Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Luigi Trisolino - 02/07/2020

Meta-racconto dialogico: capitalismi, società alteriste e psichedelicità ideologiche

Il mondo è vario, e anche complesso se lo si vuole dominare in una rappresentazione generale che sappia farsi carico, oltre al sistemismo complessivo ed entropico, delle disparate branche specialistiche che osservano e teorizzano i meccanismi che sono sotto il sole e tra i meandri delle ombre dell’umana dimensione associata.
Il mondo è in divenire, e questo divenire stimola gli abissi del nostro essere in questo momento, in questo tempo, con queste facoltà e queste conoscenze, con queste prospettive e con i nostri sogni d’oggi. Mentre l’oggi e le cose dell’oggi già scorrono oltre.
La spinta alla evoluzione ha animato, in vario modo, tutte le generazioni dell’esperienza sociale dell’umanità. In questo lavoro si propone un raccontino filosofico-dialogico inventato, in cui la dialettica sociopolitica ed in particolar modo marxiana, post-marxiana e anti-marxista diviene l’oggetto della discussione di alcune fragili e fervide creature umane, in un frangente peculiare, verisimile. Al termine, alcune considerazioni oltrepanlogiche in divenire. Sì, non basta il mero panlogismo della destra hegeliana ottocentesca per apprezzare verbalmente e dialetticamente le psichedelicità della nostra post-contemporaneità corsara dentro ed oltre l’ignoto, e allora s’edifichi quello che a chi scrive piace chiamare “oltrismo”: mi si perdonerà il neoluigismo trisolin(n)eggiante!
Lurens, io provo pena per coloro che sono disperati in questo periodo di congiunture economiche.

Cara Daniela, so bene a chi ti riferisci.


No, mi riferivo davvero ad una preoccupazione generale. C’è chi si preoccupa soltanto per il proprio orto, e a me un orto non basta, ma non perché io sia egoistica creatura hobbesiana d’un ideale status naturae, bensì per il mio essere attenta ai fenomeni sociali. E i fenomeni di questo periodo mi preoccupano anzitutto per via delle inconsapevolezze e degli aprioristici lassismi, spesso mero frutto delle inconsapevolezze stesse. Ai miei tempi, negli anni delle mobilitazioni, era tutto diverso.

Ancora non ti conosco bene, e devo dire che mi ispiri…


Restiamo seri! Guarda quei lavoratori uniti agli studenti! Mi sembra per un istante di ritornare indietro con la mente, e perché no, con quello che chiamiamo gergalmente cuore, nelle situazioni di nostalgie…

Leggo una scritta che chiunque riterrebbe anacronistica.


Si riferiscono al nuovissimo proletariato. Non so, non mi convince tutto ciò.

Ormai è una formula che potrebbe essere fraintesa. Per fortuna hanno una bandiera della pace e una scritta “nonviolenza attiva”. D’altronde abbiamo vari filoni, se ci pensi, dalla nonviolenza attiva alla nonviolenza passiva, dalla aviolenza, al pacifismo. Dal pacifismo semplice al pacifismo qualificato, ad esempio, quello a vocazione antimperialista. Qui si affollano i concetti echeggianti le esperienze di Gandhi, di Martin Luther King. E di Silo, fondatore del movimento umanista internazionale della corrente del nuovo umanesimo o umanesimo universalista.

E anche di Capitini.

Sì.

Proletariato…

Il proletariato di oggi è come quel padre schiavo che vive e lavora in un ghetto, nel ghetto nel quale è nato. E in virtù della sua affezione alle mura di quella prigione che talvolta ha colorato a suo piacimento si ostina a rimanere rinchiuso e a condannare alla vita da schiavo anche la sua prole, sua unica speranza che chiama col nome di proprietà. Oggi ognuno consuma a suo comodo la parola “democrazia” come una chewing gum.

Parliamo del mondo che procede verso un non so dove di indefinito, in direzione opposta al sublime dell’infinito.

Parliamo di ciò!? Comunque… come dicevano Marx ed Engels nel 1848, la storia è storia di lotte di classe. Però il fantasma del comunismo ora, al di là d’ogni anacronismo, non s’aggira per l’Europa. E per fortuna, altrimenti si verificherebbero distorsioni sociali non indifferenti. Il socialismo reale ha fallito, ma gli studi marxiani sul materialismo storico di tipo dialettico sono un utile strumento d’analisi macroscopica del reale in movimento.

Quindi ti piace il metro entropico di tipo logico-necessitante del socialismo quale necessità storico-sociale, ai fini del liberazionismo edenico, escatologico, per un uomo rinato, completo, non più asservito alle diseguaglianze dovute al miope se non proprio cieco ciclo produttivo, momento genetico della divisione in classi della struttura sociale!

