Diritto, procedura, esecuzione penale - Procedura penale -  Redazione P&D - 27/06/2018

Misure di sicurezza, una sentenza esplicativa in tema di competenza - Cass. pen. n. 3645/18 - C.C.

Ai sensi dell’art.86 del T.U. sugli stupefacenti lo straniero condannato per determinati reati contemplati dalla medesima legge, al ricorrere dei presupposti ed a pena espiata, deve essere espulso dallo Stato.

Tale misura di sicurezza può essere ordinata dal giudice, con un provvedimento successivo alla sentenza di condanna, in ogni tempo nei casi stabiliti dalla legge.

La relativa competenza, come chiarito nella pronuncia esaminata, è del Magistrato di sorveglianza.

Il peculiare provvedimento si sofferma, peraltro, anche sulla possibile diversa competenza a  disporre le misure di sicurezza durante il procedimento.


RITENUTO IN FATTO
1. Con il provvedimento impugnato, la Corte d'appello di Milano, in funzione di giudice dell'esecuzione, ha applicato a omissis la misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato, ai sensi dell'articolo 86 T.U. stup., ritenendo sussistente la pericolosità sociale del condannato, nonché le pene accessorie previste per legge in relazione alla sentenza del 23 gennaio 2017, irrevocabile dal 9 marzo 2017.
2. Ricorre omissis, a mezzo del difensore avv. omissis, che chiede l'annullamento dell'ordinanza impugnata, denunciando la violazione di legge, in riferimento agli articoli 86 T.U. stup., 202, 205 cod. pen., 676, 597, comma 3, cod. proc. pen., non essendo attribuita alla competenza del giudice dell'esecuzione l'applicazione, dopo il passaggio in giudicato, della misura di sicurezza.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Osserva il Collegio che il ricorso appare fondato.
Non spetta, infatti, al giudice che aveva emesso la sentenza del 23 gennaio 2017, irrevocabile dal 9 marzo 2017, con la quale non era stata disposta alcuna misura di sicurezza, la competenza a disporre, con l'impugnata ordinanza del 12 giugno 2017 l'applicazione a omissis della misura di sicurezza, dovendosi richiamare sul punto il costante orientamento di legittimità secondo il quale «la competenza del magistrato di sorveglianza ad applicare le misure di sicurezza non disposte con la sentenza irrevocabile di condanna o di proscioglimento ha carattere funzionale e, come tale, in caso di violazione è sempre rilevabile anche di ufficio ai sensi dell'art. 21, comma primo, cod. proc. pen.» (Sez. 1, Sentenza n. 3108 del 09/12/2014 dep. 2015, Cassoni, Rv. 261895).
2. Giova puntualizzare, in proposito, la distribuzione della competenza in materia di misure di sicurezza.
A norma dell'art. 312 cod. proc. pen. in relazione all'art. 279 cod. proc. pen., in sede cautelare, l'applicazione provvisoria delle misure di sicurezza nei confronti dell'infermo di mente e delle altre persone indicate nell'art. 206 cod. pen., che siano riconosciute socialmente pericolose ai sensi dell'art. 203 cod. pen., compete, su richiesta del Pubblico ministero, in qualunque stato e grado del procedimento di cognizione, al giudice che procede, quando sussistono gravi indizi di commissione del fatto e non ricorrono le condizioni previste dall'art. 273, comma 2, cod. proc. pen..
A norma dell'art. 205 cod. pen., in sede di giudizio, le misure di sicurezza sono ordinate dal giudice nella stessa sentenza di condanna o di proscioglimento, ricorrendone le condizioni specificate nell'art. 202 cod. pen.: commissione di un fatto preveduto dalla legge come reato e attuale pericolosità sociale, intesa come probabilità di commissione di nuovi fatti preveduti dalla legge come reati, da accertare, a norma dell'art. 203 cod. pen., secondo il canone dell'attualità, alla luce delle circostanze indicate nell'art. 133 cod. pen..
Una volta divenuta irrevocabile la sentenza di condanna o di proscioglimento e negli altri casi stabiliti dalla legge (dichiarazione di abitualità, professionalità o tendenza a delinquere ed estinzione della pena), la competenza a ordinare le misure di sicurezza è attribuita, in via esclusiva, al Magistrato di sorveglianza, su richiesta del Pubblico ministero o di ufficio, a norma dell'art. 679 cod. proc. pen., in relazione all'art. 205, comma 2, cod. pen..
La competenza del Magistrato di sorveglianza nei casi predetti e, segnatamente, dopo la definizione del processo di cognizione con sentenza irrevocabile, ha carattere funzionale e, come tale, in caso di violazione, è sempre rilevabile, anche di ufficio, a norma dell'art. 21, comma 1, cod. proc. pen. (sul carattere funzionale di tale competenza, tra le molte: Sez. 1, n. 6371 del 31/01/2006, Confl. comp. in proc. Brusco, Rv. 233443).
3. Nel caso di specie, omissis era stato già condannato in via definitiva, giusta sentenza della Corte d'appello di Milano del 23.1.2017, irrevocabile dal 9.3.2017, allorché la stessa Corte, quale giudice dell'esecuzione, con l'ordinanza impugnata ha applicato nei suoi confronti la misura di sicurezza dell'espulsione.
Alla data del 9.3.2017 la competenza a disporre la misura di sicurezza, non ordinata con la sentenza di condanna già divenuta irrevocabile, era del solo Magistrato di sorveglianza e la violazione di tale competenza funzionale comporta la nullità dell'ordinanza impugnata e, quindi, l'annullamento di essa senza rinvio, con la trasmissione degli atti al competente Magistrato di sorveglianza di Milano, individuato a norma dell'art. 677, comma 2, cod. proc. pen., con riguardo al luogo in cui è stata pronunciata la sentenza di condanna.
P.Q.M.
Annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata, limitatamente all'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione, e ordina la trasmissione degli atti al
Magistrato di sorveglianza di Milano.
Così deciso il 22 dicembre 2017.