Diritto, procedura, esecuzione penale - Generalità, varie -  Carol Comand - 13/10/2019

Misure di prevenzione sempre più "sociali"

Con pronuncia n. 37063 depositata l'11 settembre 2019 la Corte di cassazione ha esplicitato che la pericolosità che necessariamente connota i beni confiscabili in prevenzione risulta immanente alla res a motivo della sua illegittima acquisizione, ad essa inerirebbe geneticamente in via permanente e tendenzialmente indissolubile.

La provenienza illegittima del denaro utilizzato per tale acquisto costituirebbe, dunque, circostanza che accomuna detto cespite agli altri, già considerati rientranti nel “circuito” criminale, in quanto utilizzati direttamente dal proposto. Ciò era stato anticipato, da cass. pen. n. 43446/17, con la quale si è affermato che l'immissione di capitali privi di legittima provenienza da parte del soggetto pericoloso in direzione di un cespite ne determina di per sé una disponibilità sostanziale.

Si tratta, peraltro, di una presunzione - associata solo incidentalmente alla presunzione muciana nella pronuncia da ultimo menzionata - destinata ad operare anche quando il proposto sia indiziato di maltrattamenti contro familiari e conviventi, date le modifiche introdotte con la legislazione comunemente denominata “codice rosso”.

La pronuncia

Le questioni poste al vaglio della corte di legittimità sono relative a misure di prevenzione sia personali che reali applicate al proposto e solo reali per beni formalmente intestati a familiari ed a terzi.

Considerati i presupposti per l'applicazione delle misure ed esaminata la pericolosità per la sicurezza pubblica, sia qualificata che comune, l'organo giudicante, individua la caratteristica garantista cui sarebbero ispirate le misure di prevenzione nell'esigenza di tutela sociale e, per quanto attiene alle misure patrimoniali, ribadisce che la condizione di pericolosità del soggetto che le ha acquistate è necessaria e deve sussistere al momento dell'acquisto.

Il provvedimento desta interesse per l'accostamento della disposta confisca, spiccatamente preventiva e del “dedotto” trasferimento sulla res dell'illiceità del comportamento della persona, alle misure di sicurezza ed alla materia penale come individuata utilizzando i criteri indicati dalla Corte edu.

La pericolosità rimane pur sempre presupposto indefettibile e ragione giustificatrice della misure espropriativa (…) donde la persistente possibilità di assimilare la confisca in esame alle ordinarie misure di sicurezza

D'altra parte, parafrasando A. Gialanella nel suo articolo Su un diritto penale dei patrimoni, non sembrerebbe peregrino un accostamento della funzione del diritto penale nell'azione di repressione dell'arricchimento conseguito mediante l'attività criminosa che possa svelare il grado di efficacia preventiva della confisca nei confronti degli autori di condotte di reato.

Scopo indiscusso della misura ablativa, infatti, è la sottrazione di beni di al circuito criminale, come peraltro si evince dalla relativa normativa:

il Tribunale dispone la confisca dei beni sequestrati di cui la persona nei cui confronti è instaurato il procedimento non possa giustificare la legittima provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulti essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo, in valore sproporzionato al proprio reddito, dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica, nonché dei beni che risultino essere frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego.

Non residuano apprezzabili margini di dubbio qualora risulti che il bene sia nella disponibilità di prossimi congiunti salva la prova di legittime fonti di denaro presuntivamente escluse dal legislatore ma, come anticipato,

sono suscettibili di ablazione soltanto i beni acquistati nell'arco di tempo in cui si è manifestata la pericolosità (…) e ciò per la ragionevole presunzione che il bene sia stato acquistato con i proventi di attività illecita.

Il bene resterebbe, secondo quanto affermato nel provvedimento, affetto da un'illiceità genetica, da una patologia ontologica e ciò porta, infine, la corte a concludere che la funzione sociale della proprietà privata possa essere assolta solo all'indeclinabile condizione che il suo acquisto sia conforme alle regole dell'ordinamento giuridico.