Più che di socialismo ora parlerei di destrutturazione dell’egoismo fattosi impero, e di conseguente ristrutturazione politica in senso sociale. Ovviamente non di automatismi consequenzialistici discorro, dato che non è automatico il passaggio dallo smantellamento naturale delle sembianze attuali delle modalità produttive e organizzative, alla edificazione di una dimensione associata generalizzata che pulsi attorno al fuoco della cooperazione produttiva, gestionale e di equo e proporzionato riparto delle utilità, a seconda delle necessità e delle capacità.

Se mi evochi Marx, a dire il vero, ricordo una sua affermazione che suonava più o meno così: “Non è la coscienza dell’uomo che ne determina l’esistenza, ma, al contrario, la sua esistenza che determina la sua coscienza”.

Dal corteo un uomo sui cinquant’anni gridava comiziando:
Se pensiamo al corso degli eventi, analizzando i cambiamenti e le metamorfosi delle società, delle civiltà nel tempo, e tenendo fermo nella mente l’ideale di una società giusta, giusta perché equa, giusta perché solidale nei confronti di tutti i suoi componenti, non possiamo non prendere in esame il pensiero marxiano, un pensiero filosofico, politico, economico. Un pensiero troppo spesso ritenuto dogmatico, ma i marxiani critici e progressisti non rendono Marx un dio, bensì una figura importante che ha altamente contribuito a mettere un punto fermo quando si parla di esistenza sociale e di scambi monetari, o di attivazione del processo rivoluzionario per rivendicare l’emancipazione della classe lavoratrice dipendente. Parlando ho citato la parola “classe”: ormai troppo poco sentiamo echeggiare sui mezzi d’informazione e di propaganda politica questa parola-piaga… però, anche se i signori della privatizzazione totalitaristica non lo vogliono ammettere, la società per colpa del capitalismo è ancora divisa in classi sociali! Il sistema capitalistico è ancora l’attuale sistema economico che regola la gestione dei mezzi produttori di ricchezza, è il mostro che fonda la sua esistenza sull’assunto della privatizzazione delle imprese economiche, quindi, della produzione. Ma… ci chiediamo tutti, purtroppo esterrefatti, nel migliore dei casi, di chi è il frutto della forza-lavoro degli operatori dipendenti? La risposta è semplice! Del capitalista privato che esercita una forte pressione di caporalato sui suoi assunti. Il capitalismo, che si basa sulla privatizzazione degli enti produttori di ricchezza, sul libero scambio a livello nazionale e internazionale, sullo sfruttamento della forza-lavoro dei lavoratori asserviti, sull’esistenza del salario che i dipendenti sono costretti a ricevere, genera mostri come il caro prezzo, la precarietà, l’alienazione delle esistenze della classe proletaria, le guerre! Nel mondo sono in corso più di centottanta guerre, e non si può negare la dipendenza di queste ultime dalle squallide “ragioni” economiche di signorotti troppo elevati al potere grazie alla schiavizzante libertà di poter gestire l’imprenditoria economica da soli e a piacimento di alcune multinazionali, purtroppo più potenti delle normazioni delle democrazie attuali. E intanto i neoliberisti sono contenti delle missioni militari cosiddette di pace. Il capitalismo antietico, sfrenato, divora e brucia un sacco di capitale in sovrappiù, capitale che potrebbe essere convertito in bene e ricchezza comune: si tratta del carattere feticistico della merce, che fa salire di prezzo il prodotto durante la sua lavorazione e produzione stessa. I marxisti critici e progressisti prospettano ed auspicano una sezione finale del capitalismo, così come è stato per il comunismo primitivo, per lo schiavismo, per il feudalesimo, ma anche per il mercantilismo, per la fisiocrazia, in quanto il sistema ha già raggiunto quasi l’apice con la sua globalizzazione e con le sue prospettive universali: persino la luna si sta mercificando, e magari in futuro anche i pianeti potranno diventare vittime del sistema. Per questo il compito degli ispirati alla conduzione sociale è quello di creare una istruita avanguardia di cittadini-fratelli, senza distinzioni di razza, colore, sesso, orientamento sessuale, status socioeconomico; ci sono borghesi che sostengono la “causa marxista” a favore della questione neoproletaria. Tutti contro l’attuale sistema! Compito di quest’avanguardia è quello di creare un fronte di analisi e contestazione per abbattere la falsa pace borghese, e così promuovere il vero sistema di pace, una democratica socializzazione e collettivizzazione dei mezzi di produzione e delle strutture ludiche, di istruzione e formazione… la libertà, quella vera che si fonda sull’equilibrio e sull’emancipazione condivisa. Molti, i più, accusano i signori della rivelazione analitica di essere utopisti o anacronistici. Ma quando il proletariato e tutte le parti portanti del capitalismo condurranno al culmine un’importante contraddizione dell’attuale sistema, una via alternativa si potrà aprire per lasciare sfogo ad un serio orizzonte di neo-edificazione, palingenetico. Non scordiamoci mai la straordinaria contraddizione del capitalismo: un dipendente scioperante, o non scioperante, licenziato da un capitalista non ha più la medesima capacità d’acquisto e tale sua situazione nuoce alle tasche private di un altro capitalista, che, vedendosi ridotto il suo guadagno a causa di una minore produzione dovuta al calo delle vendite, è costretto a licenziare un suo dipendente; con l’epidemia di questa contraddizione si verifica solo uno stato ferino della moneta, che “impazzisce” e perde valore a causa del suo limitato scambio sul mercato. Impariamo a saper criticare la realtà a vantaggio di tutti, non solo a favore dell’attuale classe oligarchico-finanziaria elevata al potere, al di là dei diritti dei piccoli investitori e risparmiatori, tutelati fino a un certo punto in questo magma generale di aleatorietà. Il capitalismo non è nato con l’uomo: esso non può essere assoluto, malgrado possa sembrar tale, esso ha dei punti fragili nelle sue stesse fondamenta. Esso genera classismo netto e ingiustizia, guerra.


