Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Francesca Zanasi - 01/07/2019

Modalità ed effetti della divisione ereditaria: divisione transattiva e transazione divisoria

L’estinzione della comunione ereditaria avviene mediante l’istituto della divisione.

La divisione ereditaria è quello strumento giuridico propedeutico allo scioglimento della comunione ereditaria ed ha come oggetto l’intero patrimonio del defunto, rappresentato dal relictum, inclusi i crediti, al netto dei debiti. A mezzo della divisione, infatti, le porzioni ereditarie (cointestate tra gli eredi in comunione) verranno intestate in via esclusiva a ciascun erede, in proporzione alle rispettive quote (previamente determinate).

Allo strumento descritto può giungersi per via testamentaria, contrattuale o giudiziale.

La divisione avviene per testamento quando è lo stesso de cuius che, mediante l’atto testamentario, ha dettato le disposizioni per la formazione delle porzioni o ha specificamente suddiviso i beni tra i suoi eredi, formando di fatto le porzioni ereditarie.

 In assenza di testamento o nell’ipotesi in cui gli eredi legittimari siano stati lesi dalle disposizione testamentarie o ancora non siano in linea con quanto dettato dal testatore si aprono due scenari: (i) in una prima ipotesi, i coeredi giungono ad una intesa sulla suddivisione della massa ereditaria, così delineando l’intestazione delle porzioni mediante un accordo, trasfuso in un atto pubblico (necessario ai fini della trscrivibilità ad esempio di beni immobili) o in una scrittura privata autenticata e deferendone le operazioni ad un notaio ex art. 730 c.c.; (ii) in assenza di accordo, previo esperimento dell’obbligatorio procedimento di mediazione, gli eredi saranno tenuti a ricorrere all’Autorità giudiziaria, proponendo espressamente domanda di scioglimento della comunione ereditaria e di divisione della massa ereditaria che risulterà provata in giudizio. In quest’ultima ipotesi sarà il giudice, con sentenza, a predisporre un progetto divisionale ed assegnare le quote ereditarie ai coeredi.

E’ interessante focalizzare l’attenzione sulle modalità con le quali i coeredi possono pervenire ad un accordo di divisione. Tradizionalmente si può ricorrere a due diversi strumenti che hanno delle conseguenze significative per la tutela degli eredi: la divisione transattiva e la transazione divisoria.

Nella divisione transattiva i beni della massa ereditaria non vengono “trasferiti” agli eredi ma vengono attribuiti mediante assegnazione di determinati beni a un determinato soggetto, con la previsione di conguagli in denaro (anche in ipotesi di assegnazioni reciproche) qualora vi sia differenza di valore economico tra i beni o le porzioni ereditarie. Pertanto, la divisione viene tradizionalmente concepita come atto dichiarativo con efficacia retroattiva, poiché l’assegnazione di un bene ad un coerede retroagisce alla data di apertura della successione e ogni erede risulterà titolare della propria quota sin dal momento dell’apertura della successione. Pertanto, i beni in comunione saranno attribuiti all’erede designato come titolare della porzione ereditaria corrispondente, che ne diverrà l’unico proprietario effettivo e potrà godere del bene, vantandone i diritti maturati sin dalla data di apertura della successione.

La transazione divisoria, invece, è un vero e proprio contratto, con effetti costitutivi ed ha come obiettivo quello di dirimere le contestazioni circa i presupposti della divisione, con riferimento all’esistenza, titolarità ed entità dei diritti e delle quote di ciascun coerede. Altra importante differenza tra i due istituti emerge dal fatto che la transazione ha come effetto quello di prevenire contestazioni riguardo all’esecuzione e interpretazione della divisione concordata dai coeredi.

In altri termini, nell’ipotesi di transazione divisoria si è in presenza di un vero e proprio contratto, stipulato durante o dopo la divisione, con il quale tutti i coeredi, allo scopo di evitare l’insorgere di liti o per porre termine a liti già sorte si accordano sull’attribuzione delle porzioni senza procedere al calcolo di queste nelle misure corrispondenti alle quote, mentre si versa nell’ipotesi del negozio di divisione transattiva ove si riscontri nel comune intento delle parti la preminente volontà di risolvere la controversia divisionale con l’attribuzione di valori proporzionali alle quote e di sciogliere la comunione (sul punto Cass. n. 20256/2009). Pertanto, nella transazione divisoria l’elemento caratterizzante è determinato dalla reciprocità delle concessioni tra le parti e, in base a quanto espressamente previsto dall’art. 764 c.c., il contratto non sarà impugnabile con l’azione di rescissione disciplinata dall’art. 763 c.c., in forza del quale la divisione può essere rescissa quando taluno dei coeredi prova di essere stato leso oltre il quarto rispetto all’entità della quota ad esso spettante; nella divisione transattiva, invece, ciò che maggiormente rileva è la proporzionalità tra le quote e le assegnazioni: e infatti, in ipotesi di divisione, in caso di lesione oltre ¼ di una quota dei condividendi è prevista quell’apposita azione di rescissione (ex art. 763 c.c.) diversa da quella prevista in materia di contratti in generale, essendo sufficiente dare prova soltanto della lesione oggettiva subita (e non anche dello stato soggettivo di pericolo o di bisogno che potrebbe aver spinto ad assumere obbligazioni a condizioni inique) e un termine di prescrizione della relativa azione giudiziale di due anni (e non annuale come nel caso della rescissione dei contratti).

Schema riassuntivo

 

Divisione transattiva

Transazione divisoria

Oggetto

Massa ereditaria in comunione

Massa ereditaria in comunione

Impugnazione

Azione di rescissione ex art. 763 c.c

NO

Prescrizione

2 anni

NO