Amministrazione di sostegno - Interdizione, inabilitazione -  Redazione P&D - 01/01/2019

Misure di protezione: l’interdizione è un istituto avente carattere residuale - Cass. civ. 20945/18 - C.C.

Nella pronuncia che si riporta, la Corte chiamata a giudicare sulla legittimità della decisione che aveva rigettato la richiesta di interdizione (rimaneva d’altra parte confermata la misura dell’Amministrazione di sostegno) a favore di soggetto che aveva manifestato gravi problemi di salute ha ribadito che a seguito dell'introduzione dell'istituto dell'amministrazione di sostegno, nel nostro ordinamento, l'interdizione e' istituto avente ormai carattere residuale al quale puo' ricorrersi solo in quei casi estremi in cui nessuna altra misura di protezione appaia consona ad assicurare la migliore tutela del destinatario.


Cass. civ. [ord.], 22-08-2018, n. 20945.
FATTI DI CAUSA con proprio ricorso depositato in data 10.5.2011, C. domandava pronunciarsi l'interdizione della sorella uterina, M. . Osservava che la congiunta manifestava gravi problemi di salute, ed aveva anche dovuto assumere l'onere della gestione di un ingente patrimonio familiare, in conseguenza della scomparsa di un altro fratello che se ne occupava, D. , avvenuta in data (OMISSIS). L'interdicenda si costituiva per resistere in giudizio e comunicava di aver indicato quale proprio possibile amministratore di sostegno, per necessita' future, l'Arch. P. . Il Tribunale procedeva all'esame dell'interdicenda e disponeva anche c.t.u. che era regolarmente espletata.Durante la pendenza di questo giudizio, in separato procedimento, in data 20.7.2012 era nominato amministratore di sostegno della resistente il soggetto da lei indicato.Quindi il Tribunale pronunciava la propria decisione con sentenza n. 3583 del 4.11.20013, e respingeva la domanda di interdizione proposta dall'odierno ricorrente. C. proponeva ricorso ma, mediante la sentenza impugnata, n. 364 del 2015, la Corte d'Appello di Bari ha rigettato l'impugnativa, non ha dichiarato l'interdizione della resistente ed e' pertanto rimasta confermata l'apertura dell'amministrazione di sostegno disposta in favore di M. , sorella uterina dell'impugnante, nonche' la nomina di persona determinata quale amministratore.Avverso la decisione della Corte d'Appello di Bari, ha proposto ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi, C. . Le controparti non si sono costituite. Il Pubblico Ministero ha fatto pervenire le proprie conclusioni scritte, domandando il rigetto del ricorso. Il ricorrente ha pure depositato memoria, mediante la quale ha riproposto le proprie lagnanze ed ha esposto fatti, solo parzialmente documentati, successivi alle vicende per cui e' causa.Questa Corte, chiamata la causa per la trattazione all'udienza in camera di consiglio del 23.6.2017, ha dovuto pero' disporre, con ordinanza interlocutoria, l'integrazione del contraddittorio in favore di V. , che erano stati parte del grado di giudizio celebrato innanzi alla Corte di merito. Depositata copia dell'adempimento da parte del ricorrente, e' stato possibile fissare nuovamente la causa per la trattazione.