Spazientitosi, Lurens, disse a Daniela:
Basta con queste generalizzazioni!

Hai ragione!

Entrambi, sorridendo e sentendosi un po’ scossi dai ragionamenti politichesi che in qualche minuto avevano tentato di descrivere bonariamente un pezzo della storia dell’umano-associato in lungo e in largo, avevano preso coscienza dei limiti e dei tremuli lati potenziali di quanto ascoltato, nonché dei limiti e dei tremuli lati potenziali del loro poter fare in società, nel mondo e per il mondo popolato da persone, creature, bellezze naturali.
I germi dell’avvenire erano in potenza appunto, in loro. E il loro mondo si sarebbe connubiato col pulsare di quei germi energetici, parte del loro essere. Magari, soltanto per un istante. Per un sospiro oltre le dialettiche delle loro contorte verità interiori, prigioniere in un cognitivismo euristico necessariamente scazonte, piegato ai recinti dello scarto tra l’oggettiva circonflessione in un hic e in un nunc nell’essente in divenire, da un lato, e la vocazione a voler trascendere verso l’apprensione pura, decondizionata, dall’altro.
Inconscia purezza predicano i vivi d’una dimensione che non c’è. Alle porte del vero resta spesso l’umano.
Ma ecco…
Si sentivano i fragori delle lodi alla rivoluzione pacifica, le odi all’utopia del benessere distribuito tra i popoli tutti, nessun’escluso! E la manifestazione intanto avanzava in un corteo piacevole e speranziero, incompreso e incompiuto; forse anche un po’ perso in se stesso. Anzi, sicuramente.
I due non si curavano di ciò che accadeva intorno al loro fisico vivere quella situazione.
D’altronde, erano giunti ad alcuni assunti, reinventati, perché vissuti nel proprio intimo sentire, insieme.
Daniela, cara, ascolti questa voce che si leva dal corteo? Vorrebbero candidarsi, alcuni di loro. Pare… e pare che siano desiderosi di alleanze coi movimenti di questi pacifici studenti e lavoratori.

La sfiducia nella struttura della democrazia nell’èra del clicca-e-via, e del clicca-e-così-sia, ha generato un depauperamento dei luoghi tecnici e volontaristici della democrazia, il partito e il movimento dei cittadini organizzati insieme ai (e nei) partiti. Le soluzioni tecniche propinateci nell’èra di una paventata tecnocrazia hanno deluso le ragionevolezze su cui si basa il nostro stare insieme in società. Occorre rivalutare il ruolo delle alleanze. Ma occorre farlo propinando contenuti, contenuti irrinunciabili perché richiesti e sentiti effettivamente dai cittadini. Bisogna ricostruire una identità che sia palingenetica, nel senso di forza progressista più audace del solito, ma che rinunci al sentirsi tale in quanto tale.

Ovviamente quando si espongono i rischi della tecnocrazia, si pensa alla tecnocrazia reale, quella che è stata al potere governativo fino a non molto tempo fa. Non deve essere intesa, questa critica, come rinuncia al dato tecnico, anzi la scienza e la dimensione sapienziale devono garantire una ricerca sciento-euristica relativizzata e falsificabile, popperianamente, con soluzioni appropriate, che devono anche essere comprese e volontariamente determinate, nonché condivise, dalla generalità dei consociati.

