Persona, diritti personalità - Persona, diritti personalità -  Francesco Bernicchi - 08/06/2020

Libertà religiosa e limite di propaganda - Cass. Civ. 7893/2020

Si prende in esame una recente sentenza della Corte di Cassazione Civile N. 7893/2020 (depositata il 17 Aprile 2020 della Prima Sezione Civile) relativa al tema della libertà religiosa e di propaganda del proprio credo.

Il fatto, in breve: l’Ass.ne Atei e Agnostici italiani presentava al Comune di Beta una serie di manifesti propagandistici da affliggere nelle bacheche comunali e che furono “rifiutati” dalla giunta comunale perché offensivi delle altre religioni. (Si contrapponevano – giocoforza – il modello cattolico e quello ateo con toni sarcastici e non solo).

L’Associazione ricorreva in Tribunale, ma sia il Giudice di prime cure che la Corte d’Appello confermavano il punto di vista del Comune e il carattere discriminatorio dei manifesti.

L’ultima parola spetta – come noto – alla Cassazione cui si rivolge l’Associazione e i giudici di Piazza Cavour ritengono fondate le doglianze dell’Associazione compiendo un excursus dell’interpretazione dell’articolo 19 della Costituzione.

La Corte è chiara: “deve essere garantita la pari libertà di ciascuna persona che si riconosca in una fede, quale che sia la confessione di appartenenza, ed anche se si tratta di un credo ateo o agnostico, di professarla liberamente oltre che il diritto di farne propaganda nelle forme più opportune, attesa la previsione aperta e generale dell’art. 19 Cost”

L’unico limite è quello costituto dal vilipendio della fede da altri professata, secondo un accertamento che il giudice di merito è tenuto ad effettuare con rigorosa valutazione delle modalità con le quali si esplica la propaganda o la diffusione, potendo negarsi il diritto solo quando le predette modalità si traducano in un’aggressione o in una denigrazione della diversa fede da altri professata.

Va garantito il principio della parità di trattamento, sancito dagli artt. 1 e 2 della direttiva 2000/78/CE e dagli artt. 43 e 44 del d.lgs. n. 286 del 1998, tra tutte le forme di religiosità, in esse compreso il credo ateo o agnostico, determinando la violazione una discriminazione vietata, che si verifica quando, nella comparazione tra due o più soggetti, non necessariamente nello stesso contesto temporale, uno di essi è stato, è, o sarebbe avvantaggiato rispetto all’altro, sia per effetto di una condotta posta in essere direttamente dall'autorità o da privati, sia in conseguenza di un comportamento, in apparenza neutro, ma che abbia comunque una ricaduta negativa per i seguaci della religione discriminata.