RAGIONI DELLA DECISIONE1.1. - Con il primo motivo di ricorso l'impugnante contesta, ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la contraddittorieta' della motivazione adottata dalla Corte territoriale "con riferimento alle risultanze della c.t.u. espletata in corso di causa". Secondo l'impugnante, la Corte di merito ha adottato la propria decisione fraintendendo i risultati cui era pervenuto il C.t.u., il quale riteneva opportuna l'interdizione della sua congiunta, e neppure ha motivato sulla scelta del nominato amministratore.1.2. - Con il secondo motivo di ricorso, introdotto contestando ancora il vizio di motivazione, perche' "omessa, insufficiente e/o contraddittoria circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio", l'impugnante critica la Corte di merito per aver adottato una interpretazione abrogatrice dell'istituto dell'interdizione, di cui, a suo parere, ricorrevano tutti i presupposti, tanto piu' che la resistente e' titolare di un patrimonio ingente, e lo stesso deve essere gestito da persona competente.1.3. - Con il terzo motivo di impugnazione, il ricorrente censura la Corte d'Appello, sempre ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per essere incorsa nella "omessa, insufficiente motivazione circa un fatto controverso" nella parte in cui la Corte territoriale afferma che l'attuale assetto di protezione della M. , con la vigilanza del Giudice tutelare, non registra ulteriori atti in ordine ai quali l'appellante abbia sollevato dubbi di sorta.1.4. - Con il quarto motivo di ricorso, introdotto contestando la violazione di legge, ai sensi dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 3, l'impugnante contesta la decisione assunta dalla Corte pugliese per aver fatto gravare su di lui le spese processuali.2.1. - Mediante il primo motivo di impugnazione il ricorrente censura il vizio di motivazione in cui sarebbe incorsa la Corte d'Appello. La motivazione risulterebbe infatti contraddittoria perche', intendendo confermare la decisione di primo grado e fondare le proprie valutazioni sulle emergenze della c.t.u. espletata in corso di causa, in realta' ne avrebbe frainteso le conclusioni, risultando in conseguenza contraddittoria. Il C.t.u., infatti, avrebbe ritenuto opportuna l'adozione del provvedimento di interdizione, e non la nomina di un amministratore di sostegno, peraltro effettuata dalla Corte territoriale nominando soggetto inidoneo, indicato dalla stessa amministrata, ma quando gia' non era piu' in grado di farlo con piena coscienza.Occorre preliminarmente osservare che, a seguito della rinnovata formulazione dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la motivazione adottata dalla Corte d'Appello non e' contestabile perche' contraddittoria, bensi' per non aver esaminato un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti. Tanto premesso, la Corte territoriale ha motivato le proprie scelte rilevando, innanzitutto che la contestazione in esame, oggi riproposta, era stata in realta' gia' introdotta dall'odierno ricorrente nel ricorso in appello, peraltro contestandosi in quella sede l'integrazione del vizio di violazione di legge. La Corte di merito ha sostenuto che, a seguito della comparazione delle risultanze della c.t.u. con la decisione adottata dal Tribunale, emergeva che il giudice di primo grado, oltre ad avere indicato esaustivamente le ragioni che inducevano a ritenere la consulenza conforme a scienza ed esperienza, ne aveva in realta' puntualmente condiviso le valutazioni. In presenza della chiara decisione adottata dalla Corte territoriale, l'impugnante avrebbe dovuto contestarne specificamente le affermazioni, e non limitarsi a manifestare la sua mancata condivisione della decisione adottata. In realta' il Tribunale e la Corte d'Appello hanno fondato, con evidenza, le proprie valutazioni sulle risultanze della c.t.u.. Hanno infatti dichiarato di condividerla, ed hanno opportunamente valorizzato il contributo in termini di approfondimento della conoscenza della situazione di fatto, che solo la specifica professionalita' dell'ausiliario nominato ha permesso di conseguire ma, esercitando un potere attribuito dalla legge agli organi giudicanti, e non ai consulenti, hanno ritenuto di applicare la misura di protezione dell'amministrazione di sostegno piuttosto che dell'interdizione. Competeva quindi al ricorrente, nel rispetto del principio di specificita' del ricorso per cassazione, segnalare