Diritto, procedura, esecuzione penale - Procedura penale -  Redazione P&D - 20/07/2018

Misure cautelari: valutazione interdisciplinare dello stato di salute e motivazione - Cass. pen. 30976/18 - C.C.

Non può essere disposta né mantenuta la custodia cautelare in carcere quando l’imputato è persona affetta da una malattia particolarmente grave, per effetto della quale le sue condizioni di salute risultano incompatibili con lo stato di detenzione e comunque tali da non consentire adeguate cure in caso di detenzione in carcere.

Disposizione che, per quanto statuito in Cass. Pen. 45645/13, deve essere intesa nel senso che il detenuto non può essere mantenuto in vinculis allorquando nell’istituto carcerario non sono praticabili adeguati interventi diagnostici e terapeutici, atti a risolvere o ad alleviare lo stato morboso.

Ai sensi della legge recante norme sull’ordinamento penitenziario e dal relativo regolamento di attuazione ogni istituto deve, infatti, essere dotato di servizio medico (e farmaceutico) corrispondente alle esigenze profilattiche e di cura della salute dei detenuti e degli internati e l’assistenza sanitaria viene di norma ivi prestata.

Nell’ipotesi in cui siano necessari cure o accertamenti diagnostici che non possono essere forniti in tale luogo, i condannati e gli internati sono trasferiti in ospedali civili o in altri luoghi esterni di cura (si tratta, d'altra parte, di situazione che non intacca l'assunto iniziale; non può essere disposta nè mantenuta la custodia cautelare al ricorrere dei presupposti).

Ove il giudice disponga una misura cautelare custodiale in presenza delle indicate condizioni di salute, il motivo di censura avverso tale provvedimento dispositivo viene di norma fatto valere a mezzo di richiesta di revoca o sostituzione (delle misure).
Supporta quest’affermazione il fatto che con il procedimento di riesame si richiede al giudice la semplice rivalutazione della sussistenza dei presupposti giustificativi della privazione della libertà e che, inoltre, non è ivi possibile estendere la peculiare attività di istruzione consentita, invece, in sede di procedimento per la revoca o sostituzione delle misure (vedasi, però, Cass. pen. 20390/17).

Si ricorda anche in questa sede, infatti, che qualora, in ipotesi di richiesta di revoca o sostituzione della misura di custodia cautelare, si verta sulle menzionate condizioni di salute ed il giudice non ritenga di accogliere la richiesta sulla base degli atti, devono essere disposti da quest’ultimo gli accertamenti medici del caso.

In una recente pronuncia, relativa all’impugnazione di un provvedimento emanato a seguito di istanza di revoca e sostituzione di misure cautelari, si è inoltre specificato che:

“La natura collegiale (e successiva) della valutazione nonché il fatto che la stessa sia stata effettuata all'esito di un approfondimento particolarmente analitico” può dare ampiamente conto delle ragioni per cui l’adito Tribunale della libertà abbia ritenuto tale accertamento “completo, interdisciplinare, idoneo a fornire una ricostruzione globale della situazione clinica, delle conclusioni valutative in ordine allo stato del paziente, della natura delle patologie, della esistenza di trattamenti che possano mutare la situazione patologica riscontrata”.

Il fatto, inoltre, che tale ricostruzione collegiale giunga all'esito di siffatti approfondimenti rende nella fattispecie esaminata “del tutto irrilevanti, nel contesto della motivazione del Tribunale del riesame, eventuali incongruenze nel richiamo a precedenti valutazioni che non potevano tener conto del complesso di analisi e valutazioni effettuate” in periodo successivo.

La pronuncia integrale (Cass. pen. sez. II n. 30976 del 2018) è consultabile dal sito della Corte di cassazione italgiure.giustizia.it/sncass