Amministrazione di sostegno  -  Redazione P&D  -  18/03/2022

Libere riflessioni da “La Cordata” di Bra (CN) - Luigina Bima

Voglio esprimere alcune considerazioni molto pratiche,  partendo dal mio angolo di osservazione, sebbene molto ridotto:

  • amministratori di sostegno / parenti :
  • hanno bisogno di essere formati e accompagnati per tutto il periodo dell'incarico, ovviamente per chi lo vuole. Occorre che siano aiutati a capire il loro ruolo, i poteri, i limiti, le responsabilità...tutto questo a volte, nell'ambito della famiglia, può essere più complicato.
  • In alcuni casi, il rapporto di parentela, seppur previsto per legge e accettato di buon grado, comporta delle implicazioni affettive difficili da gestire. A volte può acuire, anziché risolvere, situazioni conflittuali già esistenti (vedi spesso situazioni di dipendenza di vario tipo). Anche per i parenti può essere utile partecipare a gruppi di auto-mutuo-aiuto, avere un'associazione o degli operatori di riferimento, come consulenti non solo da un punto di vista giuridico, ma anche amministrativo, psicologico, educativo... 
  • Spesso poi il problema privacy diventa un nodo insormontabile, specie quando si ha a che fare con servizi psichiatrici o servizi per le dipendenze. Se  gli operatori si arroccano in linea di principio su questo argomento, il lavoro di rete necessario per lo svolgimento dell'incarico di ads, è già chiuso in partenza. In questi casi il parente-ads si trova veramente solo e in difficoltà....Crediamo che il discorso “privacy” dovrebbe essere approfondito e pensato: se occorre trovare un modo di aiutare tutti insieme una persona in difficoltà, il concetto di privacy dovrebbe essere ragionato in un altro modo; diverso è quando garantire il segreto serve a non danneggiare la persona interessata, la sua immagine sociale, ecc. In questo caso, d'accordo. Ma l'ads, tenuto anche lui ad un impegno morale di riservatezza,  dovrebbe essere ritenuto dagli operatori come un punto fondamentale della rete e dunque coinvolto nelle problematiche esistenti che devono comunque essere gestite, ma non da diversi “solisti”... 
  • amministratori di sostegno / responsabili Servizi Sociali: 
  • pratica molto diffusa da noi.  Richiederebbe un confronto allargato: i responsabili dei Servizi Sociali avrebbero molte cose da dire, in proposito.
  • Gravi criticità: 
  • a. si arriva a numeri spropositati,
  • b. non si hanno le risorse per allestire all'interno dei servizi sociali un vero e proprio ufficio apposito, garantendosi anche le necessarie consulenze (fiscali, immobiliari,ecc.)
  • c. rischio conflitto di interessi e rischio che nessuno in pratica dia voce al beneficiario nei confronti dell'ente che deve erogare servizi a suo favore
  • d. spesso vengono assegnati al Servizio Sociale incarichi di tutela/amministrazione di sostegno a favore di persone provenienti da zone molto lontane, che si trovano magari in carcere o in qualche comunità di recupero presente nella zona, oppure per persone straniere di cui nessuno sa nulla che casualmente finiscono ricoverate nell' ospedale locale: queste situazioni richiedono tempo ed energie per ricostruire situazioni complicate e lontane e mettono i servizi in serie difficoltà, per riuscire ad adempiere all'incarico ricevuto;
  • e. il legale rappresentante dell'Ente (Sindaco, presidente di consorzio, ecc.) in genere delega un alto funzionario del Servizio, che si ritrova a dover gestire decine di bancomat, rapporti con l'INPS (SPID), ad essere pluri-datore di lavoro per collaboratrici domestiche, tutti a suo nome....
  • f. il Servizio Sociale deve essere, non l'amministratore di sostegno, ma dovrebbe funzionare come principale interlocutore dell'ads, garantendo un intervento professionale importante e insostituibile: questo è il contributo che deve dare;