quali siano le ragioni decisive che inducano a ritenere errata la decisione adottata dai giudici di merito.Si osservi, del resto, che la Corte territoriale ha condivisibilmente spiegato che, dopo l'introduzione dell'istituto dell'amministrazione di sostegno nel nostro ordinamento, l'interdizione e' istituto avente ormai carattere residuale nel nostro diritto, cui puo' ricorrersi in quei casi estremi in cui nessuna altra misura di protezione appaia consona ad assicurare la migliore tutela del destinatario. In ordine alla scelta dell'amministratore di sostegno la Corte territoriale, premesso che lo stesso era stato designato in autonoma procedura, ha esaustivamente osservato che il nominato, "sta operando correttamente, ha reso il conto" (cfr. sent. C.d'A., p. 8), e non sussistevano pertanto elementi per dubitare della sua idoneita'.Il motivo di ricorso deve pertanto essere respinto.2.2. - Con il secondo motivo di impugnazione il ricorrente critica la Corte territoriale per aver adottato un'interpretazione abrogativa dell'istituto dell'interdizione, di cui ricorrevano tutti i presupposti perche' potesse essere disposta. La censura e' proposta invocando il vizio di omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione, pertanto sul (preteso) fondamento di un vizio non piu' contestabile in questi termini nel giudizio di legittimita'. Occorre infatti osservare che il presente ricorso e' stato introdotto nell'anno 2015, quando era gia' vigente la nuova formula dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come introdotta dal Decreto Legge n. 83 del 2012, come conv. Deve allora ricordarsi che, come statuito dalle Sezioni Unite, "la riformulazione dell'articolo 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal Decreto Legge 22 giugno 2012, n. 83, articolo 54, conv. in L. 7 agosto 2012, n. 134, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall'articolo 12 preleggi, come riduzione al "minimo costituzionale" del sindacato di legittimita' sulla motivazione. Pertanto, e' denunciabile in cassazione solo l'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all'esistenza della motivazione in se', purche' il vizio risulti dal testo della sentenza impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali. Tale anomalia si esaurisce nella "mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico", nella "motivazione apparente", nel "contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili" e nella "motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile", Cass. S.U., sent. 7.4.2014, n. 8053. A questi specifici canoni di contestazione il ricorrente non si e' attenuto, ed il motivo di ricorso risulta inammissibile.Il motivo di ricorso, peraltro, risulta comunque infondato. Nel caso di specie, infatti, la Corte d'Appello ha dato atto "delle buone condizioni in cui la M. si e' presentata anche all'esame del C.Testo Unico, puntualmente riportate in sentenza" dal Tribunale, la resistente, annota l'ausiliario, "appare molto ben curata, truccata, vestita sobriamente ma con eleganza; ci riceve con ampi sorrisi e le interazioni, gestite con modi sofisticati, testimoniano le consolidate abitudini del passato, una forma che ancor oggi appare mantenuta", dovendo anche negarsi che il giudice di primo grado abbia trascurato le esigenze di adeguata cura del cospicuo patrimonio della donna, rimasta abilitata al compimento di "pochi atti minuti, necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana", ed affidando all'amministratore il compimento di atti ulteriori, non potendo neppure trascurarsi che il patrimonio dell'amministrata si compone essenzialmente di beni immobili, che richiedono principalmente non complessi atti di conservazione (cfr. sent. C. d'A., p. 7). Il ricorrente non sottopone a critica specifica gli argomenti proposti nella propria motivazione dalla Corte territoriale, e domanda piuttosto un generico riesame delle risultanze di causa, non senza proporre un ingiustificata critica alla Corte di merito per aver adottato un'interpretazione abrogatrice dell'istituto dell'interdizione, liddove il giudice di secondo grado ha motivato con chiarezza - e senza neppure incorrere in quella contraddittorieta' della motivazione che il ricorrente ha inteso, impropriamente, contestarle - le ragioni che l'hanno indotto a non dichiarare l'interdizione della resistente. Anche il secondo motivo di ricorso, pertanto, non risulta meritevole di accoglimento.2.3. - Con