Cultura, società - Cultura, società -  Maria Beatrice Maranò - 06/12/2017

Madri…Maria Luisa Spaziani

L’almanacco di oggi ricorda la nascita di Maria Luisa Spaziani avvenuta a Torino il 7 dicembre 1924; poetessa di grande spessore, traduttrice di Proust, “amica amorosa”di Eugenio Montale, un importante figura della letteratura del ‘900. Fino al 1982 è stata presidente, dopo averlo fondato nel 1978 per onorarne la memoria, del Centro Internazionale Eugenio Montale, ora Universitas Montaliana, e del Premio Montale di poesia. Nell’opera della Spaziani largo spazio trova il quotidiano, un quotidiano annodato a doppio filo con radici antiche: i suoi toni sono in alcuni casi alti, in altri casi colloquiali, tutto racchiuso in una dimensione di affetti, raccontata sotto forma di diari con figure, impressioni, ricordi personali che arrivando a riflettere sulla figura del poeta e sul senso della poesia, quale riscatto dall’ordinarietà dell’esistenza e come un momento vero di di libertà e bellezza. Nelle campagne dell’astigiano, visse gli anni dello sfollamento. È lì che imparò "gli odori, i profumi, le scorze degli alberi, i ritmi della semina", e tutto questo la avvicinò al mondo dei contadini: "la raccolta delle patate”, scrive, è "inebriante, perché viene fuori il sapore della terra viva”. Fondamentale fu l’incontro con Eugenio Montale. Pur conoscendo a memoria "Ossi di Seppia" al principio non ebbe desiderio di incontrarlo, così scrive: "Ne avevo sentito parlare male: dicevano che fosse misantropo, misogino, scostante, che non sorridesse mai. Ma poi l’angelo tessitore me l’ha spedito a Torino, e per curiosità sono andata a una sua conferenza al teatro Carignano il 14 gennaio del 1949. Mentre stavo per uscire, la direttrice dice: Si fermi, ché vogliamo presentare i giovani poeti torinesi a Montale. Io non mi sentivo poeta, perché non avevo pubblicato niente, e poi ero molto intimidita. Allora si è verificata una cosa molto strana, che né io né Montale stesso siamo riusciti a capire negli anni seguenti. Eravamo sei persone in fila; lui passava, dava la mano con gli occhi bassi senza guardare in faccia nessuno e diceva: Piacere, piacere. Stavo per scappare quando lui arriva davanti a me e appena sente il mio nome alza gli occhi e mi dice: Ah, è lei. Rimango senza fiato, e dico la prima banalità che mi viene in mente per vincere l’imbarazzo: Viene a pranzo da me, domani? E lui: Sì”. E lui mi aspetterà nell’ipertempo, sorridente e puntuale, con saluti e storie che alle poverette orecchie dell’arrivata parranno incredibili. Ma riconoscerà, lui, ciò che gli dico?In poche note o versi qui raccolgo i messaggi essenziali. Un alto raggio, aria diversa glieli tradurrà. (Viaggio Verona-Parigi 1987-1990, da I fasti dell’ortica, 1996) "Sodalizio è una bella parola un po’ vecchia che vuol dire un’unione profonda di due creature, sulla base di cose comuni. Questa base di fondo comune tra me e lui è stata sempre la poesia”. Poco tempo dopo il primo incontro, Maria Luisa trova lavoro nell’ufficio stampa di una ditta anglo-cinese a Milano. Anche Montale si è trasferito di recente a Milano, dove lavora per il "Corriere della Sera". Iniziano a vedersi ogni giorno, avendo anche un’altra complicità: quella del canto. "Io avevo una voce discreta, e lui sognava — avendo perduto la possibilità di diventare un baritono — di avere un’allieva. È nata così un’amicizia quasi amorosa, che non è paragonabile però a una storia d’amore. Ci vorrebbe una lunga analisi per dire che cosa è stato questo legame, testimoniato da 360 lettere di lui che sono state date, dopo la sua morte, all’archivio di Maria Corti, presso l’Università di Pavia". L’amicizia dura per oltre quindici anni, più o meno fino al ’65-’66. I rapporti si allentano un poco a seguito del trasferimento di Maria Luisa a Roma. Appassionata alla figura di Giovanna d’Arco, diciannovenne, dirige la rivista "Il dado", cui collaborano Vasco Pratolini, Sandro Penna, Vincenzo Ciaffi e la stessa Virginia Woolf che le invia, poco prima di morire, alcune pagine del romanzo "Le onde” con una delicata dedica "alla piccola direttrice”. Nella sua formazione, la lettura di Marcel Proust è fondamentale per le due grandi distinzioni riguardanti la memoria. "La memoria volontaria è quella che si affida alla nostra intelligenza, e ci permette di creare un filo di continuità fra le cose; quella involontaria è quella che ci viene da una sensazione, da un’emozione sensoriale, perché i nostri sensi sono le grandi porte dell’anima, e non abbiamo altro modo per ricevere messaggi se non attraverso i sensi; per cui, come racconta Proust, un fazzoletto con quattro gocce di profumo dimenticato in un cassetto ti scaraventa nel passato in un modo quasi magico. Anzi, decisamente magico”. Scrisse su di sé: "Io ho vissuto come volevo. Non ho grandi rimpianti, né rimorsi. Tra le sofferenze più grandi metterei i tradimenti dell’amicizia e dell’amore, e poi alcune difficoltà pratiche che, vivendo da sola, soprattutto in certi periodi, mi creano molto disagio. Quando si è soli, come in fondo sono sempre stata io, bisogna continuare a guidare la propria barca, anche se si è stanchi, anche se c’è la bufera”.

L’uomo è un bambino malcresciuto, e siamo
sempre madri in difetto. Lo dobbiamo
nutrire- sposo, amante - e deve crescere
fino alla sua statura.
Talvolta cresce troppo, ha prosciugato
la rugiada benefica d’un tempo .
Sviluppa solo il suo cervello. Madri,
non facciamo che piangere. (Maria Luisa Spaziani)…Madri