Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Luigi Trisolino - 04/07/2020

LiberAzione egosociospirituale: il divenire libertario della rivelazione cristianumana

La strada di salvezza delle chiese cristiane post-contemporanee potrebbe essere tracciata nel superare se stesse e i propri rigori ritualistici attraverso la promozione di una chiesa delle strade. Una strada delle libertà può affiorare per le coscienze nel dialogo perenne con l’umano: nella ricerca dell’oltrematerico attraverso la mente che dirige la carne, nella riscoperta incessante della pulsione divina qui ed ora. Occorre una rigenerazione libertaria del piano escatologico, nella immanenza delle corsare ed evolutive chiavi di lettura dell’essere umano in divenire, in seno all’universo che è ma diviene.
Sono lontani ormai i piani di salvezza necessariamente collettiva, teorizzati da alcune teologie della liberazione vicine ai socialismi collettivistici e alle esperienze delle comunità di base. Occorre rivalutare l’individuo nella sua coscienza unica e irripetibile, valorizzando il corso vitale dell’io affinché esso adempia a se stesso attraverso il sentirsi libero e diverso, rispetto ad ogni altro suo prossimo io nel mondo. Lo stare insieme è un fatto pratico, un dato di fatto, e occorre andare oltre gli autoreferenzialismi e le astrazioni sui ritorni ipotetici nonché utopici alla natura primogenita poi corrottasi sulla via. Nessuna corruzione, nessuna natura primogenita: riconosciamo l’IO che colora se stesso nella ricerca incessante di una Dimensione che lo trascende e lo precede nel tutto cosmico. Se quella Dimensione (D) oltrematerica lo precede nella sua materialità, l’IO-individuo è una conseguenza che viaggia per divenire un qualcosa di diverso da un prodotto nous-ontologicamente omogeneizzabile, attraverso l’autonomia della libertà di essere, e non solo attraverso una piegata libertà d’arbitrio nell’eseguire o meno asfittici progetti eteronomi, figli di idee e valori umani mutevoli nel tempo.
L’essere umano (anche) teologicamente disalienato è l’essere umano che riscopre dinamicamente ed incessantemente in sé le proprie teleologie in divenire. È l’essere umano che riconosce se stesso e gli altri come cocci fragili e forti – sempre pulsanti – della fonte del tutto che è Dio, padre e madre, entità mai vista con gli occhi ma al contempo toccata con le mani da Tommaso, circa duemila anni fa, se vogliamo leggere lo spettro del divino con gli occhiali esperienziali della fede nella cristianità parzialmente rivelata, e ancora in corso di rivelazione.
La storica venuta di Gesù in mezzo agli uomini ha segnato le esistenze di molte persone che lo hanno seguito, in un percorso a ostacoli con piccole o grandi missioni: la meta a medio-lungo termine è quella di liberare gli esseri umani dal buio del non-senso, dalla paura della irreversibile cessazione delle funzioni biologiche dell’encefalo, dalla commissiva ed omissiva condotta guerrafondaia, e dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Quest’ultimo importante traguardo parte da ogni quotidianità spaziotemporale, ma i mezzi per realizzar ciò non possono confondere l’obiettivo di liberazione con una mossa indecente di restrizione delle libertà di organizzare, fare, ideare, strutturare. Occorre rimaner praticamente e liberamente democratici, plurali e pluralisti, amanti del limite solo se può valorizzare ancor meglio le libertà, in uno spazio individuale e associato di spiriti che operano attraverso il proprio corpo e la propria mente.
La meta a immediato termine, invece, consiste nello sviluppo del desiderio e di conseguenti pratiche di liberazione egosociospirituale e di vivificazione, nel fare percorsi di nonviolenza propositiva: adesso, qui, con chi ci troviamo, con le fragilità e i dubbi che nutriamo, con gli affanni e con le gioie che riceviamo e conquistiamo. Se siamo cocci di un insieme di Amore eterno, nelle verità, non possiamo omettere di vivere le pragmatiche vibrazioni adempitive del nostro essere, alla ricerca della completezza dell’universo attraverso il nostro completarci.
Le testimonianze sociospirituali e teo-esistenziali progressive di persone come il Mahatma Gandhi, Tonino Bello, Andre Gallo, Oscar Romero e tanti altri meno noti sono il segno umano che le idee possono diventare azione, carne, sangue, sudore, movimento; ma tante altre tipologie di esperienze possono essere salutate come esperienze egosociospirituali, con parametri e stili differenti e distaccati dalle stanche antonomasie, in un reciproco incontrarsi tra persone che vogliono scoprirsi per scoprire, attraverso la luce dell’innovazione, oltre il tremore dell’inerzia (questa sì, atrio delle tenebre).
L’universo spirituale visto dall’essere umano degli inizi del XI secolo è nudo: a illuminarlo di constatazioni, esperienze e pluralità sarà la condivisione dei punti di vista sulle verità, all’insegna della libertà sui mutevoli piani delle spiritualità, e all’insegna dell’evolutiva ricerca di ciò che può esserci in fondo all’abisso che ancora giace nell’ignoto.