il terzo motivo di ricorso l'impugnante censura la Corte territoriale per aver affermato che la disposta forma di protezione dell'incapace non ha comportato ulteriori motivi di censura da parte dell'odierno ricorrente. Infatti, in epoca successiva alla nomina dell'amministratore di sostegno e nel corso del presente giudizio, l'odierno ricorrente aveva avuto modo di segnalare "due circostanze di fatto "anomale" (ric., p. 17), consistenti nella trascuratezza con la quale la sorella era stata assistita in occasione di una frattura alla testa del femore che aveva riportato, e nelle conseguenze negative dell'adozione della misura di protezione dell'amministrazione di sostegno anziche' dell'interdizione, cha aveva impedito lo scioglimento, ai sensi dell'articolo 1626 c.c., di un contratto di locazione sfavorevole stipulato dalla M. , proprietaria dell'immobile.Il motivo di ricorso si mostra inammissibile, per piu' ragioni. In primo luogo occorre richiamare quanto osservato esaminando il secondo motivo di ricorso, in materia di modalita' di possibile contestazione del vizio di motivazione. In secondo luogo deve osservarsi che ove il ricorrente intenda contestare l'errore commesso dal giudice di merito nel non aver tenuto conto di determinate circostanze evidenziate in corso di causa, non puo' limitarsi ad elencare queste ultime, ma deve anche indicare in quali atti processuali abbia proposto le proprie contestazioni, riportando anche, eventualmente in sintesi, le formule utilizzate e non mancando di segnalare come abbia diligentemente coltivato le proprie critiche, al fine di consentire alla Corte di legittimita' di esercitare il controllo che le compete circa la tempestivita' e congruita' delle censure proposte. A tanto, pero', non ha provveduto l'odierno ricorrente. Invero l'impugnante non ha neppure segnalato dove, negli atti processuali, si rinvenga traccia degli "episodi" sfavorevoli che invoca. La Corte territoriale ha affermato che i fatti lamentati dal ricorrente per affermare l'inidoneita' dell'amministrazione di sostegno, si sono verificati prima della nomina dell'Amministratore. Diversamente, in epoca successiva alla nomina la amministrata, secondo la prospettazione del ricorrente, e' stata male assistita quando si e' procurata una grave frattura e, inoltre, non e' stato possibile, attraverso una interpretazione analogica dell'articolo 1626 c.c., conseguire la dichiarazione di invalidita' di un contratto di locazione di albergo per lei sfavorevole. La contestazione appare mal proposta, tenuto conto che l'impugnante neppure indica da quali atti del fascicolo processuale emergano questi episodi, ed il motivo di ricorso appare pertanto inammissibile, anche a prescindere dalla pur corretta osservazione del Pubblico Ministero, il quale ha rilevato, a proposito del secondo dei due "eventi" pregiudizievoli indicati dal ricorrente, che l'invocato articolo 1626 c.c., disciplina l'ipotesi di intervenuta pronuncia di interdizione dell'affittuario, e non dell'affittante.2.4. - Con il quarto motivo di ricorso, l'impugnante critica la decisione della Corte territoriale per aver fatto gravare su di lui le spese processuali. La contestazione appare fondata.L'odierno ricorrente non ha conseguito l'accoglimento della propria domanda nel presente giudizio, ma occorre in primo luogo tener conto dell'elevato rilievo morale della sua azione, avendo inteso assicurare la migliore protezione ad una sorella ed al suo patrimonio. Non puo' del resto trascurarsi, in secondo luogo, l'oggettiva complessita' del giudizio, che vede in realta' intrecciarsi gli esiti di una pluralita' di procedure.Alla luce di queste sintetiche osservazioni, e tenuto anche conto della natura della lite, questa Corte ritiene corretto disporre la integrale compensazione delle spese tra le parti, in relazione all'intero giudizio.
P.Q.M.La Corte rigetta ricorso proposto da C. , in relazione ai primi tre motivi, accoglie il quarto e, decidendo nel merito, dispone la integrale compensazione delle spese di lite tra le parti, in relazione all'intero giudizio.Dispone, ai sensi del Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n. 196, articolo 52, comma 5, che, in caso di riproduzione per la diffusione della presente decisione, le generalita' e gli altri dati identificativi delle parti e dei soggetti menzionati siano omessi.Cosi' deciso in Roma, il 30 maggio 2018.Depositato in Cancelleria il 22 agosto 2018