Cultura, società - Generalità, varie -  Sabrina Peron - 20/02/2018

Leibniz o della geometria del diritto

Gottfried Wilhelm von Leibniz (Lipsia 1646 - Hannover 1716 ), filosofo e matematico è generalmente noto al pubblico per la disputa con Isaac Newton sulla rivendicazione della paternità per l’invenzione del calcolo infinitesimale e per essere diventato il bersaglio di Voltaire (nella caratterizzazione del personaggio Pangloss), in netta polemica con la famosa asserzione leibniziana che vuole l’universo fondato sulla “giustizia, saggezza e sulla libertà di Dio”, ragion per cui non può che essere il “migliore tra gli infiniti universi possibili”.

Meno noto, invece, che Leibniz (che peraltro, proveniva da una famiglia di giuristi), si distinse anche per i suoi studi e le sue teorie giuridiche (che ovviamente risentono della sua impostazione matematizzante) e viene considerato (insieme a Samuel Pufendorf, 1632 - 1694) uno dei maggiori esponenti del giusrazionalismo.

Tra gli scritti giuridici di Leibniz, l’opera più significativa, e che, peraltro, segna una delle tappe fondamentali della storia del pensiero giusfilosofico, è “La Nova Methodus Discendae Docendaeque Iurisprudentiae” (1667). In quest’opera, tra le altre cose, Leibniz:

  • esprime la necessità di operare un lavoro di ricognizione e riordino della normativa vigente, per ripulirla da aporie ed eccezioni al fine di favorire la certezza dei rapporti giuridici: difatti, “se le regole hanno eccezioni sono inutili perché non si può fare affidamento su di esse”;
  • enuncia le due regole fondamentali dell’ars judicandi: a) nessun parola può essere accettata senza spiegazioni; b) nessuna proposizione può essere accettata senza prove. 

Nonostante la sua importanza, si tratta di un’opera solitamente di ardua reperibilità, per mancanza di traduzioni e, soprattutto, di traduzioni integrali.

Tuttavia, tale ingiustificabile carenza è stata finalmente colmata grazie al lavoro di uno studioso italiano: il prof. Carmelo Massimo De Iuliis, docente di Diritto delle società, presso l’Università Cattolica di Milano.

Difatti, il prof. De Iuliis, con una meritoria opera di (ri)scoperta del pensiero giuridico di Leibniz (del grande filosofo, ha anche curato e tradotto per Giuffrè I casi perplessi in diritto. De casibus perplexis), ha finalmente sottratto dal dimenticatoio La Nova Methodus proponendone due fondamentali edizioni: una per il pubblico italiano ed una per il pubblico anglofono.

Oggi, dunque, per chi voglia avvicinarsi alle riflessioni di Leibniz, può leggere la versione integrale de La Nova Methodus , nella traduzione e curatela di Carmelo Massimo De Iuliis in lingua italiana con il titolo “Il nuovo metodo di apprendere ed insegnare la giurisprudenza” (Giuffrè, 2012, pp. 204, € 40,00) e preceduta dalla riproduzione della edizione critica del testo latino, a cura di W. Kabitz ed H. Schepers, pubblicata da Akademie Verlag di Berlino. Si tratta della prima edizione integrale in lingua italiana dell’opera di Leibniz: prima di tale traduzione esisteva solo una traduzione risalente al 1956, quasi introvabile e comunque limitata alla sola prima parte dell’opera (Leibniz, Il metodo generale degli Studi, a cura di M. di Dario, Napoli, 1965).

Ma può altresì leggerla e studiarla in lingua inglese con il titolo “The New Method of Learning and Teaching Jurisprudence” (Talbot Publishing, 2017, pp. 218, € 89,00). Anche in questo caso si tratta della prima traduzione integrale in lingua inglese de “La Nova Methodus”, tratta dalla Frankfurt Edition del 1667 (le altre precedenti edizioni in lingua inglese sono solo parziali). Edizione, peraltro arricchita da un ampio apparato di note esplicative e da un’ampia introduzione, sempre curata dal prof. De Iuliis, che oltre ad offrire uno schizzo biografico di Leibniz, tratteggia una panoramica della ricezione delle sue idee, e una discussione delle opinioni di Leibniz sui concetti filosofici di logica e retorica applicati allo studio della giurisprudenza