Cultura, società  -  Redazione P&D  -  13/10/2021

Mauro Bussani intervista Paolo Cendon - (6)

B.    - Un altro dei filoni delle tue riflessioni è quello della follia. Sul filo del rasoio che separa malizia e follia si muovono anche i tuoi romanzi. Vi è un sottofondo moralizzatore nel tuo scrivere fiction? Secondo Oscar Wilde: «In un artista un intento morale è un imperdonabile manierismo stilistico».

 

C.    - André Gide dice: ‘’Con i buoni sentimenti non si scrivono i buoni libri’’. 

Non è scontato però che i cattivi sentimenti facciano scrivere, automaticamente, dei buoni libri.

Nel romanzo cui sto lavorando c’è un uomo al quale ne capitano di tutti i colori, che annaspa alla ricerca del suo posto al sole.

Anna nell’ ‘’Orco in canonica’’ punta a sopravvivere, a uscire dalla confusione.

  Nella ‘’Storia di Ina’’ i personaggi sono abbastanza annebbiati, magari per ragioni opposte l’uno dall’altro.

Penso che tutti  noi viviamo per metà immersi nella routine quotidiana, comoda e forse un po’ noiosa, per metà in una specie di foschia, in cui non sappiamo con esattezza cosa vogliamo e indoviniamo comunque che difficilmente l’avremo.

 





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