Cultura, società - Cultura, società -  Maria Rita Mottola - 08/10/2017

Miti da sfatare: le fake news

In una società i cui uomini di governo ci propongono un concetto alquanto astruso, la post-verità, - che forse, se così si può dire, neppure Dio sa che cosa mai significhi, rectius, certamente Dio non lo sa perché Egli è Verità, e al massimo può conoscere le menzogne, -  in una società, andavamo dicendo, che non riconosce l’esistenza della Verità è alquanto bislacco che il potere ci metta in guardia dalle fake news (il traduttore automatico semplicemente traduce notizie false). Se poi si obietta che la negazione della Verità esclude la possibilità di distinguere appunto tra il vero e il falso, uomini e soprattutto donne di potere, affermano che dobbiamo diffidare di chi sostiene che la Terra è piatta e che i vaccini fanno male, senza però offrirci strumenti culturali, morali e ancor più etici che possano supportarci nella ricerca della Verità.

Anzi uno strumento lo hanno inventato: i soloni a pagamento, i soloni prezzolati che affermano quello che il potere pretende.

E se fosse il potere a creare le fake news? Divertente non vi pare? Il potere ci mette in guardia dalle fake news degli altri per farci credere alle sue. Vi sembra impossibile?

E allora appelliamoci alla Storia che, Magistra vitae solo se raccontata da storici non prezzolati e indipendenti dal potere, può esserci d’aiuto.

Ripetere una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità. Chi ha pronunciato secondo voi questa frase? Si adatta perfettamente a coloro che diffondo false notizie nel web, vero?

Certo, peccato che a pronunciarla sia stato il tristemente famoso, per roghi di libri e propaganda razzista, Joseph Goebbels. Esattamene lui il Ministro per la propaganda del Fuhrer. Del resto come potrebbe un regime dittatoriale convincere i propri sudditi di avere ragione, che è giusto quello che propone e chiede loro, se non mentendo?

Ma Goebbels fece di più: la prima fake news la pronunciò su se stesso. Egli nacque con una deformità congenita, il piede equino, e poi si ammalò, fino a divenire zoppo.

Come mai avrebbe potuto sostenere la superiorità della razza, la morte di coloro che erano malati, l’esclusione dalla società di invalidi senza danneggiare se stesso? Semplicemente mentendo: fece in modo che si pensasse che la sua zoppia derivasse da una ferita di guerra, millantando di aver servito lo stato nel primo conflitto mondiale.

Certo il sistema si è evoluto, usa altri metodi, ma se vuole farci credere di essere il sistema politico migliore che noi possiamo immaginare e desiderare, se vuole farci credere che la povertà sia inevitabile, che i debiti sono un delitto, che lo Stato deve esistere solo per i ricchi e divenire “snello” per i poveri, che le guerre non esistono, che l’appropriazione delle terre da parte di stati imperialisti e capitalistici (vedi Cina) e di multinazionali del Food non provochino disastri ambientali e emergenze alimentari e quindi l’emigrazione di massa, se deve farci credere che il mondo stia andando verso il progresso e che domani sarà un grande giorno ha solo una via: mentire, mettere in circolo attraverso gli organi di comunicazione – che ormai hanno perso il loro potere o meglio lo hanno svenduto – fake news.

Quale speranza abbiamo? Che il potere, per se stesso stupido e arrogante, le spari troppo grosse, che faccia esattamente quello che suggeriva ottant’anni fa il padre della propaganda, ma esagerando. E allora sarà facile gridare la frase più liberatorie di tutte: il Re è nudo.