Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Paolo Cendon - 27/06/2019

Lode e onore alla Cassazione

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E’ uscito ieri l'altro 25 giugno 2019 il seguente comunicato:

“Commento ad una sentenza della Corte di cassazione  comparso su un sito informatico.

Occorre rilevare, con sorpresa e rammarico, che sempre più frequentemente sono pubblicati, su riviste giuridiche cartacee e/o  informatiche, commenti critici avverso decisioni della Corte di cassazione  che superano qualsiasi limite di continenza formale e sostanziale.

Da pochi giorni è apparsa su un sito informatico a contenuto giuridico un commento ad una decisione in materia di risarcimento del danno che, pur privo del minimo accenno ad argomenti giuridici, si risolve in una  aggressione alla Corte in generale, ad una singola Sezione ed, addirittura, ai componenti del collegio giudicante, finendo con il degenerare in  espressioni che offendono l’onore, la professionalità ed il rigore morale della Corte e dei suoi Magistrati.

Tutto ciò avviene – è bene ricordarlo – nel momento in cui la Corte di cassazione si è aperta al dialogo con la dottrina, divenendo luogo di incontro, confronto ed assiduo dibattito sulle tematiche più attuali.

Ben consapevole del contributo imprescindibile della dottrina alla formazione del pensiero giuridico ed interessata a recepirne gli stimoli, dei quali tiene conto nella formazione dei propri onvincimenti, la Corte di  cassazione ritiene opportuno ribadire che ogni critica, per assumere un  carattere costruttivo, deve essere improntata a misura istituzionale, consona a creare un proficuo dibattito ed un confronto deontologicamente  corretto”.

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Alcuni amici mi hanno segnalato il comunicato di cui sopra e hanno suggerito che esso si riferisca a questo mio commento di qualche giorno fa, apparso su "Persona e Danno"

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"Pessima decisione della Cassazione - Cassazione civile, sez. III, sentenza 31 maggio 2019, n. 14886 - che ci fa tornare indietro ai tempi delle sentenze di S.Martino, che credevamo superati per sempre, ma i cui tristi stendardi, a undici anni di distanza, tornano invece a farsi sentire ogni tanto.

Evidentemente le bocce alla terza sezione sono meno ferme e salde di quanti speravamo.

Immaginare ancora che anche in sede contrattuale il motivo dell'inviolabilità del diritto colpito, già discutibile a livello aquliano, abbia un rango decisivo, fa ridere se non piangere.

Anche il resto della pronuncia, pur se è vero che i danni inesistenti non vanno risarciti, fa pena. Dalla parte dei soggetti forti, contro i soggetti deboli.

Si ha l'impressione che i giudici di Cassazione non abbiano mai fatto i pendolari in treno. Vergogna, vergogna. Eppure dovrebbero sapere, a Roma, che attraverso lo strumento del quantum si può sempre moderare e contenere l'effetto di una pronuncia lucida e generosa sul terreno dei principi.

E poi un po' di coerenza: come fai cara Cassazione (cara per modo di dire certe volte ...) a non vedere che la colpa grave di un ente che non fa nulla per migliorare la condizione di certi treni e di certi viaggiatori è proprio quello che occorre sanzionare. Non vuoi proprio che la tua mano destra sappia quello che fa la mano sinistra?

Si ha l'impressione che alcuni giudici arrivino in Cassazione, e soprattutto alla terza sezione, senza aver mai studiato o capito granché: chissà che professori avevano all'università, con chi si sono laureati, se sentono mai la Trota di Schubert o se vedono i film di Bunuel, che testi hanno usato per prepararsi al concorso ... magari quelli del mio amico Francesco Gazzoni, grande polemista, coi piedi saldamenti piantati nel pleistocene, almeno su certi aspetti del diritto privato.

Secondo me sentenze simili, così cieche, impaurite, conformiste, stolide, sono anche più preoccupanti dei recenti scandali con Palamara, Lotti e Ferri ... povera Italia!

Noi certo non ci spaventeremo, c’è chi perde sempre le battaglie, ma alla fine vince le guerre.

Intanto occorre continuare a indignarsi, ad arrabbiarsi, senza magari cessare di sorridere".

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Che dire adesso ?

Non so se  quel comunicato della Cassazione di ieri l'altro si riferisca  davvero a me.

Potrebbe essere.

Mi spiace molto che i giudici si siano offesi. Il mio tono voleva essere un po’ esagerato, provocatorio, letterario, pittoresco, ma può darsi che alcuni passaggi siano   effettivamente eccessivi.

 Nella sostanza penso  in effetti di avere ragione: pretendere che, anche in materia di inadempimento, ci sia  un diritto fondamentale costituzionale violato è una tesi che calpesta il motivo della sovranità in ambito contrattuale.

 Nella forma  ciò che conta è però la sensibilità del destinatario: e se c’è quindi un rammarico, il torto è sicuramente mio e mi scuso senz’altro.

Nei convegni continuo a parlare bene della Cassazione, anzi benissimo. Fa spesso un lavoro degno e molto  importante. Proprio l’altro giorno lodavo a Udine la recente sentenza che ha corretto l’errore (precedente della Cassazione) in tema di “ora per allora” con riguardo all’Amministrazione di sostegno. Il contributo che la Cassazione ha dato, in generale, all’affermarsi dell’Amministrazione di sostegno è davvero eccellente.

Anche in altri settori è così. Il ravvedimento degli ermellini in tema di danno non patrimoniale, grazie a Giacomo Travaglino, a Luigi Scarano, ad altri giudici, è anch’esso una cosa esemplare, meritoria.

Altro esempio: le coraggiose prese di posizioni in tena di funzione sanzionatoria della responsabilità civile.

Potrei continuare a lungo.

Ich ben ein giudice della Cassazione.