Diritto, procedura, esecuzione penale - Reato -  Marco Faccioli - 17/12/2019

Lo stupro, le aggressioni e le molestie sessuali nelle relazioni di Radhika Coomaraswamy. L’importanza della definizione degli elementi giuridici.

Radhika Coomaraswamy, avvocato, nata in Sry Lanka il 17 settembre 1953, è la prima Relatrice delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne. Il suo incarico è durato quasi 10 anni, dal 1994 al 2003 e grazie a lei per la prima volta il tema della violenza contro le donne è entrato con la sua specificità nell’agenda ufficiale delle Nazioni Unite. I
l lavoro è cospicuo e numerosi sono i rapporti pubblicati durante il suo mandato. Occupiamoci qui di alcuni aspetti trattati dalla Coomaraswamy, ovvero quelli nel titolo di questo breve articolo. Nel rapporto preliminare del 1994 la Coomaraswamy colloca nel contesto comunitario quelle particolari forme di violenza per lo più legate alla sessualità e al comportamento sessuale delle donne. Se da un lato, infatti, la comunità rappresenta uno spazio di espressione sociale, dall’altro, è anche il luogo in cui vengono imposti limiti e restrizioni alla sessualità femminile e norme di controllo e punizioni, spesso disumane e degradanti, per ciò che viene considerato sessualmente inappropriato. Il rapporto  si sofferma sull’analisi delle seguenti manifestazioni della violenza di genere: lo stupro, le aggressioni e le molestie sessuali.
Spesso siamo portati a credere che i problemi si manifestino sempre allo stesso modo nelle varie aree del mondo, ma è sufficiente una veloce analisi delle realtà dei vari Paesi per comprendere in fretta come ad ogni latitudine il dramma della violenza di genere prenda forma in modi profondamente diversi.
Lo stupro e le aggressioni sessuali si configurano come fattispecie trasversali ai tre ambiti individuati: la famiglia, la comunità e lo Stato, e sono identificati come strumenti per eccellenza del controllo delle società patriarcali sulle donne. Le molestie sono considerate l’evidenza di un continuum di violenza sessuale contro le donne, così come afferma il rapporto del 1997 sulla violenza nel contesto comunitario. Questo genere di attacchi colpisce corpo e mente, viola l’integrità del corpo e genera paura, pone ostacoli alla libertà di movimento e spesso anche all’educazione. E' quanto sottolinea la Coomaraswamy affermando che le aggressioni e le molestie sessuali perpetrate nei luoghi di lavoro o in quelli di formazione sono particolarmente pericolose perché hanno l’effetto di escludere le donne da quegli ambiti della società con conseguenze molto gravi sulla loro condizione personale, sociale ed economica. Dall’analisi di alcuni ordinamenti nazionali e delle loro disposizioni in materia di stupro e molestie, la Coomaraswamy fa emergere l’importanza della definizione degli elementi giuridici che configurano lo stupro e le molestie come fattispecie criminose in un dato sistema giuridico (ad esempio, il consenso della vittima, la coercizione e i dettagli specifici che caratterizzano l’aggressione). Tali elementi risultano cruciali nella lotta alla violenza contro le donne non solo perché influiscono sul modo di condurre le indagini e sulle sanzioni, ma anche perché condizionano il modo in cui queste forme di violenza sono percepite nella società di riferimento. Altri aspetti relativi alla violenza sessuale contro le donne che emergono dal rapporto della Coomaraswamy si riferiscono al ruolo della Polizia, da un lato e alle politiche sulla salute riproduttiva dall’altro. L’atteggiamento tendenzialmente discriminatorio degli ufficiali di polizia nei confronti delle vittime di violenza che si recano nelle stazioni di polizia per denunciare e i numerosi abusi e maltrattamenti riportati dalle stesse vittime proprio nelle stazioni di polizia sono elementi particolarmente gravi. Essi, infatti, influiscono pesantemente sulla scelta delle donne di denunciare o meno una violenza subita e sulla percezione che della violenza contro le donne si ha in generale nella società. Un’altra questione aperta in molti paesi riguarda i casi di gravidanza indesiderata in seguito ad uno stupro. Nei paesi in cui l’aborto non è ammesso o è sottoposto a restrizioni anche in questi casi, le donne sono esposte ad una doppia violenza: lo stupro e la gravidanza forzata imposta dallo Stato. Le leggi che criminalizzano l’aborto interferendo con il diritto delle donne di decidere del proprio corpo e della propria vita riproduttiva, afferma la Coomaraswamy, violano l’obbligo internazionale di tutti gli Stati di proteggere la salute e i diritti riproduttivi delle donne.