Guarda quel ragazzo! Col megafono scorre oltre le parole altrui. Un genio! Eheheh…

Esattamente come stai facendo tu con me. E, forse, come faccio io con te.

Non ci conosciamo bene, ma a me hai dato l’idea di una persona che vive la vita a metà serranda (di occhi) aperta. Svegliarsi è ciò che occorre per Vivere e smettere di sopravvivere all’ombra di se stessi nei paraggi e non nel cuore del prossimo.

A volte non ti capisco, sei concettualmente dislessica. Mi vedi triste?

Ti vedo triste, diciamo così. Io, invece, assaporo l’orgoglio dei nous-dislessici. Eheheh…

E vorresti che fossi felice in questo preciso presente, ascoltando le tue riflessioni?

Tutto passa. Anche la desolazione. Se può servire anche nel presente la coscienza che “tutto” ciò che accade potrà essere oggetto di una rilettura saggia e utile, ti lascerai scivolare alcune pesantezze in surplus del momento (dell’hic et nunc), e andrai a prenderti la tua aurora.

S’era creata una tensione ingovernabile di psichedeliche risonanze d’animo, stridori incomprensibili e privi di un vero senso, oltre gli abbagli idealizzanti del metodo della conversazione. Una follia percuoteva i dettami oranti sottesi ai contegni dei due.
Intanto, tra la folla, s’avviava a disturbare i chiassi un giovane studioso. Nessuno lo conosceva; non faceva parte di quella comunità cittadina, non faceva parte di quei movimenti, e nemmeno del gruppo di futuri candidati alle elezioni.
Scusate, ma voglio leggere una lettera che viene da lontano, da chi non avendo spesso tempo per vivere i vostri tumulti, vuole esprimere il suo punto di vista sui problemi del mondo. Un problema qui in Italia è costituito dal cancro delle mafie. Dobbiamo bruciare la forza arrogante delle mafie tutte. Ristabilire gli equilibri rubati ai cittadini dalle distorsioni venutesi a generare per via dei timori del vivere, timori che spingono gli esseri a recludersi in doverosità illiberali e vischiose, a doversi abbassare al tetro e infame fardello di autoreferenzialismi di potere signorile di stampo mafioso.
Finalmente gli occhi dei due s’erano convinti a illuminarsi, oltre una comprensibile colta indifferenza.

Oltre il meta-raccontino in forma dialogica, esercizio mentale per stravolgere coinvolgendo, chi qui scrive vuol lanciare un messaggio.
Ascoltiamo nei nostri giorni tante campane, ognuna con una piccola o meno piccola pretesa di trovare o addirittura promettere soluzioni. Nel processo psichico di elaborazione delle scelte, a rigore, opera la causalità: ciò che nella realtà diviene l’effetto, nella rappresentazione mentale costituisce in un certo senso la causa. Anzitutto nel nostro ius “cliccandi” sulle pagine dei social network, o sui sì adesivi a proposte che riceviamo perché ce le andiamo a cercare, canalizzandoci verso di esse; eccetera.
Se “sul” mondo spesso non riusciamo a concepire delle vere verità, “nel” mondo possiamo sentire nel profondo, oltre la nostra stessa pelle, alcune abissali verità. Una di queste è la necessità di non morire schiacciati dalle mafie.
Quando il popolo, raggiunta la civica coscienza opportuna al vero vivere associato, coinciderà esso stesso con l’istituzione ordinamentale – che sia lo Stato, l’Unione europea, e/o una organizzazione universale giusfraternizzata e giusfraternizzante nel rispetto dei valori universali comuni, e all’insegna della stima per le belle diversità autoctone dei vari luoghi del pianeta – le tipologie di mafie ancora oggi attive non avranno più fiato: saranno sepolte dal decorso degli eventi storici che dobbiamo apprestarci a vivere nell’ancora lungo cammino per un’onesta cittadinanza libera che pretenda da sé un futuro presente pulito.
Siamo degli esseri, degli essere umani. Degli agenti antropici quindi; degli agenti sociali.
Il cerebro-boxersofo – agente antropico che utilizza la mente come principio d’ogni azione, anche a risonanza ultrapersonale – individua per aree problematiche d’interesse le geografie delle proprie azioni sociali, senza discriminanti di patria alcuna, se non il potenziale ovunque. Scelta e rinunzie: facce della medesima medaglia.
Trovato l’essere tocca edificare il dover essere, per poi lasciarlo (e lasciarci) scorrere all’ulterioristico divenire della storia, e della sua irripetibilità alla ricerca d’un senso in concreto. Talvolta non basta un semplice “amen”.