Interessi protetti - Generalità, varie -  Sassano Francesca - 02/04/2017

Mi viene voglia di riflettere, quindi scrivo - Francesca Sassano

Appare incredibile, oggi, leggere nella nostra società come l'involuzione della cultura, determini la follia della reazione. La difesa è un diritto ma questo messaggio non è più compreso dalla folla. Mi spiego: ormai il processo non interessa più a nessuno. Non è certo un controsenso rispetto al proliferare degli spettacoli che in tutte le ore, con diverse visuali, prendono spunto da esso.

Il processo è stato proprio per questo dissacrato ed ha perso la sua identità. Non serve nella sua funzione reale perchè è sostituito dal virtuale TRIBUNALE DEL POPOLO, esattamente come gli autori, non necessari, dello spettacolo: le comparse. Noi, avvocati tutti, siamo una categoria superflua, per il legislatore, forse anche dannosa. E quindi ancora di più per la folla. Anzi siamo un ostacolo al loro tribunale nel quale si svolge una sorta di piccolo braccio di ferro virtuale, dove la prova dei muscoli è sostituita da quella del numero delle opinioni, sempre più rapide e inconsistenti, buttate lì come uno schizzo di inchiostro su di un foglio bianco, senza alcuna rilettura. Così si anticipano giudizi, si emettono le prime dannose sentenze. E' tutto scollegato dal reale, ma molto più vero e incisivo.

Noi avvocati, incarniamo i mali della giustizia, anzi ne siamo da qualche tempo i promotori. E' inutile negarlo, ogni riforma anziché censurare le patologie reali di una macchina che ha creato il suo ritardo e vive di rendita su quello, ha più comodamente inteso, con il taglio delle richieste di giustizia e con la riduzione dei percorsi sani del diritto, di escludere l'assistenza.

Si è iniziato con il civile, perché era più facile coprire quest'operazione insana con la scusa che erano troppe le richieste minime e inutili, assai lo stato di conflitto del popolo. Ed eravamo dimentichi, non tutti ma purtroppo non parlanti nei tavoli decisionali, di quella nota consapevolezza che la chiusura di una soddisfazione in una controversia civile, apriva lo sfogo a un furore di popolo...in ambito penale!

Questo era stato il c.d. filtro di ammissibilità dell'appello civile... quanti provvedimenti con refusi, ho letto e nessun ricorso in cassazione era economicamente sostenibile dalla parte, troppe volte mi sono chiesta esausta a fine discussione con quella soccombente, se non ero riuscita con tanta pazienza di dialogo a dare almeno un'apertura alla voragine dell'acredine insoddisfatta, cosa sarebbe accaduto nel quotidiano fronteggiarsi sullo stesso piano del medesimo condominio? A volte, poi, l'ho anche saputo.

E questo era solo l'inizio... oggi datato, segnali di una direzione miope, che non voleva il sostanziale cambiamento, ma la conservazione dei ruoli e magari l'espunzione delle menti ancora pensanti.

I ritardi... vessillo sventolato a ogni occasione, come se esistessero istituti, nel codice, come la c.d. udienza "filtro"... certo come si fa a comunicare questo alla folla? E soprattutto chi ha voglia di dire che l'arretrato si crea da parte di chi gestisce e non si vuol azzerare? E' vero, un processo è giusto nella misura in cui è celere, perchè la pena fu costruita - in tempi remotissimi !- per esigenze diverse e poi un pochino migliorata senza avere alcuna attenzione per i luoghi di detenzione. Queste cose, però, non arrivano al cuore del popolo, che vuole non un tribunale, ma una ARENA PUBBLICA.

L'abbiamo già avuta, però secoli addietro. C'era, addirittura e senza un criterio di alcuna ragionevolezza e gravità, lo scontro tra uomo e bestia. Anche lì la FORZA cancellava la COLPA e restituita la libertà e la vita. La realtà era che, allora, il POPOLO voleva solo vedere il SANGUE ed il GOVERNO preferiva concentrare in uno spazio stretto un numero rilevante di persone, affinché solo lì si sfogasse il peggio. Era quella, allora, sana prevenzione? Mi rifiuto di pensarlo ma soprattutto di tornare indietro.

E' vero, leggendo e seguendo per dovere di esistenza e di professione, ogni notizia mi viene sempre più voglia di una casa in riva al mare, di libri di carta da sfogliare tra le mani, del mio silenzio e della dimenticanza. Eppure un attimo dopo, mi pungola cruda la frase di uno sconosciuto intervistato, dopo Alatri - fatto gravissimo ma frutto di tutto quello che anche la legislazione e la nuova "pseudo-cultura" ha creato-

- Si devono prendere e dare al popolo...- ovviamente parlava dei colpevoli ! E questa frase era tanto facile da comunicarsi che il messaggio di rabbia poteva travolgere tutti... parenti di parti avverse e anche AVVOCATI.

Ecco, allora scatta il buon senso , quella leggere coperta di seta, che copre le menti pensanti , un argine fragile di fronte alla voglia di SANGUE, eppure tenace, peraltro l'unico possibile a frenare il disagio .

Ed è per questo, che scrivo. Nella speranza che i tempi possano costruire la giusta inversione e comunque , essendo pensante , per non sentirmi vigliacca. Per quello che possa servire.