” in relazione soprattutto all’espressione di componenti l’ “equipe sanitaria”. In tale articolo, in particolare, avevo con rammarico evidenziato che sarà compito della magistratura definire tali espressioni in occasione della decisione su singole e variegate fattispecie cercando così di trarne il principio di diritto necessario per l’applicazione dell’art. 1, comma 2, della Legge sul biotestamento.

In linea con quanto appena affermato si pone la decisione della Suprema Corte, IV Sezione Penale, che dirimendo un caso di omicidio colposo in ambito sanitario, in tema di partecipazione dell’infermiere nella fattispecie delittuosa ha evidenziato che rispetto al paziente anche l’infermiere assume una posizione di garanzia del tutto autonoma rispetto a quella del medico.

La Cassazione, con recente sentenza n. 5/2018, ha infatti affermato che anche l’infermiere – come il medico – svolge “un compito cautelare di salvaguardia della salute del paziente” e pertanto non va considerato come “ausiliare del medico” ma “professionista sanitario”.

Riportando dunque tale principio al disposto normativo indicato sul consenso informato e sulla partecipazione di “componenti dell’equipe sanitaria” alla formazione del consenso medesimo, è possibile dunque sostenere che l’infermiere (certamente professionale per quanto nella decisione sopra riportata non è indicata in modo specifico la qualifica di tale figura professionale) interviene come protagonista nella relazione di cura secondo le proprie specifiche competenze e può contribuire unitamente al medico alla formazione in capo al paziente della volontà in merito al trattamento sanitario da seguire o al rifiuto stesso di un trattamento sanitario offrendo quelle informazioni e formazioni necessarie per affrontare l’uno e l’altro.

Consegue, per quanto sopra esposto, dunque che al consenso informato partecipa anche l’infermiere professionale che si inserisce nella relazione di cura tra medico paziente in una posizione, come precisato dalla giurisprudenza commentata, autonoma e specifica incidendo così sulla formazione della volontà del paziente medesimo