Giustizia civile - Conciliazione -  Paolo Cuzzola - 18/09/2017

Mediazione Civile e Commerciale: Necessità che la Mediazione delegata prosegua oltre il primo incontro - C.A. Milano - 10/05/2017

" l’art. 8 D.Lgs. 28/2010 prevede che, durante il primo incontro, il mediatore debba verificare in concreto se vi sia la possibilità di svolgere la mediazione (con riferimento a eventuali situazioni preliminari che possano ostacolarne l’esperimento) e non semplicemente se esista o meno la volontà delle parti di procedervi.

Né avrebbe senso, del resto, la rimessione innanzi all’Organismo di mediazione, con correlativa interruzione (sia pure temporanea) del processo, in funzione di una semplice presa d’atto della manifestazione di disinteresse e quindi di un adempimento di tipo prettamente burocratico."

A questa conclusione perviene la Corte di Appello di Milano (collegio: Dr. Walter Saresella; Dr. Daniela Anna Fontana; Dr. Maria Grazia Federici) nella sentenza in commento.

Nel corpo della medesima i Giudici attraverso un ragionamento logico giuridico, da condividere in toto, reiterano quanto più volte sostenuto da parte di accreditata dottrina ovvero che vi sia la necessità che il procedimento di mediazione vada oltre il primo incontro e che la mancata collaborazione sia sanzionata nel rispetto del Diritto Comunitario ed alla decisione della Corte di Giustizia Eu 18.3.10.

Da evidenziare il passaggio dove viene ribadito che:" sia svolta invece una vera e propria sessione di mediazione, nell’ottica di un serio tentativo di risolvere il conflitto.

Nel caso in esame, in cui la sessione di mediazione risulta essersi ridotta a un quarto d’ora, giusto il di tempo di un incontro in cui le parti si sono limitate a manifestare il proprio disinteresse, non è con evidenza possibile considerare soddisfatta la condizione di procedibilità di cui all’art. 5 co. 2 D.Lgs. cit. l’esigenza (nella specie rimasta lettera morta) che la mediazione sia effettivamente avviata, senza aggirare la normativa in materia, risulta del resto funzionale all’obiettivo di agevolare il più possibile la soluzione delle controversie in modo alternativo a quello giudiziario, essendo ragionevole che la mancanza di collaborazione e di impegno in tal senso sia sanzionata con l’imposizione a carico delle parti di un ostacolo per accedere alla giurisdizione (si veda al riguardo la decisione della Corte Giustizia EU 18.3.2010 xxxx che, sia pure in teme di condizione per ritenere conforme al diritto comunitario il tentativo obbligatorio di conciliazione, ha affermato, tra l’altro, che “i diritti fondamentali non si configurano come prerogative assolute, ma possono soggiacere a restrizione, a condizione che queste rispondano effettivamente ad obiettivi di interesse generale perseguiti dalla misura di cui trattasi e non costituiscano, rispetto allo scopo perseguito, un intervento sproporzionato ed inaccettabile, tale da ledere la sostanza stessa dei diritti così garantiti”)

In definitiva, la condotta della parti, che ha finito per svuotare di ogni contenuto sostanziale e funzionale il procedimento mediatorio, degradando a mero adempimento burocratico quella che avrebbe dovuto essere un’occasione utile per ricercare una soluzione extra giudiziale della controversia, comporta che debba sicuramente ravvisarsi, nel caso"

Tale corretta interpretazione della normativa statale e comunitaria fa ben sperare gli operatori della mediazione affinchè si ponga un freno alle condotte dilatorie e che finalmente l'istituto vada a regime .