Diritto, procedura, esecuzione penale - Reato -  Annalisa Gasparre - 28/02/2020

Maltrattamenti in famiglia: una lenta agonia inflitta da un controllo maniacale – Cass. pen. 32781/19

La sentenza della corte di cassazione è frutto dell’impugnazione del pubblico ministero avverso la sentenza di assoluzione dell’imputato per maltrattamenti in famiglia.
Secondo il magistrato ricorrente, la Corte d’appello avrebbe errato nell’applicare la legge penale con riguardo alla nozione di maltrattamenti. Le condotte accertate sono state ricondotte, minimizzandole e banalizzandole, a comportamenti tipici della fine di una relazione ovvero in termini di condotte dettate da gelosia ossessiva; nondimeno se ne è trascurato il contenuto violento, agito, oltre che attraverso ricorrenti atti di minaccia, mediante controllo maniacale della vittima (attraverso telefonate, controlli gps, estenuanti interrogatori notturni, telecamere nascoste, controllo dell’igiene personale) ed atteggiamenti di disprezzo, denigrazione della compagna.
Afferma la Corte di legittimità che “anche comportamenti fisicamente non violenti, che si arrestano alla soglia della minaccia, raggiungono la soglia di rilevanza penale” ai fini del reato di maltrattamenti in famiglia, “quando si collochino in una più ampia e unitaria condotta abituale idonea ad imporre alla vittima un regime di vita vessatorio, mortificante e insostenibile”. La valutazione di offensività non può arrestarsi “a fronte di condotte che non culminino in veri e propri atti di aggressione fisica”.
All’interno delle dinamiche famigliari assume rilievo “l’accumulo di violenza, anche a bassa tensione come quella che si esprime attraverso comportamenti minacciosi non eclatanti ma che denota la carica criminogena dell’agente per l’ineludibile riflesso che tale carico produce sul vissuto della vittima e che si traduce proprio in quel surplus di vessatorietà che contraddistingue il reato”.
Aggiunge la Corte che “i comportamenti di controllo … non perdono la loro valenza invasiva e la loro carica di vessatorietà sol perché determinati dalla gelosia… tali atti … gravemente lesivi della privacy… dimostrano, per la scarsa considerazione e rispetto della parte offesa, una volontà e condotta di prevaricazione, e correlativa soggezione della persona offesa”, elementi che integrano il reato.