Cultura, società  -  Redazione P&D  -  02/10/2021

Manifesti elettorali - Manuela Mazzi

  PROLOGO

 La ditta incaricata dal Comune arriva con il camioncino bianco, gli operai scaricano i tubi di zinco e li infilano negli appositi fori del marciapiede. Altri subito vi piazzano in mezzo le lamiere e le fissano agli angoli con il fil di ferro. Il palcoscenico verticale è pronto. Ma dalla mia finestra bassa non vedo più il mare. 

                                                             AGONE

Ecco è giunto il momento! Davanti alle lamiere frena e sbanda una Punto rugginosa. Scendono tre scalmanati. Uno con una scopa passa la colla sui bandoni. Un altro porta un pacco di manifesti sulle braccia aperte a croce. Il terzo li attacca. In cinque minuti riempiono gli spazi, otto, con sei manifesti ciascuno. E corrono via. Il muso florido e sorridente del candidato Sempronius mi guarda moltiplicato per ventiquattro. C’è da scommettere che i tre attacchini stiano riempendo tutta la strada con quel faccione, in barba ai complessi calcoli dei ragionieri comunali sulle quote di affissione di spettanza. Ma tanta gloria dura poco. Una vespa scalcinata sbanda e si ferma davanti ai Semproni. Lo smilzo che scende si guarda avanti e indietro, apre il portapacchi, afferra lo spazzolone infilato accanto al sellino, lo tuffa nel secchio della colla, imbratta tutti faccioni dei Semproni e sopra ci schiaffa il musetto di Atticus. Finisce l’opera in pochi secondi, ma temporeggia lì davanti finché non riceve la telefonata del compare che tallona il camioncino bianco e che lo avvisa del via libera al successivo raduno dei cartelloni. Neppure gli Atticus hanno molta fortuna. Dopo pochi minuti passa un tale e strappa via loro e i Semproni sottostanti, Così, senza strumenti e senza colle. Riempie il marciapiede di manifesti stracciati e lascia sui tabelloni lunghi brandelli. E’ tutto un via vai fino alla sera e a terra crescono le escrescenze cartacee, impastate da un improvviso temporale. Per giorni Ausonius, Costantinus e Brutus, ma anche qualche Terenzia e Drusilla, e altri ceffi e musi, si avvicendano come macchiette di un film muto. Riappare anche Sempronius per poi rifinire nella polvere.

                            PARABASI ovvero PENSIERO DELL’AUTORE

 In epoca digitale si può pensare di abolire i manifesti elettorali, se i diretti interessati non capiscono da soli che non servono più a niente? Sarebbe opportuno abrogare le norme sulla propaganda elettorale murale di cui alla legge n.212 del 4 aprile 1956? 

                                                     ESODO 

Le elezioni passano, ma i manifesti no. Accartocciati a terra, ridotti a una poltiglia di cartapesta ammucchiata sui marciapiedi, imbrattati dell’urina dei cani resistono valorosamente. Ieri, in bilico su tale lordume, attenta a non scivolare, sono incappata nell’occhio ancora intatto di Sempronius e ci ho infilato la punta dell’ombrello. 





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