  • g. il Servizio Sociale non può rifiutare questi incarichi, almeno nella nostra realtà i Giudici Tutelari, per quanto è di mia conoscenza, non accettano questi rifiuti, pur se motivati. Questa è una ulteriore grossa criticità.
  • h. in genere non viene riconosciuto all'Ente pubblico l'equo indennizzo, anche in presenza di patrimoni ingenti e di grande dispendio di tempo e di energie da parte degli operatori per la gestione della situazione.
  • amministratori di sostegno / volontari: 
  • molto utili ed efficaci in tante situazioni. Sono motivati, propensi all'ascolto e al dialogo, possibilmente non accumulano diversi incarichi, credono fermamente in ciò che fanno, sono testimonianza di cittadinanza attiva, senso di responsabilità verso la comunità. In genere sono persone con particolare sensibilità verso il mondo della fragilità. Necessaria la formazione, l'accompagnamento “in itinere”. Meglio quando si opera all'interno di una associazione. La criticità maggiore è che sono pochi, a volte spaventati dalla responsabilità personale e dai rapporti con il tribunale. In genere sono volontari fino in fondo, non chiedono l'equo indennizzo, spesso sono nominati nelle situazioni in cui i beneficiari sono molto poveri e dove c'è un bisogno forte di dialogo e di relazione. Sono una grande risorsa della comunità, ma – per quanto conosco personalmente – non sono per nulla riconosciuti e valorizzati da parte del tribunale.
  • amministratori di sostegno / avvocati: 
  • è la situazione più frequente nella nostra realtà, tanto che pare esistano dei professionisti che dedicano la loro attività professionale quasi esclusivamente all'assolvimento di incarichi di tutela/ads. Generalmente l'incarico viene svolto con competenza, ma prevale l'aspetto amministrativo/contabile, più che la parte relazionale, di dialogo e di ascolto diretto del beneficiario. Quando una persona da sola  ha 20-30 beneficiari è ben difficile seguirli tutti con attenzione....ci si trova costretti spesso ad intervenire solo nelle situazioni di emergenza. Inoltre può succedere che venga incaricato un legale che vive in una città distante dalla residenza del beneficiario e questa è un'ulteriore complicazione.
  • Mi piace immaginare che l'avvocato / amministratore di sostegno possa operare in una specie di studio associato, avendo al proprio fianco come collaboratore / consulente un assistente sociale, uno psicologo, un educatore, uno psichiatra,....: questi operatori dovrebbero interpellare e coinvolgere i servizi e creare rete...aiutare l'amministratore di sostegno “titolare” ad approcciarsi al beneficiario con una visione globale, a 360°.
  • Questa osservazione nasce dal fatto che se occorre tenere conto delle aspirazioni e dei desideri del beneficiario,  prima bisogna conoscerle queste aspirazioni e questi desideri: dare spazio, ascoltare...
  • Ovviamente, pensando ad uno studio legale che si dedichi all'amministrazione di sostegno in questo modo, non si può non mettere in conto una sorta di equo indennizzo riconosciuto, applicato a tutti. Questi sono discorsi con molte implicazioni e meritano di essere approfonditi da parte di persone competenti.

Alcune criticità particolari

  1. esistono poche associazioni di amministratori di sostegno/tutori, che possano dare un supporto. In provincia di Cuneo esiste solo “La Cordata” di Bra costituita nel 2009; a Torino dal 1998 è presente l'Associazione “Tutori volontari ODV”; in Piemonte non abbiamo notizia che  esistano altre associazioni su questa tematica
  2. manca, nella nostra realtà, un qualunque dialogo con il tribunale, che pare essere ben lontano dal considerare la presenza di realtà associative come importanti risorse della comunità civile. I gruppi di volontari, in particolare quelli organizzati in forme associative, potrebbero essere un insostituibile raccordo tra i palazzi della giustizia e la cittadinanza; dovrebbero essere, secondo noi, accolti, riconosciuti, istruiti, guidati.... 




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